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Sovversione e anarchia nel cristianesimo in Jacques Ellul

Jacques Ellul è stato teologo e filosofo. Fu cristiano di fede protestante e la sua opera ha conosciuto la marginalità di chi osa rompere schemi e categorie ideologiche. Fu anarchico e cristiano...

di Salvatore A. Bravo - giovedì 14 maggio 2026 - 464 letture

Sovversione e anarchia nel cristianesimo in Jacques Ellul

Jacques Ellul è stato teologo e filosofo [1]. Fu cristiano di fede protestante e la sua opera ha conosciuto la marginalità di chi osa rompere schemi e categorie ideologiche. Fu anarchico e cristiano e tale binomio è stato oggetto di “incomprensioni e di indifferenza verso la sua opera”.

Il cristianesimo è associato in modo semplicistico alla violenza del potere e in tal modo non si è distinto l’istituzione della Chiesa dal messaggio cristico. Egli dimostrò tornando alla fonte, ovvero ai testi, la relazione tra l’esperienza cristiana e l’anarchia. La caduta del comunismo ha aperto spazi di discussione e di possibilità sulla ricostruzione del “comunismo”, pertanto la sua opera è oggi preziosa per la ricostruzione dell’alternativa.

Jacques Ellul scomparso nel 1994 riteneva che ci fossero le condizioni storiche per poter riportare l’anarchia nel dibattito della sinistra. Il cristianesimo in tale progettualità teorica sarebbe stato una delle sorgenti della “nuova sinistra”. Rifondare una “nuova prospettiva progettuale non può che implicare il compito di emanciparsi da preclusioni e giudizi ormai superati dalla storia. Il cristianesimo non è riducibile alle complicità tra Chiesa e potere.

La tesi del teologo francese è dirompente, poiché Gesù è anarchico e rivoluzionario radicale e condanna senza appello il potere in ogni sua forma. I Vangeli sono evidenti nel messaggio anarchico di Gesù, infatti nella “seconda tentazione” il diavolo cerca di ammaliare Gesù offrendogli il potere mondano, ma Gesù rifiuta, poiché il “potere” è il “male”, in quanto è sfruttamento e gerarchia e quindi offende la dignità dell’essere umano:

“Quando Gesù appare per la prima volta, all’inizio del suo ministero, i vangeli ce lo  mostrano alle prese con la tentazione. Il diavolo lo tenterà tre volte, ma quella che a noi qui interessa è la seconda di queste tentazioni: il nemico condusse Gesù su un’alta montagna, gli indicò tutti i regni del mondo e la loro gloria dicendogli: Tutte queste cose io ti darò se, prosternandoti, mi adorerai (Matteo 4, 89); o ancora: Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio. Se ti prostri dinanzi a me, tutto sarà tuo (Luca 4, 6-7). Ancora una volta, secondo me questi racconti non riferiscono dei fatti, né sollevano un problema teologico: il problema è piuttosto l’opinione che potevano avere i redattori di questi testi, la loro convinzione personale che essi così esprimevano” [2].

La condanna del potere, il quale deriva dal “diavolo”, è giudizio senza appello verso i potenti del mondo. Il loro dominio è il regno del “diavolo”, pertanto solo la rinuncia al potere umanizza e rende l’essere umano pienamente umano. La storia è lo spazio veritativo in cui il cristiano deve agire per trasformare il peccato sociale in consapevolezza della prassi. La natura dell’essere umano lo pone al bivio tra l’aspirazione al potere e la sua rinuncia. L’eccellenza etica e spirituale è nella rinuncia ad esso e nella fondazione di comunità di pari ed eguali. Il “regno” è già nella realtà mondana, mentre si è in cammino verso la pienezza della trascendenza:

“Ciò che questi testi dicono è veramente straordinario: tutta la potenza e la gloria di questi regni, dunque tutto quanto concerne la politica e le autorità, appartengono al diavolo, tutto ciò gli è stato dato ed egli lo dà a chi vuole. Dunque, coloro che detengono un potere politico l’hanno ricevuto dal demonio e dipendono da lui! (E non è senza importanza che, nel corso delle innumerevoli discussioni teologiche sulla legittimità del potere politico, non siano MAI stati citati questi testi). Ed essi sono tanto più importanti in quanto Gesù non lo nega, non dice: non è vero, tu non hai il potere sui regni e gli Stati.... Gesù non contesta questa affermazione, ma si rifiuta di ricevere questo potere perché il demonio gli chiede di prosternarsi e di adorarlo; ed è soltanto su questo che Gesù risponde: Tu adorerai il Signore, Dio tuo e lo servirai, lui solo. Si può così dire che tanto nella cerchia di Gesù quanto nella prima generazione cristiana i poteri politici, quello che noi chiameremmo lo Stato, sono proprietà del diavolo e che coloro che posseggono il potere l’hanno ricevuto da lui” [3].

