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The Social Network

The Social Network è un film del 2010 diretto da David Fincher, tratto dal libro di Ben Mezrich, "Miliardari per caso”
di Fabrizio Cirnigliaro - mercoledì 17 novembre 2010 - 3909 letture

Mark Zuckerberg (Jesse Eisenberg) è uno studente dell’università di Harvard con la passione della matematica, un piccolo genio dell’informatica che da anni si diletta nella programmazione. Il suo unico vero amico, Eduardo Severin (Andrew Garfield), è riuscito a guadagnare, grazie a degli investimenti in borsa, 600,000 dollari, successo che gli consente di entrare in una delle confraternite dell’Università. Quando Mark viene contattato dai fratelli Winklevoss che gli propongono di collaborare alla realizzazione di un sito che permetta agli studenti di Harvard di contattarsi lui accetta, ma invece di aiutare i ragazzi nel loro progetto preferisce alla fine creare un proprio sito, con caratteristiche simili: lo chiamerà “The Facebook”

Dà vita ad una società con Eduardo, il quale fornisce il finanziamento iniziale per far partire il sito The Facebook, che conquista gli studenti di Harvard e presto verrà lanciato in molte altre università americane. Mark viene quindi contattato da Sean Parker, che lo convince a trasferirsi a Palo Alto, nella Silicon Valley. L’obiettivo è di far diffondere Facebook a livello globale. Nel frattempo Mark Zuckerberg riceve due denunce, una da parte dei fratelli Winklevoss, i quali sostengano che abbia rubato una loro idea, l’altra da Eduardo, che è stato cacciato dall’amico dalla società che avevano creato insieme.

Nella parte di Sean Parker c’è Justin Timberlake (fondatore di Napster insieme a Shawn Fanning) sempre più a proprio agio nelle vesti di attore. E’ curioso il fatto che sia proprio un cantante di successo ad interpretare il ruolo di colui che ha sfidato e messo in crisi le grandi case discografiche con il primo programma di file sharing.

La pellicola parte sulle note di Ball and Biscuit dei White Stripes, che fanno da sottofondo ad una lite fra Mark e la sua ragazza Erica. Una scena fatta di battute taglienti e dialoghi incalzanti, il tutto a ritmo di blues. La rabbia per essere stato scaricato dalla ragazza Mark la sfogherà su un post nel proprio Blog, in cui mette alla berlina Erica, oltre che in un sito che riesce a creare in un paio d’ore, Facemash. Gli è bastato scaricare – illegalmente - le foto delle ragazze di Harvard per permette ai visitatori, 22000 in un paio di ore, di votare la ragazza più attraente.

Fincher riesce a mantenere un ritmo elevato per tutta la durata del film, grazie soprattutto alla sceneggiatura di Aaron Sorkin, che trasforma il discreto libro di Ben Mezrich in una sceneggiatura da premio Oscar. Zuckerberg ha tutte le caratteristiche tipiche del Nerd, ma allo stesso tempo ha l’ambizione e il cinismo di Gordon Gekko. Non è motivato da nessun ideale, non appartiene ad un movimento politico, ma a differenza del magnate della finanza creato da Oliver Stone, per Mark non è solo una questione di soldi, per lui il denaro non è un’ossessione.

Quando frequentava le scuole superiori aveva rinunciato ad 1 milione di dollari, scegliendo di distribuire gratuitamente un suo programma piuttosto che venderlo alla Microsoft.

L’unico personaggio che nella pellicola gli da pan per focaccia è Erica, che resta comunque solo un’invenzione di Aaron Sorkin, in quanto Mark non era fidanzato nei mesi che precedettero la creazione del popolare social network. Un ragazzo che praticamente non ha amici ha inventato l’amicizia sul web, piuttosto singolare come cosa. Quello di Fincher non è un film di denuncia su Facebook, non è sua intenzione stabilire chi sia il buono e chi il cattivo in questa storia, non si assiste ad una lotta fra il bene contro il male. Internet può anche essere considerato dal alcuni il sesto potere, ma il ritratto di Zuckerberg non può essere paragonato al Charles Forst Kane di Citizen Kane.

Mark agisce solo per interessi personali, in tutto quello che fa nulla ha a che vedere con la politica né con la libertà di informazione. L’invenzione di Facebook ha profondamente cambiato la sua vita e la società di oggi, il modo con cui tutti interagiamo con gli altri e l’utilizzo stesso della Rete nella vita di tutti i giorni.

Per questo The Social Network non è un atto di accusa nei confronti di Zuckerberg, non parla di un uomo, ma dell’Uomo del nuovo millennio, di come i nuovi media abbiano stravolto il modo di comunicare e i rapporti sociali. Sicuramente Zuckerberg ha dei problemi a relazionarsi con gli altri, agisce d’istinto, dice sempre tutto quello che gli passa per la testa , senza nessun filtro, senza limite, e forse è proprio questo il punto debole della persona e delle nuova tecnologie.

Non ci sono più asticelle sui blog, forum , social network, dove non si scrive con la matita, ma con l’inchiostro della tastiera e non sempre basta aggiungere una faccina emoticon alla fine di un post per smussare la lama con cui si feriscono i sentimenti degli altri. Si deve sempre poter commentare tutto , anche se non hanno nessuna competenza sull’argomento trattato, quasi fosse obbligatorio avere un’opinione su tutto, sempre.

Come se, citando Erica, “Ogni pensiero che ti passa per la testa sia troppo intelligente e sarebbe un crimine non condividerlo con gli altri”. Zuckenberg “imprenditore” non cambia atteggiamento, si comporterà nella vita reale come se fosse in rete (non viceversa). Scrive un insulto nel suo biglietto da visita (io sono il Ceo, Stronzo), prende in giro i potenziali inserzionisti pubblicitari, ignora l’avvocato della pubblica accusa quando gli rivolge delle domande che lo annoiano. Fincher però lascia che sia lo spettatore a stabilire se sia “stronzo o se si sforzi solo di esserlo a tutti i costi” Facebook ha azzerato il concetto dei “sei gradi di separazione”: bastano pochi click per essere legato ad una persona fino ad un attimo prima sconosciuta.

In passato potevi incontrare una persona casualmente, era il “segno del destino”, adesso basta poco per imbattersi “casualmente” in una vecchia conoscenza che per qualche motivo si era persa di vista. Puoi essere amico della tua vecchia maestra delle scuole elementari, del tabaccaio da cui acquistavi di nascosto le sigarette, dalla ragazza che ti ha prima tradito e poi mollato, del negozio da cui hai acquistato un paio di scarpe, del giornale che non acquisti più in edicola Ma tutti questi amici rendono la tua vita migliore?

Gli amici non dovrebbero essere una specie di merce per lo stato di una persona Kyle Broflovski


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