Tinta ’dà facci chi si ‘ncontra cu ‘nnautra facci

È da compatire quella persona che è costretta a rivolgersi ad altra persona per chiedere un favore

di Deborah A. Simoncini - sabato 2 luglio 2022 - 2399 letture

Clang-clang-clang, i passi di Giuseppi vibravano decisi, sembrava avesse delle racchette sotto i piedi, a un certo punto si inchiodò in mezzo al corridoio, senza sapere da che parte andare. Non aveva la minima idea di dove si trovasse. Di sfuggita si guardò dietro le spalle. L’aria spaventata, avvertiva il pericolo alle calcagna. Nel buio sentì un improvviso ronzio provenire dall’alto. Furono attimi terribili di attesa e trattenne il respiro, in attesa del botto. La porta tutto a un tratto fu spalancata e gli dissero di entrare, mentre alle sue spalle qualcuno gridava: “Accà! Accà! Nun firriari l’acca e la mecca.” Gli dissero di alzare le mani e lo ispezionarono con cura. Un individuo spaventato e reso ansioso dall’ignoranza, pensò tra sé e sé: “Chi ha fretta colma le proprie lacune con i frutti dell’immaginazione, mentre chi ha pazienza sopporta l’ignoranza e sa custodire dentro di sé le proprie incertezze, in attesa di vere conoscenze debitamente provate.”

Fu una riunione particolarmente importante. La discussione si aprì sull’orientamento politico del governo. Mariano adoperò tutta la sua arte di mediatore per superare la crisi, sanare le divergenze ed evitare che degenerassero in opposizione aperta. “Si tratta di elaborare nuove forze e una nuova moralità e mentalità politica. I rapporti finanziari vanno disciplinati e accompagnati da un lavoro di unificazione organizzativa. Va rafforzato lo Stato politico e smobilitato gradualmente lo Stato economico. In politica estera sono per un “espansionismo pacifico,” per conquistare l’autonomia produttiva ed economica. L’Ucraina va riconosciuta come Stato libero con una continuità territoriale con la Russia. Il potere russo si è trasformato profondamente e Putin è l’interprete di questa trasformazione. Mariano se ne stava in piedi accanto a Giuseppi che era ammutolito e aveva l’aria smarrita.

“Finora ti è andata bene, ma chissà quanto durerà. Il tuo io si disperderà in combattimento.” Mariano lo fissò con aperta ostilità. Giuseppi si rannicchiò timidamente in un angolo, osava a malapena alzare lo sguardo. Rimase senza parole, poi incrociò le braccia. Ritenne più accorto tenersi per sé i suoi pensieri. “Ti offro una resa senza condizioni” si sentì dire esterefatto. “Stai ascoltando di nuovo le sciocchezze che dicono su di me?” Si guardò intorno confuso. Rimase guardingo senza perderlo mai di vista. “Posso sedere?” Si sentì sollevato dopo le settimane che aveva vissuto nel terrore dell’arresto. Non riusciva a credere che l’incubo fosse finito, non riusciva ancora a crederci. Pensò di raggiungere di corsa le scale, ma gli balenò in mente un pensiero. “No, non posso ancora andarmene, ho dimenticato una cosa importante,” disse aggrottando la fronte e incominciò a parlare della caccia, di come riconoscere le tracce delle prede, dell’addestrare i cani e cose così… “Deve cambiare comportamento nei miei confronti. Sia più educato!” Mariano abbassò la voce e gli chiese: “Ha sete? Vuole mangiare?” Giuseppi assentì.

Mariano fece arrivare una grossa coppa di vino e gli fece servire del riso, una coscia d’agnello appena cotta e dei cetrioli dolci intinti in acqua e aneto. L’osservò con fare cortese mentre mangiavano in silenzio. Si infilò un pezzo di carne in bocca e presa la coppa l’alzò lentamente, stancamente finì il vino rimasto. “Se sostiene posizioni anti-governative sappia che non è affidabile e l’estrometterò persino dalla possibilità di candidarsi alle elezioni. Diventerà un signor nessuno e passerà tutti i giorni seduto su una panchina nel parco. La società va governata dalla razionalità, ogni cosa convertita in numero, la vita di ogni individuo regolata nei minimi dettagli per garantire la massima efficienza. Non ho nulla da nascondere di cui vergognarmi. Ho elaborato dei modi innovativi di intendere i cicli economici e la teoria dell’euro. Coltivo rapporti con le élite finanziarie e politiche, nelle banche internazionali e nei partiti conservatori.” “La gente continua ad ammirarmi, ma da una certa distanza. Il riserbo è uno dei miei tratti caratteristici che mi ha segnato per tutta la vita. Da inguaribile solitario so mantenere le distanze e coltivare un’aria di mistero. Me ne sto per i fatti miei ed evito la comunità e le attività.” Mariano ogni volta che s’avvicinava rimaneva colpito dalla vaghezza delle sue parole, senza compromettersi e tanto meno vincolarsi.

“Il generale mi ha comunicato che la propaganda di Matteo e Gigino è in pieno svolgimento e hanno avuto l’adesione di tanti industriali e l’appoggio degli agrari rimasti a secco. Continuano a sostenere che la colpa è tutta del comunismo, del socialismo e dell’anticapitalismo. Ci vuole il libero commercio, con restrizioni minime agli scambi, pareggiare il bilancio, stabilizzare il sistema aureo, liberalizzare i prezzi e ridurre tasse e salari. Giuseppi provi a smorzare il chiacchiericcio e smetta di pensare. Mediti e impari a osservare i pensieri e le sensazioni fugaci. Segua il suggerimento di Marco Aurelio: “Un cetriolo amaro buttalo via!” La ragione governa la vita virtuosa, giusta e adeguata ed è il vivere virtuosamente secondo la ragione che porta alla tranquillità interiore. Le esperienze negative vanno esaminate attentamente senza tentare di eluderle. A farci soffrire sono le nostre convinzioni. La prego di non svelare il mio segreto.”

Giuseppi annuì anche se non aveva idea alcuna di cosa non avrebbe dovuto svelare.

“Il missile balistico aviolanciato Kinzal supera di dieci volte la velocità del suono, è ipersonico, impossibile da abbattere … Finisca in tutta tranquillità il suo pasto. E’ un buon vino. Ottimo. Sarebbe ancora più bello poterselo gustare in tranquillità e santa pace!” Mariano dopo il caffè gli fece servire un amaro a base di birra di sassofrasso e olio di ricino. Lo invitò a berlo tutto d’un sorso e con un ordine perentorio: “Pretendo il rispetto delle mie direttive. Vada subito a casa e non si fermi a parlare.”

Giuseppi deluso, stanco e sdegnato si ritirò in un crucciato isolamento. Se ne andò barcollando e da quel giorno non sorrise più.


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