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Trame inglesi

A partire dal saggio "Nero di Londra" edito da Chiarelettere...

di Sergej - domenica 16 ottobre 2022 - 1810 letture

Esce da Chiarelettere “Nero di Londra”di Mario José Cereghino e Giovanni Fasanella. Breve saggio a carattere divulgativo su “The project”, il piano dei servizi segreti britannici di controllo dell’Italia all’indomani della fine della prima guerra mondiale, con il finanziamento dei Fasci italiani e di Mussolini. Sarebbero utilizzati, per questo saggio, i documenti di sir Samuel Hoare, capo del Directorate of Military Intelligence (DMI) in Italia. È una cosa che stiamo pensando e su cui abbiamo scritto da tempo: la capacità predatoria della Gran Bretagna e l’uso di tutti i mezzi per espandere il proprio dominio imperiale.

All’atto della conquista di Garibaldi (la “protezione” militare e navale, e la corruzione dei vertici militari borbonici), e poi in tutte le fasi cruciali della storia italica successiva. Sulla vicenda mussoliniana - il rampante ex socialista alla ricerca di una sua collocazione a Milano (poi tramite Sarfatti) e in ambito nazionale -: dei due Mussolini. Perché figura importante fu quella di Arnaldo Mussolini, che era quello dei due che teneva i conti e aveva più avvedutezza, l’amatissimo fratello la cui morte segnò anche il declino della fortuna politica di Mussolini. All’atto dell’assassinio di Matteotti, zittito in tempo sulla denuncia che il deputato d’area socialista era in punto di fare: sulle collusioni petrolifere del partito di Mussolini con le corporation americane e inglesi, con la collusione e la corruzione anche di appartenenti alla corte sabauda. Così che, attorno al delitto Matteotti convergono alcuni degli affari e degli ambienti di potere più loschi del Regno. E Mussolini assumendosi la responsabilità politica della vicenda si ergerà come garante per quegli ambienti, cosa di cui anche Vittorio Emanuele III dovrà prendere atto e accettare il “debito di riconoscenza” verso Mussolini (quello di cui parlerà velatamente Mussolini, anni dopo).

L’aggregazione statale chiamata Italia nasce debole e terra di scontro e d’ingerenza delle diverse realtà statali europee già ampiamente affermatesi. Francia, Gran Bretagna, Austria e poi Germania, Impero Turco, Russia... [1] La classe politica italiana, frammentata e familistica, si è barcamenata anche tra queste trame, oltre che con "affari" e interessi che quelle relazioni permettevano. Dopo il 1945 la vecchia e la nuova classe politica italiana non ha fatto che continuare a barcamenarsi in questo "mondo difficile" (come cantava Carotone): strategia della tensione compresa, e tangentopoli annessa - anche qui i servizi segreti inglesi e statunitensi hanno avuto un loro ruolo (si pensi all’uccisione di Moro e poi alla "vendetta" politica fatta nei confronti di Craxi) -. Non serve gridare allo scandalo, né pensare che "allora è tutta una trama" o che tutto quello che avviene è perché "dietro" c’è un qualche Grande Vecchio o un Grande Complotto. Ci sono, ma fa parte del "gioco", che è anche più complesso della semplificazione complottistica.

Ma guardiamo anche ad oggi, oltre l’Italia, il ruolo che la Gran Bretagna ha nella frantumazione dell’Europa e dell’economia tedesca; il suo ruolo nella guerra in Ucraina, e come "consigliere" nella politica imperiale statunitense in Asia (dopo la perdita di Hong Kong).

