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The March of Folly

A noi resta oggi un solo modo per dire no a tutto questo: non vedere né Vespa, né altri programmi Rai e Mediaset...e possibilmente buttare i nostri televisori fino a quando non ci saremo liberati della classe dirigente peggiore della nostra storia. (Partecipa su facebook all’evento "Sciopero dei telespettatori in difesa di Ballarò").

di Pina La Villa - martedì 15 settembre 2009 - 2133 letture

Enrico Deaglio - Patria.1978-2008, Il Saggiatore, 2009

“Ma davvero tutto questo è successo in Italia? E cosa abbiamo fatto per meritarci tutto ciò?” Per rispondere a queste domande Deaglio ricostruisce gli ultimi trent’anni della nostra storia come se fossero tutti presenti e allineati davanti ai nostri occhi, anno per anno: il 1978 del rapimento e dell’uccisione di Aldo Moro vicino come il 1984 dell’uccisione di Pippo Fava, come il 1992 delle stragi di Capaci e Via D’Amelio, come il 1994 della discesa in campo di Berlusconi, il 1998 della Bicamerale, il 2000 del Gay pride, la morte degli operai delle acciaierie Thyssenkrupp nel 2007. Ci ritroviamo al 2009 e ci sembra che nessuna delle questioni cruciali della nostra storia recente sia stata seriamente affrontata, chiusa, risolta, chiarita – dalla mafia, ai misteri delle stragi.

Un libro che dovremmo tenere accanto in queste ore terribili, a capire cosa siamo e cosa potremmo essere, cosa ci hanno fatto e cosa abbiamo fatto ai nostri figli, e, soprattutto, cosa possiamo ancora fare.

Intanto, in queste ore, ci può essere utile riflettere insieme a Deaglio sul 1987.

I segnali di una profonda crisi, che cinque anni dopo avrebbe portato a Tangentopoli e alla fine della prima Repubblica, ci sono tutti, ma la nostra classe dirigente non li vede. E sarà travolta da questa cecità. A proposito della follia del potere, a pagina 240 Deaglio cita il libro di una storica americana, Barbara Tuchman, .uscito attorno a quell’anno: The March of Folly.

”La studiosa ha indagato sulle ragioni, apparentemente inspiegabili, per cui molte volte nella storia i governi hanno costruito il loro disastro rifiutandosi di vedere quello che invece era sotto i loro occhi. I Troiani che fecero entrare il cavallo della la città; Giorgio III che perse l’America; gli americani che persero il Vietnam. Un capitolo del libro riguarda l’Italia del Rinascimento. A Roma, nel periodo tra il 1470 e il 1530, sei papi successivi (Tra cui un Borgia e due Medici) si dimostrarono sordi e ciechi di fronte alle proteste evidenti contro il loro governo amorale, avido, spettacolare. Finanziarono le grandi opere di Michelangelo, Raffaello, Tiziano imponendo tasse e balzelli e arrivando a vendere le indulgenze per le anime del Purgatorio. Ognuno di loro pensava a costruire una fortuna che sarebbe rimasta alla loro famiglia. Non si accorsero che l’invenzione della stampa aveva permesso la diffusione in lingua accessibile della Bibbia: non si accorsero che la loro condotta avida metteva in discussione i principi della fede[...] Non si accorsero che era in atto uno scisma che gli toglieva tutto il mercato dell’Europa e si trovarono impreparati quando i Lanzichenecchi, nel 1527, distrussero la secolare città di Roma, capitale del cattolicesimo. C’era in loro, conclude la Tuchman, un qualcosa che è connaturato con il potere stesso: un senso di immortalità, che ti porta a ritenere impossibile ogni presagio di morte, un’illusione di permanenza e di inviolabilità del proprio status. Ma i papi romani ci misero un tocco speciale. Per Niccolò V: «Una fede che si sostiene solo con la dottrina sarà sempre debole e vacillante. Ci vuole qualcosa che gratifichi l’occhio. Grandi edifici […] che uniscono la grazia e la bellezza con imponenti dimensioni, immensamente esalteranno la cattedra di San Pietro». Il pentapartito, che forse non ha neppure la dimensione della follia, ma solo la furbizia dell’illusione di immortalità, non lascia nessun monumento di grazia, bellezza e di grandi dimensioni. Affida la sua vita, chi alla Rai, chi a Mediaset e non sa di avere appena cinque anni di vita”.

Abbiamo in questi ultimi tempi, assistito a diverse manifestazioni di follia del potere, e ne vedremo un saggio anche stasera a Porta a Porta, con la trasmissione dedicata al capo del governo che consegna le case ai terremotati. Non so se il gesto più folle sia la glorificazione del premier nella trasmissione (la cui responsabilità non è solo del premier, come è facile intuire) o la decisione (che non è evidentemente solo del premier, come è facile intuire) di oscurare tutte le altre trasmissioni televisive di Rai e Mediaset per glorificare meglio.

A noi resta oggi un solo modo per dire no a tutto questo: non vedere né Vespa, né altri programmi Rai e Mediaset...e possibilmente buttare i nostri televisori fino a quando non ci saremo liberati della classe dirigente peggiore della nostra storia. (Vedi su facebook l’iniziativa "Sciopero dei telespettatori in difesa di Ballarò").


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