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Tutta brava gente di paese tranne il morto

A prima vista / di Alessandra Calanchi. - Teramo : Gaalad Edizioni, 2025. - 152 p. - (La Quercia e il Tiglio ; 28). - ISBN 979-12-80737-44-1.

di Luca Sartori - giovedì 26 giugno 2025 - 593 letture

A prima vista, anzi a prima lettura, diciamo subito che questo non è uno di quei gialli in cui il whodunnit canonico siede su un trono come un re che legifera inflessibile tutto e tutti. No, l’intento dell’autrice è ben altro, come lei stessa rimarca all’agente letterario assai pignolo nell’originale epilogo-backstage metaletterario. Porto Apollo – questa l’amena location agreste con un nome quantomeno inopportuno – non è St Mary Mead di Miss Marple, ma un paesello sperduto dell’Appennino tosco-emiliano dove la gente non gioca a bridge in salottini ovattati, né prende il tè con i cetriolini alle cinque del pomeriggio, e maggior ragione non è incline a quei misteri che richiedono elucubrazioni troppo compiaciute e a volte così raffinate da rasentare i confini del cervellotico.

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Copertina di A prima vista, di Alessandra Calanchi

È un’umanità a prima vista semplice quella di Porto Apollo, ma sotto sotto non lo è affatto. C’è in primis il professor Mangiacristiani, fiero bestemmiatore e senza Dio che avrà il merito, tutt’altro che gradito, di risolvere il caso – perché alla fine un delitto c’è, siamo pur sempre in un giallo, magari un giallino sbiadito come quello di una vecchia carta da parati, ma alla fin fine giallo a prova di daltonico. C’è la sorella che non è Miss Italia, soprannominata la Dentona. Ci sono i Diotallevi, i ricchi del paese. C’è Mino, che tira a campare con lavoretti da servo, una sorta di fool shakespeariano post-litteram che vede, sente e forse capisce tutto, una bocca della verità che però rimane sempre chiusa, perché se mai parlasse nessuno le crederebbe. C’è Porca Paia, ubriacone nonché maniaco sessuale con manie di grandezza. C’è lo scrittore autorecluso di romanzi western. E poi ci sono donnine e donnone felliniane, contadini con prole, e il pretino di campagna. Ci sono i figli dei paesani, ragazzini e ragazzine che stanno per affacciarsi all’età adulta e si godono quel che resta dell’estate – siamo a fine agosto. Infine, last but not least, c’è la figlia del romanziere western, una ragazzina detta la Castellana, probabilissimo alter ego adolescenziale dell’autrice che attinge a piene mai dal suo personale amarcord. Curiosa, avida lettrice, volitiva, gioca con i maschietti e li comanda pure a bacchetta. Sarà proprio lei a scoprire il cadavere.

Siamo a fine agosto, abbiamo detto. L’anno è il 1971. Niente internet, niente social, nessun gruppo whatsapp né millenials con lo smartphone e gli auricolari infilati nelle orecchie. Solo un juke-box in un emporio polveroso, poche automobili, pochi telefoni fissi, un’osteria fumosa, biciclette, campi, alberi e ruscelletti. Se, come si legge in un passaggio del romanzo, “faceva odore di bosco”, quest’opera fa odore di anni ’70 in un contesto DOP. Si avvertono gli aromi di un Pupi Avati prima maniera gotico-padana con le sue macchiette che ballano la mazurka del barone e del fico fiorone. C’è anche, a dire il vero, un che di Accendura lucana alla Lucio Fulci con bambole che vengono seppellite e diseppellite, una “maciara” dall’aspetto innocente che innocentemente si diletta a fare i tarocchi. Affiora un certo timido ammiccamento al cinema di genere dell’epoca, ma nulla di macabro, pesante o sanguinolento. Non si seviziano paperini né si massacrano presunti colpevoli, non c’è violenza se non off stage. Porto Apollo è quasi un personaggio collettivo, un presepe fuori stagione dove il sacro si mescola al profano. Anche la prosa, frizzante come la spuma – mix di vino e gazzosa – che si beveva in passato nelle osterie, è in linea con l’ambientazione: a volte sboccata, dissacrante, con un tocco misurato di vulgata, ben lontana dalle catene del politically correct odierno.

Ma veniamo alla conclusione. Asse filologico del giallo: delitto-indagine-soluzione. Il delitto c’è, come abbiamo già detto, ma “il morto” entra in scena solo a metà della storia. Anche l’indagine c’è, o per meglio dire ci sarebbe se non fosse confinata in un capitolo striminzito come le menti dei carabinieri del posto secondo i quali il caso va chiuso senza troppe complicazioni perché la vittima era una persona cattiva odiata da tutti. E la soluzione con annesso colpevole? Arriva anche lei, ma per bocca del professor Mangiacristiani, il quale non la dispensa come farebbe Hercule Poirot in biblioteca o nel suo studiolo art-déco, ma durante una partita di briscola in un bar campagnolo che più trash non si può. Ma attenzione: è proprio qui, nello spiegone del Mangiacristiani, che il dramma vero squarcia il tono grottesco e un po’ tragicomico. Il dramma del movente, degli antefatti che hanno portato al delitto. Inoltre, sembra quasi che questa soluzione del mistero il Mangiacristiani l’abbia tirata fuori quasi per magia, come un coniglio dal cilindro. E l’ultima domanda che si pone il lettore è: le cose sono andate davvero così? Questa soluzione è da considerarsi “vera” o è soltanto un’invenzione?


Sinossi editoriale

Siamo all’inizio degli anni Settanta, e nel bar del paese arriva il juke-box. Ma il ritrovamento di un cadavere e uno strano commercio di quadri falsi turbano la quiete instabile dei personaggi - un professore, una strega, due suore, alcuni villeggianti che buttano i rifiuti nel torrente, una bambina che seppellisce le bambole. L’indagine, inevitabile e condivisa, porta in superficie molto più di quanto appare a prima vista. A prima vista di Alessandra Calanchi si è aggiudicato una Menzione Speciale per Romanzo Inedito nell’edizione del 2024 del Festival Giallo Garda con questa motivazione: "Una scrittura leggera e a tratti umoristica accompagna il lettore nella singolare ambientazione di un borgo, tanto immaginario e quasi favolisticamente lontano nel tempo e nello spazio quanto minuziosamente e topograficamente descritto, e della galleria dei suoi caratteristici abitanti, dove a una catena di piccoli e apparentemente innocui e insignificanti misteri si sovrappone il caso di un omicidio la cui soluzione sfugge agli investigatori ufficiali, ma non a un personaggio improbabile quale indagatore classico, e tuttavia interprete della coscienza collettiva del paese e attento lettore delle sue voci e dei suoi fatti di vita".


Leggi anche: "A prima vista", il romanzo di Alessandra Calanchi / di Alessandro Castellari, Girodivite 5 dicembre 2025.



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