Sulla banalità del male e la democratizzazione della menzogna
La menzogna quindi, a differenza della bugia, non si limita a nascondere un fatto, ma cerca di distruggere il contesto in cui quel fatto esisteva. Quando si modifica la storia o la realtà dei fatti, non si sta solo dicendo una bugia: si sta distruggendo la “trama” stessa della realtà che condividiamo con gli altri.
Hannah Arendt compie nei suoi scritti un passaggio decisivo definendo il totalitarismo non come una semplice forma di dittatura, ma come un sistema senza precedenti.
Lei a differenza degli stati autoritari classici che usano le leggi per stabilizzare la società, definisce il totalitarismo un processo dinamico nel quale la bugia resta al centro del cambiamento di un modello di società, a partire dalla falsificazione della realtà.
Lei spiega che per il nazismo è la falsificazione della Natura (la lotta tra razze, o razza superiore), mentre per lo stalinismo è la Storia (la lotta tra classi). L’obiettivo però come potrebbe sembrare, non è l’ordine attraverso l’emanazione di nuove leggi autoritarie, ma l’accelerazione di questo movimento inarrestabile, affinché la stessa bugia e la falsificazione della realtà si trasformi in “strumento emozionale” di paura e di cambiamento verso il terrore totale.
Quindi non più uno strumento d’ordine che piove dall’alto ma da un movimento dal basso che si “autoregola” per eliminare ogni opposizione. Semmai autoconvicendoci che ogni misura di limitazioine delle nostre libertà è assunta per la nostra sicurezza. Ciò, resta l’essenza stessa del regime.
Ciò per tradurre in realtà, queste “leggi di movimento naturali” (come le chiamava Lei), non bastava più colpire un individuo “oggettivamente” colpevole per ciò che aveva fatto, ma semplicemente per ciò che è, "io sono" (es. appartenenti a una certa razza o classe).
Questi tipi di regime annullano la distanza tra le persone. Senza questo “spazio tra gli individui”, viene meno la possibilità di comunicare e agire liberamente. L’umanità viene fusa in un unico blocco, rendendo ogni persona isolata e, al tempo stesso, parte di una massa indistinguibile.
In tal senso, distingue il “terrore” nelle dittature comuni, rispetto a quello “totale” dei regimi totalitari. In particolare nei saggi “L’Umanità in tempi Bui” (1959); “Verità e politica” (1967), “La menzogna in politica” (1971) ribadisce come punto centrale del suo pensiero il concetto prima richiamato: non è che la bugia serva a far credere a una specifica falsità, ma qualcosa di molto più radicale: l’obiettivo è la distruzione del senso della realtà, spiegando chiaramente questo meccanismo che cerco qui di riportare in estrema sintesi.
Premessa sull’uso dei due termini: Bugia e Menzogna:
Per Hannah Arendt la “vecchia” bugia: Era limitata. Il bugiardo tradizionale nascondeva un singolo fatto specifico (un segreto di Stato, un tradimento) lasciando intatto il resto del mondo. Si rivolgeva a un avversario per ingannarlo, ma lui stesso conosceva ancora la verità.
La menzogna moderna, si riferisce di più al fenomeno della “riscrittura della storia”, così come abbiamo potuto verificare negli esempi di prima, e del come, ancor di più oggi, si utilizza questa cosa, assurta ormai a vera e propria tecnica di comunicazione anche nei talk show che le televisioni; social media; le tendenze dominanti della comunicazione; ci propinano strategicamente ogni giorno. In generale si nota sempre più la sostituzione di giornalisti (quelli che cercano di scavara nei fatti) con opioninisti della serie "bianco o nero". Questo è la cosa che di più preoccupava Arendt e che dovrebbe farci preoccupare, anche noi, oggi.
