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Sudan: 8 milioni di bambini senza scuola da 500 giorni

In Sudan la guerra ha privato milioni di bambine e bambini del diritto all’istruzione.

di Redazione - mercoledì 28 gennaio 2026 - 454 letture

Dall’aprile 2023 oltre 8 milioni di minori, hanno perso circa 500 giorni di scuola, una delle chiusure scolastiche più lunghe al mondo. A differenza di altri contesti, l’apprendimento a distanza non è un’opzione praticabile per la maggior parte dei bambini sudanesi, lasciati senza alternative educative e senza spazi sicuri in cui crescere.

In vista della Giornata Internazionale dell’Educazione, istituita dalle Nazioni Unite per sottolineare il ruolo chiave che essa svolge per la pace e lo sviluppo sostenibile, denunciamo una delle crisi educative peggiori al mondo: quella che sta colpendo i bambini e le bambine in Sudan.

I quasi 500 giorni di scuola persi superano del 10% i circa 440 giorni di lezioni persi nelle Filippine durante la pandemia, il Paese che più a lungo ha tenuto chiuse le scuole per il COVID-19. La chiusura prolungata delle scuole in Sudan rappresenta uno degli impatti più devastanti del conflitto in corso. Oggi poche scuole sono operative: nel Darfur settentrionale, dove i combattimenti continuano, è aperto solo il 3% degli istituti. Seguono il Kordofan occidentale (15%), il Darfur meridionale (13%) e il Darfur occidentale (27%). Molti edifici scolastici sono danneggiati o utilizzati come rifugi per le famiglie sfollate, rendendo sempre più improbabile per milioni di bambini il completamento del proprio percorso di studi.

Alla chiusura delle scuole si aggiunge la mancanza di risorse per sostenere il personale educativo. Molti insegnanti non ricevono lo stipendio da mesi e sono costretti ad abbandonare il proprio lavoro. Senza finanziamenti immediati per garantire salari, ripristinare gli spazi di apprendimento e fornire materiale didattico essenziale, il sistema educativo sudanese rischia il collasso totale.

“L’istruzione non è un lusso per loro, è un’ancora di salvezza che li protegge dallo sfruttamento, dai matrimoni precoci e dal reclutamento nei gruppi armati. Offre sicurezza, stabilità e speranza per il futuro” ha dichiarato Inger Ashing, CEO di Save the Children International, che di recente ha visitato scuole e centri di apprendimento a Port Sudan, River Nile e Khartoum.

Operiamo in Sudan dal 1983 e oggi siamo presenti in nove dei 18 Stati del Paese, sostenendo oltre 400 scuole nonostante la grave crisi umanitaria. I nostri interventi includono la distribuzione di pasti, la fornitura di materiale scolastico e uniformi, la ristrutturazione degli edifici e il sostegno agli insegnanti attraverso incentivi e formazione, compreso il supporto psicosociale.

Durante una recente visita, la nostra CEO Inger Ashing ha raccolto un messaggio chiaro dai bambini incontrati: vogliono tornare a scuola, sentirsi al sicuro e costruire il proprio futuro. Per questo chiediamo con urgenza maggiori fondi per ripristinare ed espandere servizi educativi sicuri e di qualità. Senza un investimento immediato nell’istruzione, rischiamo di condannare un’intera generazione a un futuro segnato dal conflitto anziché dalle opportunità.

Per approfondire, leggi il comunicato stampa


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