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Storia di Piero. Frammenti d’inquietudine in Querelle, di Piero Buscemi

"Querelle", pubblicato da Prospettiva Editrice (Roma, 2004) nella collana On the road, è l’opera seconda di Piero Buscemi, collaboratore di Girodivite

di Maria Gabriella Canfarelli - mercoledì 26 gennaio 2005 - 5285 letture

Storia di Piero. Frammenti d’inquietudine in Querelle, di Piero Buscemi.

Un racconto lungo a carattere autobiografico, un memoriale per fermare il desiderio di fuga: storia di Piero e amici, giovani inquieti e dibattuti tra l’esistenza e il vuoto, tra desiderio e disamore, ricordi che si snodano con un disincanto feroce, per slittamento e sovrapposizione temporale. "Querelle", pubblicato da Prospettiva Editrice (Roma, 2004) nella collana On the road, è l’opera seconda di Piero Buscemi, che vive e lavora a Siracusa (torinese di nascita), collaboratore di Girodivite.

I luoghi scorrevoli dell’attraversamento (dal Regno Unito a Roma, da Messina alla costa ionica) offrono indizi di questa insofferenza, ma è la scrittura (nervosa, a scatti, come lampo fotografico) codice e affresco di spaesamento: in una sorta di "libertà vigilata" il pensiero vaga, misura del vagabondaggio kerouachiano che talvolta si illude di riscoprire l’esistenza " solo quando mi sono trovato sopra il treno che mi riconsegnava al mio paese".

Il respiro dell’aria di casa, e il recupero della lingua connessa alla familiarità, paradossalmente fanno perdere di vista i punti di riferimento; certo sono gli anni Ottanta (si accenna al periodico d’inchiesta I Siciliani, fondati da Pippo Fava e alla morte di questi, che chiude il racconto), certo il linguaggio - il dialetto, le sue colorite invettive, la commistione tra prosaicità e prosa poetica - è, per certi aspetti funambolico, teso a mezz’aria, sospeso a metà d’un discorso. Difatti spesso il periodo è tronco, brutalmente interrotto, black out che azzera il flusso di coscienza. Pulsioni e sensazioni sono miscelate e contraddittorie: non il corpo viaggia, ma la mente con cui si controlla un rituale già conosciuto, mentre la ribellione s’acquatta e morde il freno, ed è irrisolta: " Mi sarei sentito più coerente mandando a fare in culo tutto quanto"; "quietare la veemenza e la presunzione che il mondo continuava a infierire contro di me".

I personaggi sono quasi privi di dialogo, e l’interazione è solo gestuale o mentale, non c’è una trama vera e propria, ciascuno di questi appare sperso in sogni e in desideri di conquista, ma la cifra più prepotente è il ghigno menefreghista, la irresolutezza per overdose di ambizioni verso cui scorrono le vite del protagonista e dei comprimari. Tuttavia, come non registrare la potenza del significato di frasi come: "Per un istante voglio solo ascoltare. Inghiottire una sana omelia paternale. Ricevere passivamente stantie cautele d’ammonimento"; "Non smetteremo mai di cercare risposte tra le foglie secche delle nostre idee inespresse. Ammutoliti, davanti alle indecorose richieste d’aiuto che filtrano muri divisori dei nostri rifugi". Viene da pensare al tedium vitae, alla condizione neghittosa che pure reclama di essere ascoltata e compresa.

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Querelle
Il libro di Piero Buscemi - In copertina particolare dei mosaici di Pompei

Una "Querelle", un progetto di vita e di scrittura, che si scontra con l’insoddisfazione rabbiosa e sfocia in un monologare talvolta cinico, talvolta amaro: "Dovremmo maneggiare con cura la saggezza, disposti ad affidarla a chi ce la richiede, senza che qualcuno dalla tomba ci annunci che dalla sua parte si sta meglio".


Aggiornamento 24 ottobre 2021: La seconda edizione dell’opera, edita da ZeroBook.



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