Oggi che pian piano ci distacchiamo - con sussulti e contorsioni - dalla “storia bella e rinascimentale” della narrazione dominante, e vediamo in controluce fatti e misfatti (si pensi alle ricostruzioni di Del Bocca, ultimo rappresentante ma di destra di una controstoria italiana che è nata nel momento stesso in cui “si faceva l’Italia” e la sinistra veniva messa da parte e l’unica cosa che poteva fare era lasciare memoriali e tramandare la complessità dei tempi che aveva vissuto e in cui era stata sconfitta) non ha molto senso continuare a gridare, fintamente scandalizzati, sulla caduta dei miti e della “favole belle” - finti strilli per chi intende usare pro domo propria quelle “rivelazioni” su fatti antichi, nella propaganda attuale -. Una “storia moralistica” è una storia che sostituisce nuove censure a vecchie censure. Una “storia amoralistica” (si pensi a quanto scriveva Croce all’inizio della sua storia d’Italia, proprio nella consapevolezza della debolezza morale di quelle classi “liberali” in cui lui si riconosceva) può edulcorare e costruire favole per fanciulli, non certo preparare i cittadini a essere soggetti senzienti nella storia che comunque siamo chiamati a vivere. Avere il coraggio di guardare in faccia la realtà, soprattutto i nostri limiti umani, le nostre pochezze e quella storia che nonostante queste pochezze viene a delinearsi - volenti o nolenti i singoli o le collettività -. Lo sguardo dovrebbe sempre avere il coraggio di “guardare oltre” e “guardare lontano” senza dimenticare nulla.

Nota finale. Sul libro non c’è molto da aggiungere. I divulgatori che sono infervorati a voler svelare chissà quali cose segrete e nascoste non è che mi piacciano granché. Nella prima parte, in cui riprende un vecchio pamphlet (stampato anche in italia nel 1946 e che è servito per alimentare la visione filo-fascista dell’epoca poi tramandata fino ai nostri giorni senza più sostanziali cambiamenti) non c’è nulla di nuovo [2]. Non mi sembra persuasiva l’attribuzione del nome in codice di The Count a Mussolini (mentre The Doctor per Resnati, questo è probabile; ho tra l’altro controllato su De Felice e il nome di Resnati non l’ho trovato - il che può anche essere una cosa positiva), al limite Arnaldo Mussolini ma Benito lui era più il tipo del front-man e non del dietro-le-quinte. Un qualche interesse le carte sviscerate del fondo Hoara, poi il resto - nonostante l’acribia di Cereghino che a volte ripete e a volte si arrampica un po’ troppo nell’enfasi - rientra nel già conosciuto. Hoara sembra uno che si vanta spesso più del dovuto (da anziano) e oltre la realtà di quello che aveva realmente tra le mani (da giovane, davanti ai suoi superiori, da cui doveva giustificare le somme impegnate). Il mistero della borsa di Matteotti si aggiunge ai tanti oggetti catalizzatori di mistero della storia nera italiana: dal memoriale di Moro all’agenda rossa di Borsellino.


[1] Il bellissimo libro di Valentine Lomellini, "Il lodo Moro : Terrorismo e ragion di Stato 1969-1986. - Laterza, 2022. -, dà conto dei rapporti tra Italia e paesi mediorientali: Paesi islamici e Israele. È quella "diplomazia della terza via" perseguita a volte ambiguamente quando, negli anni Settanta e Ottanta, l’Italia ebbe un barlume di politica internazionale all’interno della NATO ma anche con la tentazione di proteggere propri interessi economici e la "coesistenza pacifica" con regioni in guerra permanente. Una politica che ha assicurato il non coinvolgimento dell’Italia nelle stragi che hanno conosciuto in quegli anni altri Paesi europei; nello stesso tempo l’Italia è divenuta terra di conflitto tra Palestinesi e servizi segreti israeliani. La strage al templio israelita di Roma è l’apice di una guerra tra servizi segreti... cfr: Roma 1982 : Non ci fu solo l’attentato alla Sinagoga.

[2] Un inglese difende Mussolini / Cassius. - Milano : Edizioni Riunite, 1946. - ediz. orig. inglese 1943. Cassius era lo pseudonimo usato dal giornalista Michael Foot. Può essere interessante notare come nel 1943 tra le accuse contro Mussolini nulla viene detto delle leggi razziali e delle persecuzioni contro gli ebrei.


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