Tu chiamale se vuoi... rottamazioni
È stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge 22 maggio 2026, n. 88 di conversione del decreto-legge 27 marzo 2026, n. 88, recante: “Disposizioni urgenti in materia fiscale ed economica”, il cosiddetto Decreto fiscale 2026.
Come da tradizione, un governo che si rispetti deve lasciare la sua impronta indelebile sugli argomenti principali che coinvolgono i cittadini italiani, più o meno con risultanze diverse, ma che spesso lasciano risvolti così marcati da complicare nel futuro eventuali riforme "correttive".
Poco prima del referendum costituzionale dello scorso marzo, si era pensato bene di ritoccare quanto previsto dalla riforma pensionistica Fornero che ci trasciniamo ormai da tre lustri, tutti pronti ad abrogarla, ma sempre confermata se non, addirittura, appesantita.
Rassegnati all’evidenza che la strada verso l’auspicato pensionamento è ormai indirizzata ad un’età media di 70 anni, nel prossimo futuro, non restava che occuparsi della riforma fiscale ed economica. Davvero riduttiva chiamarla così, in effetti "Disposizioni urgenti in materia fiscale ed economica" assume una rilevanza diversa. Non diciamo meno invadente, ma sicuramente un modo più sofisticato per chiamarla rottamazione o condono, che dir si voglia.
Archiviato il discorso pensioni, anche se in Italia sarebbe errato l’uso del verbo "archiviare", più adatto forse quello di "accantonare", proviamo a riassumere i temi centrali di questa riforma fiscale ed economica.
Uno degli argomenti chiave della madre di tutte le riforme è da sempre quello inerente ai debiti contributivi. In parole semplici, ci stiamo riferendo al mancato rispetto dei versamenti contributivi che, già nel recente passato, hanno acceso diatribe e rivendicazioni di disparità di trattamento tra coloro regolari nei pagamenti e chi ha considerato un dovere in un più dettaglio riduttivo.
Su questa tematica, la riforma prevede una riduzione del costo delle rateizzazioni e sulla maggiorazione degli interessi da versare, riducendola dal 6% al 2%. Un provvedimento che, a detta del governo, favorirebbe l’adempimento spontaneo del contribuente oneroso.
Altro argomento di rilevanza è la questione legata alla fiscalizzazione riguardante chi produce un reddito e decide di trasferire la propria residenza dall’estero in Italia che, prima della riforma, consentiva un’agevolazione fiscale doppia, adesso non più praticabile. Un argomento spinoso e non sempre di facile comprensione. Il decreto 209/2023 prevedeva un abbattimento della base imponibile da tassare del 50%, che in alcuni casi saliva anche al 60%. I redditi prodotti all’estero e frutto di lavoro consentivano di ottenere un credito di imposta che compensava le tasse già pagate allo stato estero. In pratica, la riforma vieta il cumulo tra il regime fiscale applicato ai così detti impatriati, conosciuti come "rientro dei cervelli" e l’imposta riservata ai neo-residenti, ossia la flat tax. In ogni caso, questa riforma entrerà in vigore dal 2027, non modificando nella sostanza la situazione agevolata per coloro che hanno ritrasferito al propria residenza in Italia negli anni precedenti.
Un argomento che meriterebbe una trattazione a parte, è quello che riguarda i pagamenti operati dalla Pubblica Amministrazione nei confronti di esercenti di arti e professioni. La vecchia normativa prevedeva che in caso di pagamenti a favore delle su citate figure, in presenza di situazioni debitorie di qualsiasi importo, la PA era obbligata a versare il credito a compensazione del debito, erogando al beneficiario l’eventuale importo residuo a credito. Con la nuova legge sarà operativa solo nei casi in cui l’importo a debito del professionista sia pari o superiore a 5.000 euro.
Ci permettiamo di evidenziare il particolare che questa riforma accenderà ulteriori critiche ed esalterà disparità di trattamento in materia di fiscalizzazione e controllo, confermando l’antica teoria che differenzia le varie categorie sociali dei cittadini. Il ricorso da parte del governo alla fiducia, per votare questa nuova legge, la dice lunga sulle intenzioni di equità sociale che, spesso impropriamente, rientrano nelle dichiarazioni ufficiali dei politici.
- Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -