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Totem e tv

L’Europa è uno spot, è uno slogan a cui credere sulla parola, mentre i fatti la smentiscono.

di Salvatore A. Bravo - sabato 16 maggio 2026 - 508 letture

Nelle città, mentre si passeggia, tra sciami di turisti e spazi pubblici privatizzati da tavolini da bar e ristoranti e quindi nel paesaggio urbano reso invivibile dalla calca e dalle “private mangiatoie” si può notare che nei residui spazi “ancora liberi” dai tentacoli del capitale si ergono dei totem mediatici nei quali in modo indefesso e a ciclo continuo “i viandanti del capitale” possono assistere a brevi spot finanziati dall’Europa.

L’Europa unita è generosa nell’inondare le città di spot inneggianti all’orgoglio europeo, poiché solo in Europa regnano le libertà, per cui i cittadini che negli ultimi decenni hanno vissuto il contrarsi dei più elementari diritti sociali, l’impoverimento materiale e spirituale devono essere informati del fatto che vivono nel “migliore dei mondi possibili e pensabili”.

L’Europa è uno spot, è uno slogan a cui credere sulla parola, mentre i fatti la smentiscono. Dunque i popoli possono solo ringraziare di essere nati nella parte giusta del mondo, pertanto la si smetta con le critiche e con i complottismi, l’Europa è unica e irripetibile. Lo spot va in onda in modo continuo poiché ben si sa che “le menzogne” hanno una loro interna logica, se ripetute in modo instancabile finiscono col convincere i sudditi “che la menzogna è verità”. In entrambi gli spot protagonista è una giovane donna. La parità di genere non è rispettata.

Se ci fossero stati in entrambi gli spot come protagonisti gli uomini si sarebbe urlato al patriarcato, ma nella libera Europa gli uomini devono solo tacere e accettare il nuovo suprematismo di genere. Nel primo spot una giovane donna dal passo sicuro c procede in avanti, sembra marciare, è a capo di un gruppo umano di uomini e donne che fa da sfondo. Il capo che marcia pubblicizza l’Europa. L’Europa dei capi e dei leader è tra di noi. Le parole dello slogan campeggiano sulla giovane donna:

Espressione libera. Proteggiamo ciò che conta

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Espressione libera, foto di Salvatore A Bravo

Nel secondo spot la protagonista solitaria è una donna vestita da manager, mascolina nel vestiario, è una giornalista che difende la libertà di parola, non a caso lo slogan si impone sull’immagine spigolosa del vestiario:

Stampa libera. Proteggiamo ciò che conta

Il caso Romania dimostra in modo lapalissiano che si è liberi di avere l’opinione delle oligarchie. Se un popolo osa divergere dal politicamente corretto è punito con l’abolizione delle elezioni e con la vittoria del leader e del partito gradito alle plutocrazie. Nel regno delle libertà deve trionfare una sola opinione il resto è mancia.

Che dire… il progetto politico europeo ridotto a spot mostra la verità dell’Europa: merce da vendere per lauti guadagni di pochissimi e rovina per molti. La politica con la “p” maiuscola non è un prodotto e non può essere ridotta a spot. La politica è confronto plurale, argomentazione, incontro-scontro fra prospettive, quando parla a voce unica e, specialmente, riproduce la “realtà” che essa stessa ha fondato è solo un oscillare tra tautologia ideologica e mercificazione.

Riguardo la stampa libera è sufficiente ricordare la posizione dell’Italia nella classifica relativa “56” i commenti sono inutili. Nella libera Europa la libertà si misura solo ed esclusivamente sulla deregolamentazione dei mercati nei quali i lavoratori soccombono tra pressioni e minacce. Le statistiche riportano un aumento in Italia dei certificati medici del 2,5% nel 2025 a cui il governo italiano risponde con un inasprimento dei controlli sui lavoratori e sui medici che li rilasciano.

A nessuno viene in mente, e non sarebbe difficile, che forse l’aumento dei certificati medici è dovuto all’innaturale allungamento della vita lavorativa, per cui si invecchia sul lavoro e ci si ammala sul lavoro. Sul lavoro tra stipendi bassi e sorveglianza si vive male e ci si ammala nel corpo e nella mente. L’Europa delle libertà tace, perché difende solo la libertà delle oligarchie e dei mercati. In Italia nel 2025 sono morti sul lavoro 1093 lavoratori (in gran parte uomini). L’Europa delle libertà non è credibile per chiunque viva la vita reale.

La libertà con gli spot nel chiasso delle città ricorda il più distopico totalitarismo dell’immagine il quale deve imprimersi nello sguardo del suddito con l’immagine e con il linguaggio ridotto a slogan indiscutibile per poi diventare consenso inconsapevole. La libertà politica è parola e comunicazione, ovvero è mettere in comune le opinioni, per fondare il nuovo. Gli spot a voce unica sono la manifestazione più evidente “della illiberale Europa” nella quale è il denaro a stabilire il livello di libertà dei singoli.

Trattasi di libertà del comprare e del consumare e non certo della libertà politica e spirituale la quale oggi è sconosciuta ad un intero continente unito solo dal mercato e nel quale gli esseri umani sono solo “consumatori senza prospettiva”, mentre l’economia di guerra e della produzione di armi si delinea come la prospettiva europea e dove le armi sono protagoniste la libertà declina e soccombe.

Nel 2024 si sono spesi in Europa 343 miliardi di euro per le armi , con un aumento del 19% rispetto al 2023. L’Europa che si arma non può essere soggetto politico capace di mediare nelle crisi internazionali, ma è essa stessa fonte di guerra. La libertà armata sembra essere il “futuro europeo” e forse questo giustifica “il fare autoritario e impositivo” delle protagoniste. Non resta che “lavorare” per tempi migliori e semplicemente “più umani e più veri”. La democrazia è parola che trascende i suprematismi di ogni genere e questo sembra ormai dimenticato nell’Europa dei soli mercati.  

L’Europa “monogenere” non può che essere distante sideralmente dai processi democratici. La democrazia è dialettica della complementarità nella quale le differenze si incontrano e scontrano senza gerarchie, capi e capetti, si assiste, invece, al completarsi di un ordine gerarchico simile a quello dei bar e dei ristoranti con i loro tavolini in cui chi siede comanda e chi sta in piedi obbedisce.

Alzarsi in piedi significa congedarsi da tali logiche che infestano le nostre menti in un delirio epico di protagonismo che impedisce al nuovo di nascere, mentre il vecchio declina tra eccessi e menzogne degli ultimi tempi.


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