Sulla rivoluzione russa / di Lev Trotzskij

Da: L. Trotzsky, Storia della Rivoluzione russa.
di Redazione Antenati - sabato 21 maggio 2005 - 3843 letture

Le scienze fisico-chimiche sono già arrivate a un punto tale che l’uomo si accinge di tutta evidenza a diventare padrone della materia. Ma i rapporti sociali continuano a formarsi alla maniera delle isole coralline. Il parlamentarismo ha illuminato solo la superficie della società e per di più con una luce artificiale. In confronto alla monarchia e ad altri retaggi del cannibalismo e dello stato selvaggio delle caverne, la democrazia costituisce naturalmente una grande conquista. Ma non intacca il cieco gioco delle forze nei rapporti sociali.

La Rivoluzione d’Ottobre ha alzato la mano per la prima volta contro questa più profonda sfera dell’inconscio. Il sistema sovietico vuole stabilire una finalità e un piano nelle basi stesse della società, dove sino a quel momento avevano prevalso solo effetti accumulati. Gli avversari fanno dell’ironia sottolineando che a quindici anni dalla rivoluzione il paese dei soviet non assomiglia ancora a un paradiso terrestre. Un argomento simile potrebbe essere suggerito solo da una eccessiva fiducia nella potenza magica dei metodi socialisti, se non fosse in realtà ispirato da una cieca ostilità.

Il capitalismo ha avuto bisogno di secoli per sviluppare la scienza e la tecnica e giungere poi a precipitare l’umanità nell’inferno della guerra e delle crisi. Gli avversari concedono solo quindici anni al socialismo per costruire e consolidare il paradiso in terra. Noi non ci siamo presi impegni di questo genere. Non abbiamo mai fissato simili scadenze. I processi delle grandi trasformazioni devono essere valutati con criteri adeguati. Ma le sventure che si sono abbattute sui vivi? Ma l’incendio della guerra civile? I risultati della rivoluzione giustificano, in sostanza, le vittime che ci sono state? Si tratta di un problema teologico e quindi sterile. Con lo stesso diritto, di fronte alle difficoltà e alle afflizioni di una esistenza individuale, si potrebbe chiedere: vale la pena di venire al mondo? Le riflessioni malinconiche non hanno tuttavia impedito alla gente di generare e di nascere. Anche nell’attuale fase di insopportabili calamità, solo un’esigua percentuale degli abitanti della terra ricorrono al suicidio. E i popoli cercano nella rivoluzione una via d’uscita a pene insopportabili.


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