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Sulla parola "terrorismo"

Terrore e sorveglianza sono un binomio inscindibile. Il terrorismo è creatura dello stato totalitario.

di Salvatore A. Bravo - domenica 19 luglio 2026 - 240 letture

La parola terrorismo per essere compresa nella sua verità e dinamica storica dev’essere riportata al contesto originario di emersione. Il Terrore coincise con la fase radicale della Rivoluzione francese (1792 1794). I nemici interni ed esterni assediavano la Rivoluzione, i giacobini posero in atto con il terrore misure radicali mediante cui incutere il terrore ai nemici dello Stato. Il terrorismo, in origine, indicava lo stato che consolida il potere mediante l’imposizione della “panico di stato” pianificato e capillarmente diffuso.

Terrore e sorveglianza sono un binomio inscindibile. Il terrorismo è creatura dello stato totalitario. Vi sono gradualità e modalità differenti con cui tale pratica si è affermata e consolidata nel tempo.

In questi giorni si sovrappongono le emergenze che non lasciano fiato e impediscono ogni reale dialettica sostituita da immagini che si ripetono in modo ossessivo e da dati che allarmano i comuni cittadini. Russofobia e pericolo di una nuova guerra mondiale e nucleare sono ora sostituiti dal “caldo killer che uccide e brucia boschi e foreste”, di sottofondo restano le guerre in Ucraina, Hormuz e il genocidio palestinese. Il gioco è sempre eguale al ridimensionamento di una emergenza corrisponde l’affermarsi di una “nuova con dettagli sempre più truci”. Il gioco e il giogo del terrore è sempre in atto.

La logica del terrore è così vincente. I sudditi che vivono la grammatica del timore panico dinanzi a fenomeni incontrollabili si depoliticizzano, si rinchiudono nel loro privato e, ormai, impotenti lasciano che tutto avvenga in modo inesorabile e fatale. In questi giorni si è aggiunto il “terrore dei migranti”, pertanto ci si dedica ai cani e si parla solo di essi per non guardare “il crudo vero”. I governi possono mettere in atto le loro controriforme, imporre la sorveglianza climatica con relativi affari green e imporre l’aumento delle spese militari. I russi con 20 milioni di Kmq spopolati pare siano interessati ad una Europa priva di risorse e in piena decadenza produttiva e politica. Il terrore talvolta ha venature da commedia buffa. Il terrore necrotizza le menti e neutralizza la capacità di porre domande e di comprendere le dinamiche che guidano le scelte governative. Il popolo, in tal maniera, si trasforma nel gregge alla cui guida vi è il terrore.

L’infantilizzazione generale e l’irrazionalità dei costumi sono gli unici spazi in cui molti si rifugiano, perché in essi possono scegliere o, meglio, hanno la percezione di decidere, giacché i costumi e le abitudini private sono dettate da immagini e informazioni pianificate dal sistema. Il terrore è impalpabile, investe la comunità impaurita e la frammenta fino a renderla atomistica dell’irrazionalità. Il potere può dunque “parlare alla pancia” dei terrorizzati, i quali sono sempre più soli e sempre più gettati in un universo incomprensibile in cui sono impotenti. Terrorismo stratificato, quindi, che si sedimenta nelle menti ed entra nelle relazioni fino a determinare rapporti di inaudita violenza.

Il terrorismo funziona. La democrazia, quella reale e vera, è liberazione dalla paura, è partecipazione progettante e dialettica al comune destino. La nostra è la democrazia del terrore che tarpa le ali al senso critico con il pessimismo tipico degli impotenti che vivono l’eterna sconfitta, perché sanno che non decidono nulla e non c’è nulla da fare dinanzi ai terrori del nostro tempo. Emanciparsi dal terrore significa “sospendere l’angosciante narrazione mediatica quotidiana” per osare pensare la complessità nelle nostre comunità.

La libertà è in questo gesto di fiducia nella ragione che potrà portarci a progettare il nostro comune destino dal basso nella verità che non teme la responsabilità politica ed etica, ma la cerca e la desidera. Umanesimo è liberazione dalla paura, perché la ragione che concettualizza libera dalla paura di vivere, di pensare e di progettare.


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