Spigolatura psicologica sulle domande «E allora? Qual è la soluzione?».

«E allora? Qual è la soluzione?» sono le domande in successione che mi vengono poste alla fine della mia descrizione a tinte fosche - evidentemente per eccesso di coinvolgimento - della grave situazione del paese...
di Gaetano Sgalambro - lunedì 16 settembre 2019 - 864 letture

«E allora? Qual è la soluzione?» sono le domande in successione che mi vengono poste alla fine della mia descrizione a tinte fosche - evidentemente per eccesso di coinvolgimento - della grave situazione del paese, il cui stato dell’arte, per me, è caratterizzato dall’assoluta mancanza delle sia pur minime risorse culturali e politiche, indispensabili per fermarne almeno il declino.

Mi si potrebbe dire, più o meno diplomaticamente, che sbaglio di grosso la mia diagnosi, invece no! E’ chiaro che quel «E allora?» dei vari interlocutori costituisce un secco colpo di spugna alle mie preoccupazioni a loro trasmesse, anche se non sono state dagli stessi contraddette, rinforzato dal successivo «qual è la soluzione?». Come dire non vediamo alcuna soluzione, per cui è meglio lasciar perdere.

Ciò tradisce il deliberato disconoscimento della grave crisi del paese, che sarebbe presa in considerazione solo a fronte dell’evidenza almeno di un suo briciolo di soluzione.

Parabola significa che i diversi cittadini del ceto medio-alto italiano, per censo economico e dottorale, con i quali ho interloquito, non affrontano il serio problema della grave crisi del paese, indiscutibilmente oggettivo, se non ne vedono la soluzione.

Laddove è lapalissiano che la soluzione non si può trovare se non la si vuole prima cercare.

Ma quanti sono i miei connazionali del detto ceto medio-alto che interpellati mi darebbero simili risposte? Credo moltissimi. Ecco uno dei motivi perché il paese non può uscire dalla crisi.

P.S.: Aggiungo un altro esempio tipico del modo di interloquire di coloro, parlo sempre degli interlocutori del suddetto ceto medio-alto, che invece riconoscono fondate le mie preoccupazioni sulla crisi: hai perfettamente ragione, mi dicono, ma devi riconoscere che è stato difficile, se non impossibile, evitare che ciò avvenisse, così com’è difficile ora trovare i modi di superarla.

Tradotto in termini concreti o politici ciò significa: lasciamo che le cose vadano per il loro destino naturale (!); nessuno di noi può farci niente. Ma sarà vero?


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