La menzogna quindi, a differenza della bugia, non si limita a nascondere un fatto, ma cerca di distruggere il contesto in cui quel fatto esisteva. Quando si modifica la storia o la realtà dei fatti, non si sta solo dicendo una bugia: si sta distruggendo la “trama” stessa della realtà che condividiamo con gli altri. Erodere la distinzione tra vero e falso: “Se chi è al potere mente continuamente, il risultato non è che la gente creda alle bugie, ma che nessuno creda più a nulla. Si perde la capacità di distinguere i fatti dalle opinioni.”
L’incredulità come paralisi: “Un popolo che non può più credere a nulla perde anche la capacità di giudicare e di agire. Se non esistono più fatti certi su cui basarsi, ogni discussione politica diventa impossibile e i cittadini diventano manipolabili.”
La “de-fattualizzazione”: “la bugia organizzata cerca di ricostruire la realtà intera per adattarla a un’ideologia. Quando la realtà “oscilla” a causa delle troppe menzogne, l’individuo si sente smarrito e finisce per accettare qualsiasi versione del mondo gli venga proposta, purché sia coerente internamente, anche se palesemente falsa.”
Cinismo e credulità: In questo stato, le masse possono contemporaneamente credere a tutto e a nulla: credono che tutto sia possibile (credulità) e che nulla sia vero (cinismo).
Nella sostanza, per Arendt la menzogna politica moderna non vuole ingannare su un singolo fatto, ma vuole distruggere il terreno comune su cui poggia la nostra esperienza del mondo, rendendoci, appunto, “increduli” verso la verità stessa.
Hannah Arendt utilizzava alcuni e diversi esempi storici per mostrare come la menzogna politica sia passata dal nascondere un singolo fatto al tentativo di cambiare l’intera realtà.
Ecco i casi principali analizzati nelle sue opere:
La riscrittura della storia nei regimi totalitari
Arendt osserva “come il Nazismo e lo Stalinismo non si limitassero a mentire sul presente, ma modificassero continuamente il passato.” Come potremmo dire che questi hanno fatto buona scuola ad altre nazioni cosi come gli stessi Stati Uniti d’America fecero con la storia dei Nativi d’America.
Un altro esempio classico che Lei faceva è la: “… sparizione di Leon Trotsky dai libri di storia e dalle fotografie ufficiali in Unione Sovietica. Non si trattava di convincere le persone che non fosse mai esistito, ma di rendere la verità così fluida e instabile che i cittadini, non avendo più un terreno solido su cui poggiare, finissero per accettare la versione ufficiale del giorno.” Trosckij nella sostanza denunciava che l’Unione Sovietica fosse diventato uno Stato operaio degenerato a causa del suo isolamento, chiedendo la fine della “dittatura burocratica di Stalin. Stalin lo fece assassinare in Messico.
La colpa della Prima Guerra Mondiale: Arendt cita spesso il negazionismo riguardo alle responsabilità dello scoppio della Grande Guerra come uno dei primi esempi di “menzogna moderna” che prepara il terreno al totalitarismo. La stessa revisione del “negazionismo” da parte della Germania, sulla Grande Guerra fu fatta negli anni 60 da parte di uno storico Tedesco Fritz Fischer che chiari in via definitiva la responsabilità specifica e accertata di questi avvenimenti n un “evento inevitabile”, non assolvendo più i decisori tedeschi e austro-ungarici, che avevano scelto la via della guerra durante la crisi di luglio 1914. Lo stesso successivamente, fu alla base della seconda guerra mondiale voluta da Hitler ed anche in questo caso le bugie divennero addirittura tattica strategica del Terzo Reich, attraverso l’uso della natura (la razza ariana).