La rivoluzione è nella trasformazione del potere in servizio. Il potere pone in essere rapporti diseguali, infatti esso rende l’altro strumento e mezzo da usare e da usurare, mentre il servizio è solidale e comunitario. Chi si pone a servizio dell’altro vive il proprio ruolo sociale nella gioia del dono. Nell’utilità all’altro si scopre e riscopre la propria umanità, perché ci si libera dalle deformazioni e dalle perversioni del potere. Gesù fu un rivoluzionario vero e profondo e pagò con la vita la sua testimonianza etica e politica, giacché l’etica non è mai scissa dalla prassi politica:

“La moglie di Zebedeo viene a presentare i suoi due figli, Giacomo e Giovanni, e domanda esplicitamente: Dì che questi miei figli [che Gesù conosce perfettamente!] siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno. Il che dimostra, ancora una volta, il clima generale d’incomprensione nel quale Gesù viveva dato che aveva appena detto loro che, inevitabilmente, a Gerusalemme sarebbe stato condannato a morte! Dapprima Gesù risponde loro che non hanno capito nulla, poi aggiunge la frase che qui ci interessa: I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere. Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo. Ecco dunque qual è l’opinione generale, espressa senza alcuna riserva o distinguo: TUTTI i capi delle nazioni, qualunque sia la nazione, qualunque sia il regime politico, tiranneggiano. Non ci può essere potere politico senza tirannia! E agli occhi di Gesù questa appare una evidenza, una certezza. In altre parole, non ci può essere un potere politico buono fin quando ci saranno i capi o i grandi. Ancora una volta è il potere stesso ad essere messo sotto accusa (il potere che corrompe...), e noi ritroviamo qui un’eco delle parole dell’"Ecclesiaste" citate prima” [4].

La “Bestia del capitalismo”

Nell’Apocalisse Jacques Ellul legge nella “Bestia” che sale dalla terra il potere statuale, mentre nella “Bestia” che si erge dal mare la propaganda. Stato e propaganda sono due volti della medesima medaglia.

Lo Stato opprime con l’ideologia, spaccia per interessi universali gli interessi dell’oligarchia e pone in campo forze finalizzate a plagiare e a manipolare i sussunti. La libertà è liberazione dai poteri che riducono l’essere umano ad un servo prono alla “Bestia dello Stato e alla Bestia della propaganda”. Alla violenza del potere bisogna porre termine con la resistenza e con la cultura della nonviolenza:

Gesù gli dice di fermarsi e pronuncia quel giudizio assoluto su tutto ciò che si fonda sulla violenza: quel che fai può generare soltanto altre violenze, la spada fa uscire altre spade dal fodero. Ed è notevole che la stessa frase sia testualmente ripresa anche nell’"Apocalisse" (14, 10), dove la cosa importante (e nuova) è l’apparizione della Bestia che sale dalla Terra. Ho provato a dimostrare (8) che la Bestia che sale dalla Terra rappresenta il potere politico in generale e la sua potenza multiforme, mentre la Bestia che sale dal Mare è l’equivalente di ciò che possiamo definire la propaganda. La prima, dunque, è lo Stato che agisce con violenza, che tutto domina, senza rispetto per alcun diritto dell’uomo. E’ di fronte a questo Stato violento che l’autore dichiara: colui che ucciderà di spada sarà ucciso di spada. Affermazione che ha un doppio significato. Infatti, da un lato, può essere una parola di speranza in quanto questo Stato che impiega la spada sarà a sua volta distrutto dalle spade (e alcuni secoli di storia ci hanno dimostrato che era esatto!). Ma allo stesso tempo è anche un ordine per i cristiani: voi non dovete combattere questo Stato con la spada, poiché se lo fate anche voi sarete uccisi con la spada. Ancora una volta ci viene indicata la via della nonviolenza” [5].

