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Sulla questione della Covid-19 in Sicilia al margine della zona arancione

Il sistema sanitario nazionale è al collasso, perchè è gestito su base regionale da politicanti e da burocrati tanto pagati quanto maggiormente indolenti o incapaci di fare breccia sulla tematica della prevenzione e dei controlli.
di Nello Russo - mercoledì 11 novembre 2020 - 667 letture

La Sicilia è tra le regioni che soffre più delle altre la disfunzione amministrativa dell’apparato sanitario e della sua organizzazione, nonostante gli appelli frequenti e l’impegno profuso dai medici e dai loro collaboratori. Ma la confusione non investe solo la problematica sanitaria. Il governo regionale non ha spunti, non ha progetti ed è bloccato sulla gestione amministrativa e legislativa del territorio. La Covid non è certamente l’ultimo dei nostri problemi, ma resta ancora ignorata la tematica della salubrità dell’ambiente, che deve essere motivo di grande preoccupazione.

Politica ed impresa hanno trasformato la Sicilia in una megapattumiera e mentre tante persone attente discutono di riciclo e di circolarità, la politica regionale non disdegna la sua attenzione ad un tipo di imprenditoria, che elude le garanzie del diritto alla salute pubblica, come nel caso emblematico della Sicula Trasporti. Ed ancora, non meno preoccupante è la politica regionale di industrializzazione, che guarda esclusivamente allo sfruttamento ed al consumo del nostro territorio con sistemi di alto impatto ambientale e che non tiene conto della tutela della biocenosi in rapporto alla scala ecologica ed all’habitat di dipendenza. Sono numerose le autorizzazioni rilasciate o in corso di valutazione per l’installazione di enormi impianti fotovoltaici privati, che non tengono conto delle criticità evidenziabili in materia ambientale, paesaggistico e naturale.

Nel nostro caso, la Covid e la zona arancione, é più facile e redditizio, allora, lucrare sui bisogni e sul territorio che investire su un sistema sanitario adeguato, potenziato e rispondente alla necessità di sviluppare un efficiente servizio sanitario pubblico molto più vicino alla gente e facilmente accessibile. Nel frattempo i disastri aumentano! Ebbene, se i cittadini siciliani non meritano di sopportare la scelta del governo nazionale compiuta con l’ultimo Dpcm, è scontata invece la debolezza del governo regionale, che ha saputo solamente declinare il ritardo nelle decisioni, semmai ne avesse presa qualcuna ed un’imperizia allarmante su alcune questioni fondamentali per l’isola e sull’adozione di misure congrue, lasciando il corso delle cose all’assenza di progettualità, che è propria invece di uomini e di donne accorte e responsabili, che non fanno proclami e propaganda minuta.

A Roma il parlamento si è trasformato in un calderone nel quale ogni elemento cuoce da solo; è paradossale, ma di fatto ha perduto lucidità e tra gli scranni delle due aule non si dialoga, deputati e senatori si rintuzzano con slogan e con stereotipi verbali votati all’aggressione. Rendiamoci conto che in Italia la Politica è scomparsa da gran tempo e manca la capacità di fare analisi realistiche e che a seguito di ciò prevenire e costruire diventa pressoché impossibile. Nel nostro paese non si usa più quell’indignazione, nemmeno nei suoi tratti generali, che ci rende liberi di interagire, oppure di ribellarci contro i soprusi e le inadempienze. Allora, al cospetto della pandemia annunciata, sembra ripetersi una specie di ritorno al futuro in cui prevalgono scenari di morte sotto la forma di una nuova strategia della tensione, che deve essere contrastata opponendole la dignità dell’uomo e della natura. Siamo attorniati di esperti e di ricercatori, eppure l’Italia ha un piano delle emergenze sanitarie vecchissimo e inadeguato, sul quale è stato posto il veto del segreto di stato per la sicurezza nazionale. Cosa dobbiamo aspettarci ancora, che intervengano i super eroi della Marvel?


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