Personalmente riporto un’altro esempio che resta da ricordare qui del "Terzo Reich" ed è quello dell’uso "creativo" della menzogna: il famoso film “Olympia” del 1938 diretto da Leni Riefenstahl che documentava i Giochi olimpici di Berlino 1936. Nel documentario furono utilizzate molte tecniche cinematografiche innovative per l’epoca che successivamente sarebbero diventate standard del cinema Holliwoodiano. Va detto che il legame della Riefenstahl con Hitler e con altre figure di alto rango del regime è ben documentato, secondo quanto dichiarò la stessa Riefenstahl, il governo nazista però non riuscì a influenzare la realizzazione del film, nonostante il costante controllo da parte del ministro della propaganda nazista Joseph Goebbels. Alcuni hanno anche interpretato come un velato dissenso il fatto che nel film fu presentata la sconfitta della squadra tedesca contro l’India nella finale dell’hockey e, fatto ancora più oltraggioso per il Terzo Reich, riprese tutti i vincitori non-ariani e sono particolarmente note le immagini che mostrano le vittorie di Jesse Owens (peraltro omettendo di riprendere le reazioni di Hitler). Pare che tutto questo in realtà fosse sostanzialmente in linea con la richiesta di Goebbels di cercare di dare un’immagine generale di "apertura mentale del governo nazista". I concetto di falsificazione della storia e di democratizzazione della menzogna, dei quali parla Arendt nei suoi saggi.
Il “Pentagon Papers” e la guerra del Vietnam
Nel saggio La menzogna in politica (1971), Arendt analizza il caso dei documenti segreti del Pentagono sulla guerra in Vietnam. I Pentagon Papers (il cui nome ufficiale era United States – Vietnam Relations, 1945–1967: A Study Prepared by the Department of Defense) sono una serie di documenti top-secret (oggi non più secretati) che hanno rivelato come il governo dell’epoca degli Stati Uniti abbia sistematicamente mentito al pubblico e al Congresso, riguardo al coinvolgimento militare nella guerra del Vietnam.
Questi i punti chiave (considerate che il documento originale è composto da circa 7000 pagine) per comprendere la loro importanza:
Escalation deliberata: Il governo sapeva che la guerra non poteva essere vinta con i mezzi impiegati, ma continuò a inviare truppe.
Inganni politici: Gli USA avevano esteso segretamente il conflitto bombardando Cambogia e Laos e conducendo raid sulle coste del Vietnam del Nord, ben prima che l’opinione pubblica ne fosse informata.
Quattro amministrazioni coinvolte: I documenti dimostrarono che i presidenti da Truman a Johnson avevano ingannato i cittadini sulle reali intenzioni e sui progressi della guerra.
La fuga di notizie: Nel 1971, l’analista militare Daniel Ellsberg, che aveva lavorato allo studio e si era convinto dell’immoralità della guerra, fotocopiò segretamente i documenti e li consegnò a Neil Sheehan del New York Times.
La pubblicazione iniziò il 13 giugno 1971: Dopo che un’ingiunzione del tribunale bloccò il Times, anche il Washington Post (sotto la guida di Katharine Graham) iniziò a pubblicarli, seguito da altri quotidiani.
La sentenza della Corte Suprema: L’amministrazione Nixon cercò di bloccare la pubblicazione invocando la sicurezza nazionale. Tuttavia, il 30 giugno 1971, la Corte Suprema degli Stati Uniti emise una storica sentenza a favore della libertà di stampa (New York Times Co. v. United States), stabilendo che il governo non aveva dimostrato la necessità di una “censura preventiva”.
Impatto storico e culturale; Crisi di fiducia: La pubblicazione alimentò il “gap di credibilità” tra i cittadini e il governo, rafforzando massicciamente il movimento anti-bellico.
Il tutto divenne precursore di Watergate: I tentativi illegali dell’amministrazione Nixon di screditare Ellsberg (come l’irruzione nello studio del suo psichiatra) crearono il clima e i metodi che avrebbero portato allo scandalo Watergate.
Cinema: La vicenda è stata raccontata nel celebre film di Steven Spielberg del 2017, The Post.
Ora grazie a queste tesi ne possiamo fare altri fino, ad arrivare ai giorni nostri.
