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Strade di Lentini e strade della politica

Quando il consenso (politico) passa attraverso le strade. La toponomastica a Lentini.
di Ferdinando Leonzio - mercoledì 7 ottobre 2020 - 1049 letture

Ogni regime – autocratico, aristocratico, democratico, partitocratico, autoritario o totalitario che sia – cerca, in un modo o nell´altro e con analogo fervore, il consenso popolare. Lo fa per legittimare il suo potere e, soprattutto, per renderlo forte e possibilmente inamovibile.

Lo fa non solo nei modi classici ed evidenti, attraverso le apparizioni televisive, i giornali amici, la manipolazione delle notizie, le telefonate suadenti, i cartelloni ammiccanti, la pubblicità sui network, i comizi, i manifesti, i volantini… ma anche con strumenti per cosí dire indiretti, a volte piú „discreti“, ma altrettanto efficaci.

Per esempio, cercando di asservire (in cambio di favori e concessioni) le religioni: si pensi al Faraone, sempre affiancato dal Gran Sacerdote, che ne garantisce l´origine divina; al capotribú che cerca il sostegno dello „stregone“, monopolista di un potente miscuglio di magia, religione, filosofia e medicina; all´imperatore romano che assume anche la funzione di Pontefice Massimo, per garantirsi, anche attraverso il controllo delle loro coscienze e delle loro paure, la fedeltà dei sudditi; ai medioevali imperatori del Sacro Romano Impero, che si facevano incoronare dai papi, a dimostrazione della sacralità del loro potere, ottenuto – dicevano - „per grazia di Dio“. Spesso i „poteri“ utilizzano la ben collaudata „psicologia di massa“ trasmettendo messaggi di forza e di coesione politica e sociale, come le „adunate oceaniche“, il ritmato passo dell´oca, le imponenti sfilate militari, gli inni di regime, la mitizzazione dei capi…

Naturalmente ci sono anche mezzi meno importanti, che tuttavia portano acqua al mulino del potere: il nepotismo, il clientelismo, il paternalismo, le frasi celebri degli avi, il concedersi a foto con gli smarphone, il dispensare sorrisi, strette di mano e autografi, ecc.

Di quest´ultimo gruppo fanno parte la toponomastica viaria e le scritte murarie, le quali contribuiscono ad esaltare e a tenere vivo il ricordo di personaggi e imprese capaci di far vibrare le corde dell´emotività di massa e di chiamare il popolo a stringersi attorno alle „comuni“ ascendenze, in cui tutti, governanti e governati, possano riconoscersi. Ovviamente lasciando le cose come sono, cioé col regime che le propone o le impone.


A proposito di quest´ultimo „espediente“ ecco, qui sotto, alcune interessanti variazioni della toponomastica viaria della Città di Lentini.

La maggioranza che negli anni della prima guerra mondiale governava Lentini, espressione del popolarismo, com´era allora chiamata l´alleanza tra moderati e socialriformisti, e che era di chiaro orientamento interventista, adottò due importanti deliberazioni per ricordare due illustri patrioti e, di conseguenza, incitare la popolazione che, come si vedrà nel dopoguerra, era di tutt´altro orientamento, a emularli, dando il suo contributo alla guerra patriottica, come fu inizialmente chiamato il primo conflitto mondiale (1914-1918).

In data 29 giugno 1915, cioé a poco piú di un mese dall´entrata in guerra dell´Italia, il Consiglio Comunale deliberò di intitolare la Piazza dei senatori, ancora in costruzione, al patriota (repubblicano!) triestino irredentista Guglielmo Oberdan, la cui giovanissima esistenza (24 anni) era stata troncata dall´ignominioso capestro austriaco il 20 dicembre 1882.

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Lentini, piazza Oberdan - 4 ottobre 2020 - © Girodivite.it

Poco piú di un anno dopo, precisamente il 12 luglio 1916, in seguito all´impiccagione, anch´essa voluta dal potere asburgico, del patriota socialista e irredentista trentino, già deputato al parlamento di Vienna, Cesare Battisti, poi divenuto tenente dell´esercito italiano, il consesso civico deliberò di intitolargli la piccola, ma centralissima piazza situata all´inizio di Via Conte Alaimo.