Il potere non conosce che menzogna ed è incapace di comprendere e ascoltare la verità. Gesù dinanzi a Pilato sa che non sarà compreso. C’è una linea netta che divide il potere dai testimoni di verità, in quanto il potere penetra capillarmente e corrompe, essi sono corrotti in modo inemendabile, pertanto la verità è dimensione a loro sconosciuta e incomprensibile. Coloro che gestiscono il potere pensano e agiscono solo in funzione del medesimo. Non si può scendere a patto con il “male”:

“Pilato non entra in queste sottigliezze e insiste: allora tu sei re! (il che gli offrirebbe un motivo legittimo per condannarlo), ma Gesù gli risponde come abbiamo già visto: sei tu che lo dici, e aggiunge: io sono nato e sono venuto in questo mondo per testimoniare la verità. Chiunque è per la verità comprende la mia parola. E’ evidente che Pilato non ci può capire nulla! Pone allora l’ultima domanda: che cosa è la verità? Ma Gesù non risponde nulla, non ha alcun insegnamento da dare a Pilato! Ritroviamo anche qui un’ironia implicita, una sfida, una provocazione verso l’autorità: Gesù parla a Pilato in modo da NON ESSERE COMPRESO” [6].

Rompere le catene della seduzione è la via dell’emancipazione. Il potere non è solo dominio, è capzioso, poiché seduce e ipnotizza con le sue promesse. Illude i sudditi, li rende “spettatori” e fruitori passivi del potere e nel contempo li illude di “essere i protagonisti della storia”.

Sono parole per il nostro tempo nel quale la tecnica con le tecnologie promette liberazione, ma in realtà plagia i dominati, li isola fino a ucciderne la vita psichica, l’emotività e l’anima. La tecnica non è esterna, non è solo l’ambiente in cui si vive, essa è pervasiva, modella e trasforma gli esseri umani in “esseri calcolanti”. Le oligarchie tecnocratiche sono il “male” da abbattere nella cornice sovversiva e rivoluzionaria delle coscienze in cammino :

“Nell’insieme del libro, c’è una opposizione radicale fra la maestà di Dio e quella di qualsivoglia potenza della Terra (a sconfessione di quanti sostengono che c’è continuità fra il potere divino ed i poteri terrestri; o ancora, nel caso della monarchia, che ad un Dio unico, onnipotente, che regna in cielo, deve corrispondere in terra un re unico, egualmente onnipotente: l’"Apocalisse" dice esattamente il contrario). Il libro nel suo insieme mette sotto accusa il potere politico e qui ricorderò soltanto due grandi immagini. La prima è quella delle due Bestie, raffigurazione ripresa dagli ultimi profeti che rappresentavano i poteri politici del loro tempo appunto come bestie. Una delle due è la Bestia che sale dal Mare. Gli uomini la adorano e dichiarano: chi può combattere contro di lei? Le è stata data ogni autorità e potere su ogni tribù, ogni popolo, ogni lingua ed ogni nazione. Tutti gli abitanti della Terra l’adorano. Credo che non si possa essere più espliciti per designare il potere politico, che ha autorità, che si basa sulla forza militare e che esige l’adorazione (ovvero l’ubbidienza assoluta). E questa Bestia è stata creata dal Drago (dunque riproducendo la stessa relazione che abbiamo già incontrato fra potere politico e diabolos). Ciò che conferma l’idea che la Bestia sia lo Stato, è che alla fine dell’"Apocalisse" si trova il testo in cui la Grande Babilonia (cioè Roma) viene distrutta (18). Fa poi seguito la lotta in cui la Bestia riunisce tutti i re della Terra per fare la guerra a Dio nella quale verrà sconfitta dopo che lo sarà anche il suo principale rappresentante. In quanto alla seconda Bestia, quella che sale dalla Terra, la mia interpretazione è sembrata assolutamente abusiva ad alcuni specialisti, ma io la mantengo. Come si caratterizza questa Bestia? Eccone alcune descrizioni: essa fa sì che tutti gli abitanti della Terra ADORINO la prima Bestia, essa SEDUCE gli abitanti della Terra; essa dice loro di erigere una statua alla prima Bestia; essa anima la figura della prima Bestia e parla in nome suo; essa fa sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, ricevano un segno sulla loro mano destra o sulla loro fronte, affinché nessuno possa comprare o vendere senza avere il segno della Bestia” [7].