Partiamo cosi in questa riflessione dalla scuola dell’autoinganno:
L’esercizio scolastico per una certa classe di amministratori e politici è non mentire solo al pubblico, ma mentire a sé stessi tanto da credere alle proprie statistiche manipolate e alle proprie “immagini” di successo, perdendo ogni contatto con la realtà e dei campi di battaglia anche politici con il proprio elettorato. La cosa prima o poi succederà.
Il primo esempio di "cosa potrà succedere" lo possiamo rilevare (ad esempio) sul caso referendum sulla giustizia. Per fortuna però moltissimi cittadini italiani si erano già vaccinati da questo tipo di virus malefico. Insomma in relazione alle ultime tesi biopsicosociale oggi possiamo riconoscere e diagnosticare che i fattori biologici, psicologici e sociali, hanno un peso equivalente nel determinare la salute, promuovendo un approccio anche più olistico alla persona, ma cosa più importante e che possiamo affermare che gli anticorpi funzionano e che oggi l’Italia nonostante tutto è in "buona salute".
Pubbliche relazioni: Qui la propaganda politica si fa e diventa strumento di menzogna e di paura. Non serve solo a scopi strategici, ma a mantenere un’immagine di “onnipotenza”. Il risultato è che la politica diventa una sceneggiatura fittizia dove i fatti reali sono considerati ostacoli fastidiosi, come: i Magistrati, la giustizia giusta, i migranti, facendo apparire l’illegalità e l’ingiustizia come una cosa benefica e giusta a tutela della libertà.
La negazione di fatti evidenti sotto gli occhi di tutti: la stessa Arendt cita il caso dei politici europei del dopoguerra, come De Gaulle o Adenauer, che a volte riscrivevano eventi recenti sotto gli occhi di chi li aveva vissuti. Nella sostanza se un leader afferma con forza che un evento non è accaduto (anche se tutti erano presenti e l’hanno visto accadere), l’obiettivo è dimostrare che il potere è superiore alla verità. Quando la gente smette di protestare davanti a una bugia palese, il potere ha vinto: ha distrutto la capacità comune di testimoniare la realtà e quindi la verità. Per questo forse non ricordo chi disse. Che non esiste la verità ma le verità(?)
Che fu per caso Eichmann(?): la menzogna come linguaggio. Durante il processo a Gerusalemme, Arendt nota che Adolf Eichmann parlava per “frasi fatte” e cliché. Eichmann non “mentiva” nel senso tradizionale: viveva in un sistema di linguaggio il “linguaggio dell’amministrazione” – noi diremmo il burocratese - che gli impediva di vedere la realtà del suo operato. Lui infatti come ligio dirigente d’azienda e/o amministratore delegato, eseguiva ordini precisi tanto da avere tutti i libri contabili in ordine e precisi e grazie a loro forse che abbiamo saputo quanti morti ci sono stati nei campi di sterminio che “amministrava” cosi diligentemente. Il male era diventato atto burocratico amministrativo con l’aria stessa che respirava, rendendolo incapace di pensare criticamente.
Da questa semplicissima constatazione Arendt scrisse la mitica frase:
“La banalità del Male”
Hannah Arendt descrive così in maniera netta di come la menzogna si trasforma in uno strumento di ricostruzione della realtà. Ma andiamo avanti con gli esempi piu recenti che collegano alla sua analisi.
Iraq e le armi di distruzione di massa (2003): Questo è considerato da molti studiosi un esempio “arendtiano” di autoinganno organizzato. Come era già accaduto per “i Pentagon Papers nel Vietnam”. L’Amministrazione Americana non mentì solo al pubblico, ma creò un’intera narrazione fittizia basata su “intelligence” manipolata a cui loro stessi hanno finito per credere. Ricorderete la provetta con i virus arma biologica mostrata in TV da un ex generale USA ambasciatore all’ONU, ignorando i fatti sul campo per proteggere un’immagine di sicurezza nazionale e non solo, producendo il mito della paura e del terrore allo sconosciuto virus, pronto ad infettare tutto il mondo.
