Sorvegliare e reprimere
Si ripetono gli appelli ad installare nelle scuole le videocamere al fine di evitare gli abusi sui minori. La soluzione è sempre “la sorveglianza”, la più semplice, la più immediata e la meno faticosa
Videocamere
Si ripetono gli appelli ad installare nelle scuole le videocamere al fine di evitare gli abusi sui minori. La soluzione è sempre “la sorveglianza”, la più semplice, la più immediata e la meno faticosa. Nessuna riflessione sulla selezione del personale, sul numero per classe degli allievi e sul clima relazionale che si vive nelle scuole.
La cattiva pianta della violenza ha tante ramificazioni, ma tutte conducono sempre al “male”. Nel caso delle scuole frequentate dagli alunni più grandi si propone il controllo all’ingresso delle scuole con i metal detector. Controllare, sorvegliare e punire è la “trinità pedagogica” del nostro tempo che cela l’intenzione di non mutare le cause profonde del “malessere”. Potremmo, ciò malgrado, tenere cordone a tale logica e chiedere, dopo le innumerevoli morti sul lavoro, la videosorveglianza nei luoghi di lavoro collegata alle istituzioni di polizia e, simili, per il pronto intervento.
A maggio 2026 i morti sul lavoro sono stati 370, quasi tutti uomini, si tratta solo della punta dell’iceberg, perché normalmente i lavoratori sono oggetto di un’erosione dei loro diritti che si traduce in pratiche punitive come insulti, esclusioni e ricatti. Se fosse possibile tale provvedimento improvvisamente ci renderemmo conto che concentrare l’attenzione sulla violenza in talune istituzioni ha lo scopo di favorire le campagne mediatiche su casi che si ripetono sempre eguali in modo da “offrire” l’immagine di una “società inclusiva e in guerra contro la violenza”. Si perseguono i singoli che causano il pubblico turbamento e unici responsabili delle violenze. Ora, se seguiamo la medesima linea che il sistema proclama, si potrebbe esigere di controllare i luoghi di lavoro spostando in essi l’attenzione dalla sorveglianza delle merci al controllo dei padroni e della struttura dirigenziale, scopriremmo l’inferno in terra.
L’abolizione dell’articolo 18, la precarizzazione massiccia del lavoro e l’IA che rende il lavoro “merce rara”, mentre i partiti di destra e sinistra tacciono sul tema, permettono ai “padroni e al loro servidorame diretto” di trattare i lavoratori come “nullità” che possono essere sostituiti in qualsiasi momento.
La violenza polimorfica e plurale è nel mondo del lavoro, è la norma con gradualità diverse, pertanto ci si concentra su talune realtà per stornare l’attenzione dalla violenza generalizzata. Anche in questo caso, è da rilevare un dato, le statistiche sulle violenze nel mondo del lavoro si concentrano sulle molestie di cui sono oggetto le donne; gli uomini sono ignorati, forse, sono considerati molestatori in generale.
La violenza rende i lavoratori e le lavoratrici vittime di un sistema che ha idolatrato la forza e il censo e di questo non si vuole prendere atto. La macchina mediatica lavora a pieno ritmo per neutralizzare la pubblica consapevolezza sulle violenze sul lavoro. In alcuni casi, si afferma che se si vuole lavorare bisogna accettare tutto, perché l’alternativa è la “fame e il pubblico disprezzo”. Anche questa è violenza naturalizzata. Gli investigatori avrebbero un lavoro infinito da affrontare, ma siamo all’interno di ipotesi fantascientifiche, l’unica realtà è il numero degli ispettori del lavoro che si aggira intorno ai 4300, per cui i padroni possono dormire sogni tranquilli, mentre i lavoratori vivono i loro incubi nella realtà.
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