Jacques Ellul con il suo impegno ci rammenta che il “potere” è il “problema primo” e chiunque si pensi rivoluzionario progettando di fondare un “potere diverso” ragiona con la medesima grammatica dei potenti e del dominio. Nessun principio di autorità salverà l’umanità, solo il “servizio” e la liberazione dallo “stato oppressivo e passivizzante” sono la via della liberazione.

Jacques Ellul riteneva l’ideale anarchico irrealizzabile nella sua totalità, ma la lotta contro il potere doveva orientarsi verso l’anarchia per ampliare spazi sempre più ampi di partecipazione e limitare massimamente le strutture di potere. In tale lotta la religione può contribuire fortemente a ridisegnare gli equilibri di potere e ad abbattere l’oppressione.

Gesù, dunque, quale modello ed ispiratore del “no” al potere, al narcisismo e alle conventicole escludenti. La rivoluzione è percorso che inizia nel tempo presente ed ha quale nemico il capitalismo nella forma della “religione malvagia della tecnica” alla quale opporre l’anarchia e dunque la “partecipazione” che si impara con la pratica della democrazia radicale.

Il filosofo anarchico francese con il suo impegno, spesso silenzioso, “egli non voleva salire a Parigi spesso affermava”, volle da pensatore libero restare in provincia e disdegnò gli ambienti culturali scintillanti e i “salotti buoni” per poter conservare la sua passione libertaria e comunitaria.

Nell’introduzione a Sovversione nel cristianesimo del 1984 sintetizza la domanda a cui ha risposto con la sua vita e con la sua ricerca:

“Com’è possibile che lo sviluppo della società cristiana e della Chiesa abbia dato vita a una società, a una civiltà e a una cultura del tutto opposta a quanto si può leggere nella Bibbia e a quanto è indiscutibilmente contenuto nei testi della Torah, dei profeti, di Gesù e di Paolo?” [8].

Nel tempo del capitalismo genocida è necessario ricostruire la cultura della resistenza catalizzando le forze critiche ed emancipative per preparare la progettualità politica.

L’emancipazione dai processi di sussunzione è altro rispetto al “progresso” ormai paradigma culturale con cui il capitalismo pone in essere la distopia del nichilismo fondamento del mercato e dell’aziendalizzazione della vita.

Il cristianesimo di Jacques Ellul è sovversivo, in quanto è liberazione dalle potenze mondane che riducono l’essere umano “a presenza irrilevante da cui astrarre plusvalore”. La tecnica è la potenza mondana, la Bestia, è sempre oligarchica con essa il potere e le sue istituzioni agiscono per sfruttare e rendere reale il transumanesimo. La rivoluzione antropologica ha lo scopo di ridurre l’essere umano a creatura anonima che consuma la sua esistenza nell’adorazione della merce e della forza. La sovversione della tecnica-capitalismo è affermazione dell’umano contro i processi di disumanizzazione.

Solo con l’unità delle forze emancipative sarà possibile riaprire gli orizzonti della storia.

[1] Jacques Ellul (Bordeaux, 6 gennaio 1912 – Pessac, 19 maggio 1994) è stato un sociologo e teologo francese, autore di svariati saggi sulla cosiddetta "società tecnologica", sul Cristianesimo e sulla politica; fu sostenitore dell’idea che l’anarchismo e il cristianesimo si prefiggono lo stesso obiettivo sociale; fu al contempo sostenitore di politiche ecologiche e tra i precursori dell’attuale idea di decrescita economica. Fonte: Wikipedia.

[2] Jacques Ellul, Anarchia e cristianesimo, Elèuthera, Milano 1993 (Anarchie et christianisme, Lyon: Atelier de Création Libertaire, 1988). Cfr.: Capitolo 2: La Bibbia fonte di anarchia, paragrafo 2.2 : Gesù.

[3] Ibidem.

[4] Ibidem.

[5] Ibidem.

[6] Ibidem.

[7] Jacques Ellul, Anarchia e cristianesimo, cit., vedi: Capitolo 2: La Bibbia fonte di anarchia, paragrafo 2.3: L’Apocalisse.

[8] Jacques Ellul, La sovversione del cristianesimo, Edizioni Fondazione Centro Studi Campostrini, Verona 2012 (La subversion du christianisme, Editions du Seuil, 1984).


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