Ucraina-Russia e la “Guerra di Narrazioni Esistenziali”: Qui devo fare una premessa e riflettere che oggi nessuno più utilizza il termine “guerra” modificando la realtà attraverso la menzogna. Putin, per convincere sé stesso, il suo Governo ed il suo popolo, elimina del tutto la parola perchè non sta facendo nessuna “guerra”, ma una semplicissima “Operazione Speciale”. Altro aspetto, richiamo il concetto di prima sulla esigenza di riscrittura della storia, nei regimi totalitari. Arendt osserva come il Nazismo e lo Stalinismo, ma oggi ripeto, anche tutte le grandi potenze comprese l’USA ed altre Nazioni, non si limitavano-limitano, a mentire sul presente, ma modificavano-modificano continuamente il passato. L’Ucraina stessa diventa per la Russia di Putin un problema esistenziale, un possibile ritorno della stessa "madre patria dell’impero zarista".
Sta cosa mi fa tragicamente ridere perché mi fa ricordare di quando lavoravo in ospedale e molti medici parlavano di “intervento chirurgico” cosi come in guerra con lo "attacco chirurgico" ed in alcuni casi qualche amico medico - tragicomicamente parlando - mi diceva sai Enzo, “l’intervento è riuscito perfettamente, ma il paziente è morto”. Tanto che anche in altri casi si parla di “attacchi chirurgici” con o senza effetti collaterali, salvo che è al di la dell’intelligenza delle bombe si salta in aria comunque, come una scuola con dentro dei bambini. Pare che in questo caso non hanno usato bombe intelligente ma cretine che "non possono essere le nostre". Insomma come nel primo anche nel secondo caso esempio che qui faccio si tratta di "accanimento terapuetico" ad una questione esistenziale. In questi casi si tende a modificare la "storia clinica" dell’evento. Tanto che i contenziosi medico legali sono aumentati negli ultimi anni.
Nei conflitti attuali, la menzogna viene usata non solo per nascondere fatti, ma per negare l’identità dell’altro (come la negazione russa della sovranità ucraina) o per creare realtà parallele tramite i social media. In quella scuola hanno trovato armi e fucili mitragliatori i bambini stavano preparando un attentato. Oddio ma adesso pare che sia vero che anche i Bambini di 13 e 15 anni preparano attentati(?). Sicurezza, sicurezza, carcere preventivo per tutti i bambini con più di 13 anni.
Questa porta spazio temporale è quella “de-fattualizzazione” di cui parlava già Arendt: il cittadino medio, bombardato da versioni opposte, finisce per rifugiarsi nel cinismo: “ma non è che mentono tutti”?; che è esattamente lo stato di incredulità paralizzante necessario al potere per agire senza controllo.
E veniamo ai giorni nostri, Iran, USA e Israele e la gestione della verità:
Anche nei contesti di tensione con l’Iran, la manipolazione delle informazioni – sulle capacità nucleari, sui movimenti militari, sulle ipotesi di trattative in corso; di escalation in atto; sullo stiamo vincendo noi; guerra e pace a tempo; – serve a creare uno stato di confusione ed emergenza perenne, ma anche, con il salire e scendere dei valori in borsa, salvaguardare i prezzi di mercati e le speculazioni. Pare che salire e scendere di borsa le scale fa sempre bene. Anche in questo caso però Arendt, ci diceva più o meno così: “quando la politica sostituisce sistematicamente i fatti con le “opinioni” o con la propaganda, il risultato è la distruzione della comunità politica stessa, perché non esiste più un mondo comune su cui discutere. “ ma io spero in bene perchè sembra che adesso anche i Cittadini degli Stati Uniti d’America se ne stiano accorgendo dei casini che sta combinando il loro amato e simpaticissimo Presidente.
Il pericolo che Arendt sottolinea non è se la gente creda o meno alla singola bugia sulle armi o sulla guerra, le trattative sì o no, e tutta le altre cose che il grande capo racconta, ma che la ripetizione di queste menzogne distrugga la nostra capacità di reagire ai fatti, rendendoci spettatori passivi di una realtà fabbricata in laboratorio.
