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Tra Gaber e De Gregori...

Scusate se parlo di ... calcio. Parafrasando Gaber si potrebbe cominciare così. Tante emergenze, vere e in qualche caso presunte, sono d’attualità. E pensiamo al calcio. Scusate, quindi, se parlo di calcio.
di Alessio Di Florio - venerdì 5 settembre 2008 - 1750 letture

Se gli occhi sono lo specchio dell’anima il calcio lo è della società italiana. Nulla appassiona, divide, unisce, infiamma come lo sport sul campo verde.

Mercoledì di metà agosto, la Nazionale si esibisce in un’amichevole. Torna Lippi, il condottiero Campione del Mondo. Spettacolo a reti unificate(nell’articolo solo Spettacolo). I quotidiani del mattino, la RAI che trasmette la diretta, i vari bar sport sulle emittenti locali, sono una voce sola. E’ tornato Lippi e, come il migliore dei taumaturghi, ha già rivoluzionato tutto. Il suo tocco magico ha dato una scossa a tutto l’ambiente, in allenamento si vedono passione, grinta e determinazione come mancavano da tempo(magari casualmente un paio d’anni). E poi, finalmente, si punterà su un gruppo. Solido, affiato, vincente, quello di Euro2006. L’Italia ai piedi del Marcello, novello Mosé che guida l’attraversamento del mare del calcio mondiale. Gaber cantò di Maria, la Madre di Gesù. Noi di Marcello da Viareggio. Entrambi santi a furor di popolo ...

Passa poco più di mezz’ora di gioco, lo scenario è totalmente diverso. La nazionale è sotto di due gol e lo Spettacolo cambia musica. Dal gregoriano si passa all’invettiva: Lippi bollito, Lippi ha sbagliato tutto, Lippi non ci sta capendo nulla, non doveva puntare sul gruppo di due anni fa. Raffinate analisi psicologiche si abbinano ad altre di ogni foggia. Non un solo attore dello Spettacolo ma quasi tutti identificano l’errore più grosso nell’aver scelto di convocare e schierare De Rossi, il centrocampista della Roma. Due giorni prima è morto il presidente del club Franco Sensi, al suo posto doveva giocare Aquilani. Ora, al di là del fatto che nessuno è autorizzato a speculare sui sentimenti altrui(cosa ne sappiamo se Lippi ha chiesto a De Rossi se si sentiva di giocare?), Sensi non era anche il presidente di Aquilani?

Passa un’altra ora di gioco, due errori del portiere austriaco portano al pareggio. Un buon Lippi, discreta sgambatura, siamo ad Agosto, non ci potevamo aspettare di più. Lo Spettacolo ha già cambiato melodia ...

Due ore, poco più, di delirio mediatico. Su cui riflettere e pensare. Tutti la pensavano nella stessa maniera, tutti automaticamente uguali. Impossibile che si potesse consultare istantaneamente eppure le stesse parole, gli stessi giudizi, le stesse ... cazzate. Nessuna divergenza. Un pallone agostano che narra mesi e mesi. Popper trent’anni fa già ammoniva, con la televisione non è possibile la democrazia. E così è stato. Come è possibile contrastare il tribunale per eccellenza, che condanna ed esalta, che crea emergenze e le declama con la grancassa. La Tv lancia, i giornali riprendono. E il giorno dopo nei bar, nelle piazze, negli uffici, non si parla d’altro e il giudizio, la condanna, è univoca, eterodiretta dai media.

Da decenni in alcune zone d’Italia il giorno del diciottesimo compleanno del figlio il padre gli paga una serata con una prostituta. Sono gli stessi perbenisti che oggi, guidati dallo Spettacolo, lanciano la caccia alla prostituta pericolo e nemico pubblico per eccellenza. A Parma una ragazza è stata sbattuta in una cella, piangente, seminuda, sporca, terrorizzata, vittima di immani violenze. E’ rimasta tutta la notte in queste condizioni. Nessun sussulto di umanità, nessun fremito di sdegno. Lo Spettacolo ovatta tutto, condiziona e smorza qualsiasi pietà umana. La concentrazione mediatica è ormai uniformità di pensiero, ideologico schierarsi, stampino della mente, tutti intruppati dietro il Matrix che avanza.

Ma ... scusate se parlo ancora di sport. Perché il delirio di mezzo agosto è specchio seriamente dell’Italia di oggi. L’abbiamo visto alle recenti Olimpiadi. Abbiamo totalmente dimenticato l’umiltà, il confronto, dobbiamo essere prepotentemente e arrogantemente primi. Ogni medaglia mancata si è gridato al complotto, all’errore altrui, al furto. E’ il modello dei media e dei potenti: bello, forte, vincente. Non c’è spazio per altri oltre noi. Perché non riusciamo a pensare ad un confronto, a pensare che ci siano altri. E quindi siamo i migliori a prescindere. E’ l’Italia frutto del business, del capitalismo. Spietata e disumana.

Sole sul tetto dei palazzi in costruzione, sole che batte sul campo di pallone e terra e polvere che tira vento e poi magari piove.

cantava De Gregori. Tornare ai campetti di periferia. Sull’asfalto di una strada polverosa dove il cuoio spesso diventa una lattina. E il fischio finale l’urlo delle madri che chiamavano per la cena.

Nino cammina che sembra un uomo, con le scarpette di gomma dura, dodici anni e il cuore pieno di paura.

Tutti uguali. Tutti bravi e tutti vincenti. Perché l’importante è divertirsi, è stare in compagnia, è giocare rincorrendo la sfera. C’era il mito del ragazzo grande, di ’quello che sa giocare a palla’. Ma anche il più piccolino è importante e può diventare il campione della giornata.

Ma Nino non aver paura a sbagliare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore, un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia.

Basta una parata, un tocco di palla. E sei l’eroe di giornata. Del Piero davanti al portiere, un superbo tocco di palla. Una carezza al cuoio e via, il pallone prende il volo. Volteggia a mezz’aria come una farfalla disegnando magiche parabole nel cielo. E’ un attimo, una scarica di adrenalina. Fuori, non è gol. Ma per un attimo abbiamo visto un lampo di magia, l’essenza della poesia nel calcio. Il sogno affidato alla piccola sfera bianca, da accarezzare con la tenerezza di un innamorato o da colpire con la violenza di un temporale. Ma per i sogni e i sentimenti non c’è spazio...

Prese un pallone che sembrava stregato, accanto al piede rimaneva incollato, entrò nell’area, tirò senza guardare ed il portiere lo fece passare.

Cross dal lato, uscita del portiere. Un pugno sbagliato ed è autogol. Il coraggio, l’incoscienza, la voglia di scampare il pericolo. Ma l’imprevedibile è in agguato ed il pallone inganna. Hai dato tutto quello che potevi, hai buttato il cuore dentro il pallone. Ti rialzi dalla polvere, un attimo di rabbia e si ricomincia. Alla prossima ci sarà il riscatto. Giù il cappello davanti al campione. Al coraggio, all’altruismo, alla voglia di non mollare. Da questi particolari si giudica un giocatore. Ed un uomo ...


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