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Storia di guerre

Il 13 febbraio la British Royal Air Force dà avvio ad uno dei più distruttivi bombardamenti della Seconda guerra mondiale. L’obiettivo, la città di Dresda
di Piero Buscemi - mercoledì 13 febbraio 2019 - 1869 letture

Se si analizzasse la cronologia degli eventi che, durante la carriera scolastica di un qualsiasi allievo del passato o del presente, è costretto a studiare sui libri di storia, quello che emergerebbe è una carrellata infinita di ricostruzioni dettagliate da particolari di strategie, dettate da grandi condottieri o generali, tutti racchiusi in una drammatica parola: guerra.

E’ un percorso drammatico, intriso di statistiche di perdite sul campo, conquiste mirabili e una sorta di apologia dell’orrore che ha attraversato e attraverserà i secoli della storia dell’uomo. Ci sarebbe da chiedersi se non ci sia una sorta di masochismo a ripercorrere tutte quelle morti, il sangue di innocenti, quasi sempre civili, le evoluzioni tecniche degli strumenti di morte, dagli oggetti scalfiti nella pietra alle armi chimiche o, scusateci la banalità, quelle intelligenti.

C’è anche molta ingenuità nel cercare in tutte quelle battaglie le orme da ripercorrere, sulle quali edificare futuri e rivendicazioni nazionalistiche. Ed invece, si può racchiudere tutto in una proposta educativa che, a turno governi emancipanti, decidono di proporre per togliere il disagio di un fardello da far trascinare sulle spalle dei futuri studenti, come quella di eliminare una materia scolastica da un programma didattico.

Accanto tutto questo, le celebrazioni, le ricorrenze, le "per non dimenticare". Cos’altro ancora? Cosa occorre ancora per dire basta? Non saranno i ministri dell’istruzione a cancellare tutto questo, a mettere sotto la sabbia dell’oblio l’indole assassina dell’umanità, progredita a distinguersi da tutto il resto del mondo animale che segue solo un naturale istinto di sopravvivenza.

Anche la scelta delle parole utilizzate per descrivere le guerre, diventa un artificio ripetitivo di parole che si cadenzano con la vergogna del già detto. Attacco, vittime, distruzione, sopravvissuti, profughi. Tante altre se ne potrebbero citare, sapendo di non dire, in ogni caso, niente di nuovo. Come diventa inutile la parte del cronista di guerra.

Ci sarebbe davvero da perdersi tra le date da scegliere e da far cadere dai calendari, alle quali aggrapparsi per provare a riconoscersi. L’Olocausto, gli eroi della Prima guerra, o le gesta di Alessandro Magno. Magari altri carnefici in nome di un ideale da far condividere al resto dei propri simili, che non comprendono, che non metabolizzano il sacrificio di vite umane per una pace definitiva, alla quale non crede più nessuno.

Tra tutte queste date, perché non ricordare quel lontano 13 febbraio 1945, quando alla fine di una delle tante vigilie di una nuova falsa proclamazione di un periodo di pace, la British Royal Air Force, coadiuvata dagli alleati storici statunitensi, avviarono la distruzione della città tedesca di Dresda. Tre giorni di gioco al massacro. Le solite motivazioni di sacrificio necessario, per tutelare non si sa bene chi, non si sa bene cosa. Ragion di stato, strategia bellica, forse solo follia disumana e vendetta. Perché il sangue e l’arroganza si ripaga con la stessa moneta. Basta solo propagandare le motivazioni dei buoni e quelle dei cattivi, anche se i buoni utilizzano sempre le stesse violenze che hanno reso altri uomini, cattivi.

Anche in quell’occasione si sono catalogati dati statistici da farci studiare sui libri di storia. Ottocento aerei coinvolti in quella operazione di pulizia etnica. Millecinquecento tonnellate di bombe esplosive, altre milleduecento incendiarie. Poi, solo tanti morti. Troppi. Sufficienti da crearci altre speculazioni e propagande del giusto e del necessario. Numeri ballerini e crudeli, con i quali giocare i ruoli degli eroi e dei militi ignoti. Migliaia di civili, forse centinaia di migliaia. Che importanza ha saperlo con esattezza, se ogni vita sacrificata per un’idea di guerra giusta, appare così stupida anche solo nel provare a scriverla?

Viene voglia di rileggere Mattatoio n. 5 di Kurt Vonnegut, che ha saputo regalarci un ricordo più umano di questa altra follia dell’uomo. Se d’umano c’è ancora qualcosa da difendere, in questo nostro percorso di odio giustificato senza il quale, sembra, non si riesca a vivere. Avremo tre giorni di tempo per riflettere e cercare di capire. Tre giorni, come quelli che impiegarono i bombardieri a radere al suolo la città di Dresda. Poi non resterà che andare a spulciare sul calendario un’altra strage da tramandare ai posteri e regalare un giorno di ricorrenza da far sventolare sui colori, sempre più sbiaditi, di una timida bandiera iridata.


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