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Toponomastica

Il 19 luglio di 13 anni fa Paolo Borsellino saltava in aria insieme agli uomini della sua scorta in Via D’Amelio, a Palermo...
di Lorenzo Misuraca - martedì 19 luglio 2005 - 3957 letture

Questa volta uso Alive solo per ricordare di ricordare: il 19 luglio di 13 anni fa Paolo Borsellino saltava in aria insieme agli uomini della sua scorta in Via D’Amelio, a Palermo.

A distanza di tutti questi anni -secoli?- non servono i minuti di silenzio. Basterebbe che ognuno ricordasse dov’era e ch faceva quando ha saputo la notizia...e come si è sentito.

Io ero nella casa di mare dei miei nonni e mi preparavo per andare in spiaggia. Ho pensato, come tante altre persone, che era tutto finito.

Non era finito, sebbene siamo tornati ad avere paura: ci stiamo solo riorganizzando, tra un po’ finiremo di contarci e metteremo a frutto l’energia troppo a lungo trattenuta (qualcuno ha già cominciato).

Spenderci -chi più chi meno- per la Sicilia è il minimo che possiamo fare per scacciare via l’insopportabile impressione che Paolo e Giovanni siano morti solo per diventare targhe di marmo sui muri di strade e di piazze...toponomastica.


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21 luglio 2005

hai ragione, non è tutto finito, ci sono molte altre persone con le palle che cercano di arginare questa merda di mafia. Uno a caso Piero grassi.... un mito.
    Contributo privato
    11 settembre 2005, di : Paola

    Anche io ero da mia nonna, barricate dentro per il caldo afoso a mangiare granita di mandorla. All’improvviso la notizia, il terrore che l’Italia, la Sicilia, Palermo fossero i posti più insicuri al mondo. Cercare di spiegare a mia nonna, con parole semplici, chi fosse Borsellino, Falcone, che avevano ucciso poco tempo prima. Non ero tanto informata allora. Oggi via D’Amelio è una strada qualunque che si rianima ogni anno. La vita quotidiana prevale sulla storia. La ricorrenza è un atto dovuto, essenziale. Per me è partecipare in prima persona alla rievocazione, alla eco di tutti quei frammenti di carne umana, lamiere, muri che saltarono in alto, nel cielo di Palermo. Un lavoro, un dovere, una missione, affinchè tutti quelli impegnati nella sicurezza e nella tutela di quanti lavorano per la pace, la civiltà, contro gli abusi di potere di qualsiasi natura, possano essere acclamati da vivi e non da morti.
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20 settembre 2005

Non ricordo dove ero il giorno che venne ucciso Falcone, ma ricordo che quando fu ucciso Borsellino stavo festeggiando con qualche giorno di ritardo il mio diciottesimo compleanno con i miei genitori, cugini e zii. Ricordo che passammo in silenzio un sacco di tempo alla televisione. Ho meglio in mente l’attentato a via dei Georgofili: facevo una scuola d’arte e abitando a Siena sentii la cosa particolarmente vicina. Ricordo di essermi incontrata al mattino successivo al bar davanti la scuola con le mie compagne e di aver parlato a lungo con loro prima di entrare in classe. Ricordo la tristezza e la difficoltà a capire. Non so se allora avessi veramente percepito l’importanza di ciò che stava accadendo. Oggi, dopo aver conosciuto molti siciliani e la Sicilia so che quello fu un momento fondamentale nella lotta alla mafia, un momento importante della storia d’Italia. Ora penso al coraggio di chi ha combattutto l’ingiustizia in nome di valori più alti, lottando più che contro le singole persone, contro la mancanza dello stato, o contro uno stato mafioso, contro la mentalità siciliana e italiana e per questo anche contro se stessi. Oggi le storie di Falcone e Borsellino, di Peppino Impastato e di tanti come loro sono un qualcosa che non riesce mai a farmi trattenere le lacrime. Il loro coraggio e la loro fiducia in un mondo diverso, anche quando tutto sembrava non poter andare nel verso giusto, guidano oggi molte delle mie azioni. Annalisa