Se a tutto ciò – attualizzando la riflessione – pensiamo che a questa “perdita di realtà” vada aggiunta l’intelligenza artificiale che crea le nuove verità per confonderci, tra poco ci dovranno tutti ricoverare per un TSO (Trattamento psico-Sanitario Obbligatorio). E, quindi? Non ci resta che riflettere su quanto ancor di più, sia pericolosa oggi con i social media ed i vari influencer ed opinionisti, la nostra situazione attuale anche rispetto ai tempi delle passate guerre.
Arendt defini questa fase già all’epoca come: La democratizzazione della manipolazione.
L’abbattimento dei costi e della barriera d’ingresso:
Se un tempo serviva il controllo dei ministeri o delle grandi testate (come nel caso dei Pentagon Papers), oggi chiunque può fabbricare una “realtà alternativa”. Questo crea un rumore di fondo costante che rende la verità ancora più difficile da rintracciare.
L’isolamento atomizzato: Arendt spiegava che il totalitarismo fiorisce dove gli individui sono isolati. I social, pur sembrando luoghi di connessione, spesso ci chiudono in “bolle” (echo chambers – camere dell’eco) dove sentiamo solo ciò che conferma i nostri pregiudizi. Questo distrugge lo spazio pubblico comune necessario per confrontarsi sui fatti reali.
E già, per questo anni fa mi costruii una moto del tempo, per fuggire a tutto ciò, ma anche per non farmi raggiungere dalla velocità contro il pensiero libero dai pregiudizi: Per Arendt, la verità richiede tempo e riflessione. Ci direbbe che c’è necessita di rallentare. Da qui l’utilizzo di un simbolo (logo) della "Lumaca" con il quale la nostra associazione ha promosso diverse iniziatizia di meditazione e riflessioni tra "clown dotti-sociali, sul prendersi cura.
La propaganda sui social invece punta sull’impatto emotivo immediato alla veloce reazione dell’istinto animale, facendoci perdere l’intelligenza riflessiva, unica caratteristica che ci fa ritornare umani. Quando reagiamo d’istinto a un post, smettiamo di esercitare il “pensiero critico”, che anche per Arendt è l’unico vero antidoto alla “banalità del male”. In pratica, i social media hanno reso la “distruzione del senso della realtà” di cui parlava Arendt un processo automatico e pervasivo, trasformando ogni utente-cliente in un potenziale veicolo di propaganda, spesso senza che ne sia consapevole.
Conclusioni?
Mah, Non so, ci provo! O meglio più che conclusioni mi auspico un buon inizio…e visto che tra poco è Pasqua una buona resurrezione a tutti.
In questo contesto è ancora possibile ricostruire un “terreno comune” di verità, o siamo ormai destinati a vivere in realtà parallele? Io la moto del tempo già me lo sono costruita e se vi va vi posso fare un lezio maestrale per costruirvene una anche voi.
La riflessione per un nuovo inizio tocca un paradosso: la crisi di un’istituzione può diventare il terreno per una sua rifondazione o per la nascita di nuovi equilibri?!
Dal punto di vista di Hannah Arendt, quello che stiamo osservando con gli attacchi di Donald Trump all’ONU — culminati nel gennaio 2026 con l’annuncio del ritiro degli Stati Uniti da oltre 60 organizzazioni e agenzie internazionali — rappresenta una sfida diretta a quello “spazio comune” di cui parlavamo.
Ma ecco che Ardent mi illumina con la sua filosofia e mi aiuta a leggere questa mia auspicata possibilità di coltivare la speranza di vivere bene:
La fine di una “finzione”.