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Lentini - piazza Cesare Battisti - © Girodivite.it
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Lentini - piazza Cesare Battisti - © 11 ottobre 2020, Girodivite.it

Era il periodo in cui la morte dell´imperatore austriaco Francesco Giuseppe (1916) veniva in città ricordata – al rintocco dei dodici colpi dell´orologio della piazza - dalla cantilena popolare Manzionnu sta sunannu/ Ciccu Peppi sta murennu...(mezzogiorno sta suonando/ Cicco Peppe sta morendo).

I lentinesi, comunque, il loro contributo lo diedero, a quella che il papa Benedetto XV aveva definito inutile strage: 213 morti, 214 mutilati, 55 invalidi.

Il dopoguerra premiò coloro che con piú coerenza si erano opposti alla strage e cioé i socialisti, a Lentini guidati da Delfo Castro, pittore di carretti; i quali socialisti, andati vittoriosi ed esultanti al governo del Comune nel 1920, misero euforicamente mano alla toponomastica viaria cittadina, che con la delibera del 28 agosto 1921, fu letteralmente „rivoluzionata“ da svariati richiami al socialismo.

Ci furono dunque vie intitolate ad alcuni scrittori: al socialista Edmondo De Amicis (autore, fra l´altro, del libro Cuore), al positivista Mario Rapisardi (illustre poeta catanese); al grande romanziere francese Victor Hugo (autore de I miserabili e amico di Garibaldi); naturalmente altre vie ricordavano vari politici: Carlo Marx (filosofo tedesco, fondatore del socialismo „scientifico“), Andrea Costa (primo deputato socialista al parlamento italiano); Nicola Petrina (dirigente dei fasci dei lavoratori messinesi); Jean Jaurés (leader dei socialisti francesi, assassinato nel 1914 da un nazionalista per il suo pacifismo).

Non mancavano i riferimenti a simboli e ideali socialisti: Via del Popolo, Via del Lavoro, Via degli Operai, Via delle Spighe, Via dell’Avvenire, Via Primo Maggio, Via Rossa, Via Falce e Martello, Via della Pace, Via Nuova Civiltà, Via Uguaglianza, Via Giustizia.

Tutto sarà, ovviamente, cancellato dalle amministrazioni fasciste, che dal 1923 al 1943 governarono Lentini.

Con l´ingresso in città delle truppe inglesi (15-7-1943), le cose cambiarono e, ancora una volta, cambiarono anche le intitolazioni di varie strade.

Il colonnello Bugliarello, ultimo podestà, confermato nella carica dagli Alleati e poi (23-10-1943) dagli stessi ridenominato sindaco, con propria delibera del 21 agosto 1943, decise che il ginnasio cittadino non sarebbe piú stato intitolato ad Arnaldo Mussolini (fratello del Duce, morto nel 1931), ma al piú illustre figlio della Città, il grande sofista Gorgia (denominazione in seguito estesa al liceo classico, quando esso sarà istituito a Lentini).

Bugliarello decise pure che la piccola strada già dedicata a Michele Bianchi („quadrumviro“ della Marcia su Roma, morto nel 1930) fosse dedicata invece al grande poeta Giosué Carducci, mentre la strada già intitolata a Rodolfo Graziani (generale fascista) fu rinominata Via Pietro Colletta (patriota e storico napoletano); Via del Progresso Fascista, perse l´ormai deprecato aggettivo e divenne la piú neutra Via del Progresso. Saltò invece del tutto la piú sfacciata Via 28 ottobre (data della Marcia su Roma) che fu assegnata al filosofo Giordano Bruno; stessa fine per la baldanzosa e squadristica Via San Manganello, ora dedicata al patriota veneziano Daniele Manin.

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Lentini - via del Progresso - 4 ottobre 2020 - © Girodivite.it

La piazzetta, oggi conosciuta come „la rotonda“, già denominata Costanzo Ciano (consuocero di Mussolini) divenne l’anonima Piazza dell´Unione. Ma solo per poco, perché il nuovo sindaco (dal 13-11-1943), l’ex maggiore dei carabinieri Vincenzo Magnano di San Lio, di sentimenti monarchici, la ridedicò a Giuseppe Luigi Beneventano („Barone della Corte e senatore del Regno“, come è scritto nel suo monumento in Villa Gorgia).

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Lentini - piazza Beneventano - © 11 ottobre 2020, Girodivite.it

Il nuovo sindaco si spinse anche piú oltre, intitolando Via Siracusa al martire socialista Giacomo Matteotti (assassinato da una squadra fascista il 10 giugno 1924).

