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Torino: il processo contro gli studenti

Processo a Torino agli studenti per i fatti del 13 e 14 gennaio 2020. Un articolo di Fabrizio Maffioletti (Pressenza)

di Redazione - domenica 18 settembre 2022 - 925 letture

Il 15 settembre 2022 si è svolta un’udienza del processo agli studenti convolti nei fatti avvenuti in prevalenza al Campus universitario Einaudi.

Le vicende giudiziarie che vedono coinvolti gli studenti sono entrati nella polemica pubblica, siamo stati in parte presenti ai fatti. Motivi per i quali abbiamo deciso di seguire il processo.

Occorre innanzitutto contestualizzare i fatti: Eric Gobetti, che comincia a rendere pubblici i suoi studi sulle foibe che usciranno l’anno dopo nel libro “E allora le foibe?”, diventa protagonista – e vittima di attacchi – di un’aspra polemica pubblica sulla quale le destre hanno sistematicamente gettato benzina sul fuoco, polemica nella quale è entrata, a pieno titolo, anche l’ANPI. Avvengono, pochi giorni prima dei fatti a processo, episodi di antisemitismo.

il 13 gennaio 2020 si tiene un seminario sulle foibe i cui relatori erano Moni Ovadia e Stojan Spetič. Il seminario si tiene in un’aula del Campus Einaudi, sotto l’egida quindi dell’Università di Torino. Proprio in quella giornata gli studenti del FUAN (Fronte universitario d’azione nazionale) decidono di volantinare all’interno del campus – l’intento è chiaro – contro il seminario. A quel punto escono dalle aule gli studenti antifascisti del CUA (Collettivo universitario Autonomo) che decidono di contromanifestare.

A fronte di quella situazione vengono effettuati degli arresti che avvengono durante la manifestazione e, aspetto dal punto di vista simbolico non trascurabile, sul suolo universitario. Gli arrestati sono tutti del CUA.

A quel punto, Sciretti, Presidente di EDISU, ed esponente della Lega, contribuisce a gettare ancor più benzina sul fuoco con dichiarazioni a caldo a seguito dei fatti. Motivo per il quale i manifestanti antifascisti escono dal campus e continuano a manifestare in Rettorato.

Abbiamo seguito l’udienza per tutta la mattinata fino alla prima pausa decisa dal Giudice. I capi d’imputazione sono, in sostanza, attinenti agli scontri avvenuti con le FFOO e ai fatti dell’aula del FUAN (imbrattamento dei muri e sottrazione di oggetti).

Il PM ha fatto una ricostruzione dei fatti interrogando una persona delle FFOO sul banco dei testimoni con l’ausilio delle consuete riprese effettuate dagli agenti.

La ricostruzione comprende gli episodi del 13 gennaio al Campus, la manifestazione in Rettorato, e fatti avvenuti all’interno dell’aula concessa dall’Univesità al FUAN ai fini dell’attività politica studentesca, in questo caso con l’ausilio di riprese effettuate da un operatore de “La Stampa”. L’arco temporale va dal 13 al 14 gennaio.

Per avare una situazione più chiara e d’insieme occorrerà continuare a seguire la fase dibattimentale, tuttavia nel corso dell’udienza un aspetto ha destato l’attenzione.

Durante la ricostruzione dei fatti, viene fatta vedere nel filmato una ragazza con una bottiglietta d’acqua di marca, di colore blu, che lancia del “liquido”, tale viene definito dalla persona chiamata a testimoniare, dal primo piano della palazzina del Campus dove il FUAN stava manifestando. Da fotografo e videomaker guardando il filmato ho avuto la netta impressione che si trattasse di semplice acqua. L’episodio all’interno del filmato dura meno di due secondi.

Durante il controinterrogatorio della difesa il teste ha parlato di “acqua” per poi immediatamente interrompersi e correggere la dichiarazione dicendo che si trattava di liquido di natura (al teste stesso) sconosciuta.

La cosa in tutta franchezza desta alcuni interrogativi – benché occorra verificare nel proseguo del dibattimento – su rilevanza e criteri con i quali taluni fatti vengono portati a processo. Inoltre sarebbe, sempre in tutta franchezza, piuttosto inquietante il fatto che un liquido sospetto non fosse stato oggetto di analisi forense finalizzata a determinarne la natura. Natura che a quel punto sarebbe stata chiara alla persona informata sui fatti (ed indagini successive) che stava testimoniando e che sarebbe verosimilmente stata citata come rilevante nella ricostruzione.

Per inciso: il sistema audio dell’aula in cui si è svolta l’udienza funziona in modo, per usare un eufemismo, imbarazzante.


L’articolo di Fabrizio Maffioletti è stato pubblicato su Pressenza.



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