Trump potremmo dire che ha scoperto gli altarini dell’animo americano che partorno però da lontano come abbiamo potuto vedere prima con alcuni esempi e qui ricordo: dallo sterminio dei Nativi d’America; anima che ha sempre modificato la realtà attraverso la menzogna. Cosi come provare ad educlorarla come ha fatto Walt Disney utilizzando le store e le favole dei Nativi d’America per farli apparire più buoni. D’altronde Walt Disney non poteva che nascere negli USA per aver attinto al patrimonio culturale delle immaginifiche storie dei Nativi. Uno dei libri più belli che raccontano cio è certamente "Onorare il Grande Spirito" (F.Garnero - Ed. Bompiani 1999). Non è più in ristampa, ma se lo trovate leggetelo è bellissimo.
La storiella: Ricordo qui un’intervista di Massimo Troisi dove parlando dall’America sottolineava il fatto che gli americani sono tutte bravissime persone, perché loro fanno le guerre, per sostenere il cinema e le serie televisive. Pure io sono cresciuto con la serie televisiva di Rint Tin Tin (1954-1959), salvo poi capire che era una fregatura. Una storia falsificata per giustificare lo sterminio dei Nativi d’America. Azz! Ed io che pensavo che Rusty, Rip e O’Hara erano i buoni e gli indiani i cattivi.
Ora, sulla stessa critica all’ONU, definendola un’istituzione di “parole vuote” ed incapace di agire, sembra, drammaticamente parlando, più la trama di un film muto o meglio del peggior sordo che è quello che non vuole sentire (ascoltare gli altri).
Ma mi chiedo: ma loro non l’hanno sempre fatto, perché ci scandalizziamo?
Arendt sosteneva che la verità di fatto è superiore a qualsiasi opinione. Se un’istituzione non riflette più la realtà dei rapporti di forza o non riesce a garantire la pace, per un pensatore arendtiano – come me! sic – smascherare questa inefficacia potrebbe essere il primo passo (doloroso) per la salvezza di tutti, compresa la Sua…e dai avete capito parolo di Trump...a me sta simpatico Trump, penso che in futuro ci faranno molti film comici con il suo personaggio.… e per tornare a guardare in faccia la realtà, anziché rifugiarsi in retoriche e rassicuranti, ma impotenti elucubrazioni mentali, si prenda atto di ciò e si dica cosa si vuole costruire in alternativa. Senza pensare che si possa sopravvivere su questo mondo senza confrontarsi con gli altri. Infatti, alcune “trampate” (lui) le sta già ricevendo proprio dai suoi stessi elettori. Quindi non disperiamo!
Lui forse dovrà vivere probabilmente di più il rischio d’isolamento: I segnali in giro per il mondo mi fanno ben sperare. Certo la preoccupazione che possiamo sentire è fondata sul concetto di creazioni di “spazi pubblici”. Per Arendt, la libertà esiste solo “tra” gli uomini solo se questi riusciranno a sedersi e parlare. Aggiungo a “mettersi in cerchio” ed ascoltarsi.
Ciò nel senso che se gli Stati Uniti si ritirano dal multilateralismo (come avvenuto con l’uscita dalla convenzione sul clima e da agenzie come UN Women), quello spazio di mediazione si restringe. Senza un luogo dove i fatti siano riconosciuti da tutti, resta solo lo scontro di poteri nudi o di narrazioni ideologiche contrapposte.
L’obiettivo quindi comune della sopravvivenza deve essere il praticare la (tua) speranza, affinché il mondo ritrovi “luoghi di confronto ed obiettivi comuni”, ciò risuona con l’idea stessa di Arendt della politica come cura per il mondo (amor mundi). Quando le strutture vecchie crollano, gli individui sono costretti a “ricominciare”. La capacità di ricostruire è la principale facoltà umana che anche lei amava di più: la natalità ed io ci metto la resurrezione.
