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Succede a Taranto: “Sembra che nessuno ci ascolti”

Gli operai dell’indotto ex Ilva sono scesi in piazza a Taranto il 14 settembre 2026. Uno sciopero di 24 ore che ha visto gli operai sfilare per la città.

di Salvatore A. Bravo - martedì 15 settembre 2026 - 339 letture

Gli operai dell’indotto ex Ilva sono scesi in piazza a Taranto il 14 settembre 2026. Uno sciopero di 24 ore che ha visto gli operai sfilare per la città. Le lettere di licenziamento sono ormai partite a seguito dello spegnimento dell’area a caldo entro ottobre. Gli operai hanno mostrato il vero volto del lavoro in Italia: solitudine e divisione. Il disprezzo verso i lavoratori è la normalità del nostro tempo a capitalismo integrale. Disprezzo sintetizzabile nelle parole di un operaio che all’intervistatore ha detto:

“Sembra che nessuno ci ascolti”.

Le rare immagini, prive di dibattito reale, che i servizi televisivi hanno mandato in TV mostrano operai anziani e stanchi che tremano al pensiero del licenziamento. Per loro e per i loro cari, se i licenziamenti fossero confermati, il futuro si chiude oggi.

Gli operai dell’ex Ilva e i lavoratori non sono ascoltati, anzi le oligarchie padronali, perché tali sono, usano la rabbia e la disperazione dei subalterni per i loro giochi di potere. Gli operai dell’indotto sono usati per fare pressione sui poteri centrali in modo che si giunga ad una “decisione” che non scontenti i padroni. L’unico dato è la solitudine politica degli operai. La sinistra ufficiale, sensibile ai diritti individuali, non era presente a Taranto. La Schlein erede del Partito comunista tace, perché il cuore del PD batte per il capitale e per il mercato.

La mobilitazione è stata organizzata da Fim, Fiom, Uilm e Usb. Dove erano gli altri sindacati? Dove era la politica incapace di dare risposte da decenni? Dove erano gli altri lavoratori? La divisione fra i subalterni favorisce i padroni e uccide il futuro e il presente di operai e famiglie che si ritroveranno senza presente e senza futuro. In una nazione che si dichiara europea ed è sempre pronta a far usare le proprie basi per bombardare gli stati in cui i diritti elementari non sono rispettati, a Taranto, gli operai devono scegliere tra lavoro e morte. Gli interventi dello Stato e dei padroni sono stati insufficienti a garantire la vita degli operai e dei cittadini, ma dinanzi alla possibilità della lenta morte per disoccupazione non sappiamo cosa sceglierebbero gli operai.

La magistratura ha fermato con l’ordinanza l’area a caldo in difesa della salute e della vita. La conseguenza è stata il licenziamento sempre più concreto di ben 2500 operai. A Taranto non c’è futuro per gli operai e per gli impiegati e si avvia a diventare una realtà deindustrializzata e senza futuro. Una politica insensibile al “grido di dolore di tanti” non ha il coraggio di risposte radicali e coraggiose per rispondere alla tragedia che Taranto vive da decenni. Questa è la classe politica che abbiamo; il lavoro è stato umiliato e precarizzato. Il disprezzo per i lavoratori dipendenti conduce al silenzio a cui stiamo assistendo in questi giorni bui per Taranto e per tutti i lavoratori.

Dovremmo reimparare il messaggio con cui Marx chiuse il Manifesto del Partito comunista:

“I proletari non hanno da perdervi che le loro catene. Hanno un mondo da guadagnare. PROLETARI DI TUTTI I PAESI, UNITEVI!”.

Nel frattempo la Bce ha lanciato un sondaggio fra i cittadini per scegliere le immagini delle nuove banconote. Questa è la democrazia europea e italiana, in cui i cittadini sono chiamati a scegliere l’inessenziale. La democrazia del “niente” è la nostra amara realtà, dobbiamo accontentarci di queste farse, in cui siamo chiamati a scegliere le immagini delle banconote e non certo il loro uso.


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