Col ritorno della democrazia, si intitolarono alcune strade a illustri esponenti dei partiti antifascisti: Alcide De Gasperi (DC), Luigi Einaudi (PLI), Ugo La Malfa (PRI), Giorgio La Pira (DC), Girolamo Li Causi (PCI), Luigi Longo (PCI), Piersanti Mattarella (DC), Aldo Moro (DC), Pietro Nenni (PSI), Sandro Pertini (PSI), Palmiro Togliatti (PCI).

Naturalmente non potevano mancare i riconoscimenti ad alcuni politici locali di grande spessore: Filadelfo Castro (sindaco), Otello Marilli (sindaco e deputato nazionale e regionale), Francesco Marino (deputato regionale).

Sempre in tema di politici locali, sarebbe bene se qualcuno si ricordasse di aggiungere al gruppo altri tre grandi politici lentinesi: Nello Arena (oratore facondo, trascinatore di masse e sindaco della Città); Enzo Nicotra (deputato nazionale lentinese per tre legislature) e Mario Strano (famoso leader contadino e deputato regionale).

Il quadro sopra tratteggiato non sarebbe completo se non rilevassimo, sempre a Lentini, e nel ramo delle iscrizioni, un caso apparentemente „curioso“. Esso riguarda l´intitolazione di quattro importanti arterie cittadine ad altrettanti esponenti di primissimo piano della Casa già regnante in Italia, quella dei Savoia.

Al referendum istituzionale del 1946 prevalse, com´è noto, la Repubblica, col 54,2 % dei voti, ma a Lentini la percentuale salí al 65,8 %. Per molti anni ci sono stati, al vertice dell´Amministrazione Comunale, esponenti di partiti dichiaratamente repubblicani e precisamente 7 comunisti, 4 socialisti, 2 socialdemocratici e 1 del PDS, per non parlare dei cristiano-democratici di orientamento repubblicano. Per molto tempo ha operato in Città il PRI, che ha spesso avuto un ruolo non secondario.

Ebbene, nessuna di queste forze politiche ha ritenuto di rimuovere, dopo l’avvento della Repubblica, quegli espliciti riferimenti all´epoca della Monarchia.

È comprensibile questa „distrazione“ per il primo Re d´Italia, Vittorio Emanuele II, ormai ritenuto, nel sentire popolare e nei sussidiari delle scuole elementari, uno dei quattro padri della patria che fecero l´Italia, assieme a Giuseppe Mazzini, Camillo Benso conte di Cavour e Giuseppe Garibaldi (ma i rapporti fra i quattro non erano precisamente idilliaci...).

Si capisce un po’ meno se si considerano gli altri reali personaggi: il successore Umberto I, „il re buono“, che però nel 1898 aveva insignito con la Gran Croce dell´Ordine militare dei Savoia il generale Bava Beccaris, che aveva represso nel sangue, a Milano, la cosiddetta protesta dello stomaco (dimostrazioni popolari per l´aumento del prezzo del pane). O sua moglie, la regina Margherita, anch´essa „tifosa“ di Bava Beccaris, alla quale il poeta Giosué Carducci dedicò l´ode Alla regina d´Italia e (pare) lo chef napoletano Raffaele Esposito l´omonima pizza.

Ma piú ancora stupisce la intitolazione di una centralissima via della Città al figlio della coppia di cui sopra, Vittorio Emanuele III, che era riuscito in un´impresa non facile: si era guadagnata l´ostilità sia degli antifascisti, per essersi rifiutato, nel 1922, di firmare lo stato d´assedio che avrebbe impedito la Marcia su Roma, evitando al Paese vent´anni di dittatura e una guerra disastrosa; sia dei fascisti, perché il 25 luglio 1943 aveva deposto Benito Mussolini (subito dopo arrestato), determinando cosí il crollo del regime. Lo stesso Vittorio Emanuele III aveva preferito abdicare, un mese prima del referendum istituzionale, per evitare il giudizio popolare e magari, chissà, salvare la monarchia.

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Lentini - Via Vittorio Emanuele III - © 11 ottobre 2020, Girodivite.it
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Lentini - via Regina Margherita - © 11 ottobre 2020, Girodivite.it

A ben riflettere, però, quei quattro nomi non hanno piú le finalità ideologiche e psicologiche che probabilmente avevano in origine: essi sono ormai svincolati da ogni riferimento al passato e sono invece entrati nel sentire comune dei cittadini.

Lasciare le cose come si erano trovate in fondo è stata una scelta di puro buon senso, una scelta culturale di salvaguardia della Storia e delle tradizioni cittadine.



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