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Tra l’immunità di gregge e l’imbecillità di gregge

In Italia è giusto che per arrestare il contagio si sia respinto il modello dell’immunità di gregge, purtroppo lo si sta sostituendo con quello dell’imbecillità di gregge, cioè di arrestarlo con le mani sterilizzate e le bocche tappate da una mascherina.

di Gaetano Sgalambro - giovedì 26 marzo 2020 - 1690 letture

Oggi tutti ci dicono che non abbiamo alcuno strumento terapeutico per attaccare direttamente il virus SARS-COV2 e che il suo incubatore è l’uomo, dal quale, potremmo dire “bocca a bocca”, si propaga all’altro e così via. Il bocca a bocca sta a semplificare la modalità di contagio interumano del virus: vola entro le goccioline di Flugge, che si emettono sempre nel parlare, dalla bocca di un uomo alla bocca o al naso di altri con i quali parla. Oppure cadono a terra per inattivarsi quando la gocciolina evapora.

Rebus sic stantibus, secondo me, per porre un serio impedimento alla diffusione dell’epidemia si dovrebbero attuare le seguenti misure fondamentali: 1-individuare gli ammalati, ospedalizzarli per l’adeguato trattamento e raccoglierne l’anamnesi circa le circostanze dell’avvenuto contagio; 2-imporre a tutti i cittadini (a chi parla e a chi ascolta) di portare a permanenza (anche intramoenia) mascherine riciclabili che siano idonee a trattenere i virus e non solo i batteri, come avviene per le note mascherine chirurgiche (verrebbe così chiusa la via di trasmissione del virus); 3-imporre a tutti i cittadini di disinfettarsi accuratamente le mani quando entrano in un locale pubblico (per evitare il possibile contagio indiretto); 4-eseguire tamponi random negli ambienti vissuti dai pazienti manifesti, per poterne individuare quanti più altri possibili, magari asintomatici, per prevenirne i sintomi maggiori e per isolarli.

E’ chiaro che alle autorità di quei disgraziati paesi, che si trovano privi di idonee mascherine, non resta altro che emanare il decreto marziale di tagliare la lingua a tutti i cittadini sani e le mani, se carenti anche di disinfettanti. Speriamo che da noi non si arrivi a tanto. In Italia è giusto che per arrestare il contagio si sia respinto il modello dell’immunità di gregge, purtroppo lo si sta sostituendo con quello dell’imbecillità di gregge, cioè di arrestarlo con le mani sterilizzate e le bocche tappate da una mascherina. Per non dire che la soluzione non sta nel numero di tamponi da usare, come in tanti credono e fanno credere, e che perciò ne reclamano a gran voce la fornitura al papà-Stato. Sta nell’intelligenza di saperli usare statisticamente e ancor prima di saperli produrre. E dire che siamo il secondo paese manifatturiero dell’Europa. Per giunta esperti nell’ingegnerizzazione di tessuti tecnici per la moda e gli sport. spinti. E allora perché non si sono date alle capaci industrie tessili le opportune indicazioni per la produzione specializzata di mascherine e di tamponi ? Invece di finanziarne la produzione nei sottoscala? Invero, in Italia i tamponi sono utilizzati per scopi diagnostici, solamente secondo il criterio clinico: individuare gli ammalati e curarli. Cosa santa, ma finita lì. Resta così completamente scoperto il versante del contenimento epidemiologico.

Politici, intellettuali e stampa non hanno capito che il buon controllo del contagio ottenuto col modello cinese e sudcoreano non stava nel numero dei tamponi impiegati, ma nel numero delle informazioni che potevano trarre dalle meticolose indagini epidemiologiche condotte su ogni singolo paziente, che poi trasferivano a un data base relazionale, per una super analisi delle vie di diffusione del contagio. Dalla cui conoscenza partivano i successivi piani statistici di esplorazione diagnostica. A noi l’anamnesi serve tuttora per rintracciare l’inesistente paziente... “Uno”. Per non dire che abbiamo perso anche l’occasione buona di affidarne la ricerca a “Chi l’ha visto?


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