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Sostegno all’italiana

Dal 2004 esiste in Italia una Legge che permette ad un cittadino di diventare il padrone assoluto della vita di un altro cittadino. Si tratta della famosa Legge 6/2004, che ha introdotto la figura dell’Amministratore di sostegno.

di Gigi Monello - mercoledì 8 febbraio 2023 - 3801 letture

Nata con le migliori intenzioni, la Legge punta ad evitare il ricorso alla tutela con quei soggetti che, sebbene menomati nella autosufficienza fisica o psichica, restano centri attivi di decisioni, affetti, progetti, memorie. Nella realtà dei fatti, essa si è trasformata in molti (troppi) casi, in una trappola demoniaca, capace di annientare le persone e colpire duramente congiunti di sangue o di fatto. Il fenomeno è rimasto silente (o quasi) sinché non ha coinvolto personaggi di grande notorietà (Gina Lollobrigida, Lando Buzzanca, Gianni Vattimo); o non è stato oggetto di coraggiose inchieste del giornalismo televisivo (vicenda Carlo Gilardi). Ma per 4 casi che hanno sfondato nella comunicazione di massa, ce ne sono centinaia che circolano nel web (basta digitare su Facebook, “abusi Amministratori di sostegno”; oppure, “Se la tutela diventa ragnatela”). Un vero mondo di soprusi, degenerazioni, sofferenze, abbandono, affarismo.

L’Amministrazione di sostegno ha conosciuto sin da subito una straordinaria fortuna, tanto che un’ondata impressionante di istanze ha investito i Tribunali, che, per conto loro, si sono adeguati con un diluvio di nomine. Quanti esattamente siano oggi i soggetti sottoposti ad ads, è cosa ufficialmente incerta; gli addetti ai lavori avanzano una stima di circa 350000 beneficiari. Secondo uno studio statistico realizzato da AIASS nell’ambito di 10 Tribunali italiani, risulta che il 26% degli Ads sono professionisti del settore (in genere Avvocati).

Accantoniamo gli Amministratori interni alla famiglia (65% del totale) e concentriamoci sugli esterni, la parte più “interessante” di questa storia. Se si prova a smontare questo particolare successo, se ne vedono emergere le umane troppo umane ragioni:

1) squilibrio di mercato tra offerta di Avvocati e domanda di prestazioni professionali; cosa che induce i legali meno fortunati a trovare nell’Ads una (facile) fonte aggiuntiva di reddito. Esistono parchi-utenti anche di 50 e passa “deboli”.

2) facilità della procedura di richiesta e attivazione: basta inoltrare un’istanza al Giudice Tutelare, cosa che può essere fatta anche senza assistenza legale.

3) forte presenza di conflitti intra-familiari sulle decisioni da prendere a proposito del parente “debole”; situazione che induce il GT (ma nulla ve lo costringe) a nominare un esterno. Il quale, una volta nominato, tende in molti casi, più che a mediare i conflitti, a inserirsi nel “gioco”, instaurando alleanze col familiare più consonante. Per non parlare della cinica indifferenza verso i legami di fatto: abbiamo relazioni sentimentali ultradecennali troncate di colpo per volontà di Sua Maestà l’Ads.

4) vertiginoso aumento del carico di lavoro per i Giudici tutelari, cosa che, non di rado, spinge i medesimi a “patti di ferro” con gli Ads, ai quali si delega un’ampia discrezionalità che li rende, di fatto, difficilmente revocabili. 5) prodigiosa elasticità (vaghezza) della norma, che è potenzialmente applicabile ad una platea pressoché sconfinata di soggetti; cosa infatti debba esattamente intendersi con formule del tipo, “infermità o menomazione fisica o psichica”; o “impossibilità, anche parziale e temporanea, del beneficiando di provvedere ai suoi interessi” (art. 404 c.c.), è fatto di inquietante nebulosità. Abbiamo oggi Ads che si occupano di ludopatici, shopping-compulsivi, alcolizzati, tossico-dipendenti, disturbati e border-line. Ma anche di normalissime persone cui è toccata la fortuna di un congiunto troppo premuroso. È il caso di Maria Teresa (nome di fantasia), casalinga sessantenne del nord Italia, benestante, che si è vista rifilare un Ads (Avvocato) su iniziativa di una sorella. I motivi? Non ha mai lavorato; è un’asociale; ha fatto prestiti ad una amica; vive con diversi gatti e un cane; gioca abitualmente al gratta e vinci; e, dulcis in fundo, non si è mai fatta una famiglia; una pericolosa single, insomma.

6) felice incontro tra civile e penale: tutte le volte che qualcuno ha interesse a dimostrare che qualcun altro abbisogna di amministrazione, uno in odore di circonvenzione, tra gli intimi, si trova sempre.

7) appropriata mobilitazione di “mezzi penali” nei confronti di chiunque (familiare o congiunto di fatto) osi disturbare, mettendo in discussione i comandi del Satrapo-Ads (ci sono denunce e processi per “concorso in violenza sessuale”, “circonvenzione di incapace”, “simulazione di reato”, “maltrattamenti in famiglia”).

Dal 2004 c’è in Italia una Legge che permette ad un uomo di catturarne un altro e tenerlo prigioniero traendone lucro. Ce ne è abbastanza perché la politica (la migliore) se ne accorga?


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