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Tra i residui di un’epoca che ha segnato la storia

Durante l’allora governo Craxi il passaggio dalla città operaia a quella che produce, investe e si diverte, era lampante: un modello che si è poi impersonificato nella figura di Silvio Berlusconi...

di Silvia Zambrini - sabato 24 giugno 2023 - 1372 letture

Negli anni ’80 a Milano di “berlusconismo” non si parlava nonostante già esistessero Milano 2 e le prime TV private. Durante l’allora governo Craxi il passaggio dalla città operaia a quella che produce, investe e si diverte, era lampante: un modello che si è poi impersonificato nella figura di Silvio Berlusconi imprenditore passato alla scena politica nei primi anni ’90 fino alla sua recente scomparsa. In questi stessi anni la legge Mammì, istituzionalizzando le emittenti private ne provocava la proliferazione su tutto il territorio.

Tutto ciò non poteva non causare un impoverimento della comunicazione attraverso l’ovvietà e la forza del messaggio pubblicitario attraverso le reti private e nazionali (nonostante queste ultime richiedano il pagamento del canone); col picco sonoro di introduzione, gli slogan e le canzoncine che si stampano nella memoria.

Sorrisi smaglianti, voci squillanti, abiti striminziti accomunano un po’ tutte le televisioni assieme a una spettacolarizzazione degli stessi dibattiti politici già da allora incentrati sulla propaganda: annunciando platealmente, promettendo accoratamente come secondo le strategie di marketing.

L’assenza di una legge contro il conflitto di interessi mai avvenuta nonostante le alternanze di governo, il rimbalzo di conduttori televisivi tra Mediaset e RAI sono anch’essi tra i motivi per cui certi confini, dal punto di vista della comunicazione, si sono smussati.

La prima “scesa in campo” di Berlusconi aveva preoccupato molti, non solo perché avrebbe governato chi non la pensava come loro ma perché sarebbero cambiati gli scenari, i modelli culturali e di fatto, negli anni a seguire si è assistito a un calo di stile specie nei confronti delle donne con spettacoli volgari, battute infelici da parte di chi in quel momento rappresentava le istituzioni; con i più giovani che crescevano in una dimensione fittizia di ambienti in cui l’immagine è protagonista.

Nel frattempo il progresso tecnologico proseguiva per suo conto e la televisione è ormai un mezzo di intrattenimento per anziani, insignificante rispetto alle potenzialità interattive della rete, con le distanze che si annullano ma anche gli svantaggi di situazioni che sfuggono drammaticamente al controllo. Ora si parla di prevenzione ma è difficile quando la scuola ha perso ogni autorevolezza e, da un uso improprio dei blogger, dipendono anche gli adulti. Qualche volta in questi anni, mentre i fondatori delle TV private facevano studiare ai figli la musica classica e li accompagnavano ai musei, si è cercato di richiamare a certi valori attraverso movimenti di opinione che intimavano a non temere la cultura, ad abbracciarla anziché disprezzarla apertamente, ma che non sono stati ascoltati da chi aveva le leve di comando (indipendentemente dagli orientamenti politici). A questo scadimento si sarebbe arrivati anche con solo le emittenti pubbliche?

Milano da bere

Probabilmente sì ma non si può sottovalutare l’influenza sociale che le televisioni commerciali hanno avuto in termini di machismo, superficialità, elogio della banalità. Inizialmente il "craxismo”, in seguito il “berlusconismo” avevano diffuso mentalità e modi vivere senza pensare troppo alle conseguenze: si veniva dalla strategia della tensione, dagli anni bui del terrorismo. La voglia di uscire dal grigiore aveva aperto a un mondo più frivolo senza incontrare particolari ostacoli seppure in un Paese di radicate istituzioni religiose come il nostro. Il ritmo impulsivo dell’emittente che si autofinanzia è quello che ha inciso sulle persone ancor prima dei contenuti: lo spot deve convincere in pochi istanti su ognuna delle infinite marche di acque minerali, integratori alimentari, prodotti in continuo aumento sul mercato per rispondere a bisogni reali e indotti. E la gente imita: senza ascoltare, interrompendo così come fa quella voce registrata che ovunque è presente. È questa un’eredità dell’epoca “berlusconiana” che probabilmente non passerà alla storia ma che nemmeno andrebbe sottovalutata specie quando si parla di senso civico che andrebbe ripristinato, di educazione al rispetto per il prossimo. Il torpore mediatico avanza e così la sordità sociale verso ciò che è reale: noncuranza e indifferenza provengono anche da questo. Tra i residui di un’epoca che ha segnato la storia.


Questo articolo è pubblicato anche da Fana.one.



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