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Spadare: gli ambientalisti chiedono l’intervento del ministro

Le spadare sono veri e propri devastatori della fauna marina. E’ un sistema che cattura ed uccide tutto ciò che nuota nei loro pressi: ad esempio, delfini, tartarughe, balene e capodogli...

di Vincenzo Raimondo Greco - mercoledì 28 giugno 2006 - 3136 letture

Settanta chilometri di reti sequestrate e otto proprietari di pescherecci denunciati: un gran bel ‘colpo’ messo a segno dalla Guardia Costiera e dalla guardia di Finanza. L’operazione, effettuata nel Tirreno meridionale, è stata accolta con soddisfazione dalle associazioni ambientaliste. Ma dimostra anche come il fenomeno delle spadare non sia isolato. E questo nonostante la Procedura d’Infrazione avviata dall’Unione Europea contro l’Italia per l’uso di attrezzi da pesca che non garantiscono la tutela delle specie protette.

Non mi stupisco più di tanto della quantità di sequestri e delle illegalità constatate”, dichiara Ilaria Ferri, direttore dell’associazione Animalisti Italiani; “sono anni che denunciamo la totale anarchia del settore della pesca pelagica e il perdurare di attività illegali. Da anni è stata infatti garantita più o meno ufficialmente, dal precedente governo l’impunità ad alcuni settori della pesca”. Va detto che l’UE, già nel 1998 aveva bandito con il Regolamento n. 139 l’uso delle spadare dal 2002 e che i pescatori , per la riconversione delle loro attrezzature, hanno ricevuto cospicui indennizzi.

Ecco perché “il WWF - si legge in una nota dell’associazione -chiede al Governo di fare chiarezza sui 200 milioni di euro che l’Italia ha ricevuto fino al 2002 (anno del bando spadare) per la riconversione delle reti spadare a metodi di pesca più selettivi”.

Il perdurare delle spadare - conclude Ilaria Ferri -costituisce pertanto una vera e propria frode ai danni dell’UE e dello Stato Italiano, oltre a poter consentire motivo di ulteriori procedure di infrazione contro il nostro Paese”.

Pomo della contesa è il decreto sull’uso della rete ferrettara. Queste reti, una sorta di piccole spadare, sono state deregolamentate dal ministro De Castro che ha concesso un aumento della lunghezza (da 2 a 2,5 chilometri) della dimensione della maglia (da 15 a 18 centimetri) e della distanza dalla costa consentita (da 3 a 10 miglia, ovvero da 6 a 20 chilometri dalla costa).

Sono strumenti ‘tipici’ italiani, neppure contemplati dalle norme europee, rimessi in mare per esplicita richiesta dei pescatori per la cattura di ricciole, sgombri, sardine e acciughe. Ma occorre - dichiara Michele Candotti, segretario generale del WWF Italia - riflettere sui rischi/spreco di questo metodo: solo il 20% del pescato, anche se molto redditizio, andrà realmente sul mercato, il resto viene rigettato a mare. questo è un problema per l’ambiente ma anche per il futuro della pesca stessa, visto che incide sulle tasche dei pescatori ‘buoni’ costringendoli a competere con quelli di frodo”.

Era logico che facendo concessioni di questo tipo i pescatori ne avrebbero approfittato” dichiara Alessandro Giannì, responsabile della Campagna Mare di Greenpeace, a bordo della ‘Rainbow Warrior’. Per gli ambientalisti non si può procedere alla deregolamentazione delle ferrettare senza prevedere un meccanismo efficace di sanzioni in grado di eliminare “l’illegalità della pesca italiana”. A creare confusione non è solo l’allargamento della maglia della ferrettara ma, anche, la possibilità di potersi allontanare dalla costa fino a 10 miglia. In tal modo, afferma, Sebastiano Venneri, responsabile mare di Legambientei controlli diventano più faticosi. Le norme autorizzate dal decreto sono anche legittime ma hanno stabilito una preoccupante continuità tra reti lecite e illecite” .

Le spadare sono veri e propri devastatori della fauna marina. E’ un sistema che cattura ed uccide tutto ciò che nuota nei loro pressi: ad esempio, delfini, tartarughe, balene e capodogli. Solo negli anni novanta uccidessero circa ottomila cetacei, tra cui decine di capodogli.

Ancora oggi, ogni notte in questo periodo dell’anno le spadare calano reti così lunghe da fare due volte il giro del Mediterraneo” afferma Sofia Tsenikli di Greenpeace Grecia che dalla ‘Rainbow Warrior’, aggiunge mestamente: “tutti Paesi del Mediterraneo di Africa, Asia ed Europa devono essere uniti per raggiungere quest’obiettivo: fermare la pesca illegale e proteggere un mare da cui dipende la vita di milioni di persone”.

vincenzo.greco@girodivite.it


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