Il fallimento o l’attacco a un sistema può, paradossalmente, costringere gli altri attori globali a prendersi una responsabilità diretta che prima delegavano, ricostruendo una solidarietà basata non più sulla burocrazia, ma sulla necessità vitale di sopravvivere a sfide come le ingiustizie, il clima e la fame nel mondo, etc
In breve, l’attacco di Trump, così come di Netanyahu e Putin alla pace nel mondo, agisce come un reagente chimico: distrugge le vecchie forme, ma proprio questa distruzione costringe tutti a decidere se vogliamo davvero abitare un mondo comune o rassegnarci anche noi come loro all’isolamento.
La speranza per me come credo per Arendt, non è un ottimismo passivo, ma risiede nella capacità degli esseri umani di agire insieme per creare qualcosa di nuovo, dove oggi ce solo paura, disperazione e tristezza, il vuoto? Ma che! Io so che è solo dal vuoto, che tutto ri-nasce.
Buona Pasqua e Buona Resurrezione a Tutti, Clown Nanosecondo, al secolo Enzo Maddaloni
P.S. Qualcuno mi dirà ma non hai detto una parola sulla situazione a Gaza ed Israele? Perdonate ma anche Hannah Arendt s sarebbe molto arrabbiata con Netanyahu. E poi sinceramente ho sentito il mio angelo custode Mercuzio e mi ha detto che U’Mast suoi sì, sì, “Lui” si è riservato di farci sapere cosa posso dire e cosa no. Figuratevi che manco a Lui nella domenica delle palme scorsa lo hanno fatto entrare a Gerusalemme con l’asino, per paura che qualche terrorista gli potesse mettere una bomba sotto la sella dell’asino e poi come al solito tutti avrebbero dato la colpa a loro. In verità circola pure un’indiscrezione. Pare che anche per Lui ci sia una segnalazione alle Questure in Italia per un accertamento, dopo le nuove leggi-misure di prevenzione contro l’antisemitismo e per evitare altre sue alzate di teste nel tempio. Pare che sarebbe anche già pronto un fermo preventivo, appena sposta la pietra e mette la testa fuori. Insomma la cosa è ingarbugliat’assaie!
Nota a margine per coloro che verranno:
Ri-Sottolineo un’ultima riflessione sulla differenza e l’uso dei due termini: bugia e menzogna. Il nostro diritto – dovere resta sempre quella del vecchio detto: ascolta sempre più campane e fatti tu l’idea di dove sta la verità …e già lo dicevo prima “..non esiste la verità, ma le verità!”. Adesso mi sono anche ricordato chi me la disse questa frase: fu mio figlio Andrea; a conclusione di un cerchio della parola.
Bibliografia di Riferimento: Tra passato e futuro; La menzogna in politica; L’Umanità in Tempi Bui; di Hannah Arendt (cosi come altri suoi saggi – diverse edizioni); Onorare il Grande Spirito" F.Garnero - Ed. Bompiani 1999; "Mettiamoci in Cerchio" di Enzo Maddaloni e Sidney Journò - Edizioni La Meridiana 2012.
Logo articolo "La Lumaca" disegno di Andrea Maddaloni (mio figlio), per il libero apprezzamento. La lumaca resta una creatura saggia e gentile, che porta un’aria di tranquillità e simboleggia l’importanza della cura di sé, della consapevolezza e di un profondo senso di armonia. La lumaca è un potente simbolo di trasformazione: ci guidano attraverso le sfide della vita e ci aiutano a crescere con ogni esperienza. La loro forma a spirale, a base delle forme primordiali dell’universo con le sue galassie, ci serve a ricordare costantemente che ogni fase della vita si basa sull’ultima, creando un viaggio significativo. Abbracciare le lezioni e il simbolismo dalle lumache, condiviso anche da altre e diverse culture, può arricchire le nostre vite, favorendo una profonda comprensione della nostra crescita personale e dell’importanza di mantenere un approccio equilibrato e paziente agli ostacoli della vita. Questo disegno è stato anche il logo di diverse iniziative che abbiamo realizzato con la nostra associazione di clown dotti sociali Comunità RNCD odv della quale sono Presidente pro tempore.
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