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Sono malata, voglio curarmi

Il diritto alla salute che in Italia è solo uno slogan da utilizzare all’occorrenza
di Piero Buscemi - sabato 20 luglio 2019 - 733 letture

Quello che segue è l’appello che un ragazza di 18 ha lanciato per rivendicare il suo diritto alla salute e che i nostri lettori avranno modo di poter condividere. Una delle tante storie nell’ombra della nostra politica italiana, caratterizzata da tante belle parole e da proposte di riforme atte a trasformare il nostro Paese in un emulo di civiltà, che rimane soltanto la solita dichiarazione politica da mostrare attraverso uno schermo televisivo o da qualche pagina di giornale.

Diritto alla salute

Una storia che assomiglia a tante altre e che spesso mette in risalto le contraddizioni del nostro sistema sanitario che negli anni si è indirizzato verso un trasformazione in un diritto elitario che troppi cittadini non possono permettersi. Riportiamo di seguito l’appello di Chiara:

Ciao a tutti, mi chiamo Chiara e soffro dalla nascita di una malattia rara, genetica e degenerativa: l’esostosi multipla, un nome molto strano per dire che nel mio corpo crescono più masse cartilaginee del normale. Ciò ha causato numerosi interventi chirurgici per ristabilire le mie funzioni articolari o più semplicemente per liberare i nervi che erano impigliati in queste masse di cartilagine. Naturalmente la mia patologia incide fortemente sulla mia vita quotidiana, in quanto mi rende molto spesso dipendente dagli altri anche per le azioni più comuni, come allacciarsi le scarpe o lavarsi i capelli. Purtroppo nella mia regione, la Puglia, non ci sono centri specializzati nella cura delle esostosi, motivo per cui sono COSTRETTA a viaggiare frequentemente per curarmi e, quando sto attraversando una situazione critica, mi capita spesso di acquistare i biglietti dell’aereo/treno all’ultimo minuto. Naturalmente tutto ciò, incluse le spese di soggiorno, comporta un onere non indifferente per la mia famiglia.

La mia regione, tramite l’articolo 13, stabilisce che “il riconoscimento dei rimborsi previsti dall’articolo 1, commi 1 e 2, della legge regionale 21 novembre 1966, n.25 (Rimborso delle spese sostenute per interventi di trapianto), e successive modificazioni è esteso ai cittadini fino al diciottesimo anno di età, i quali, per esigenze cliniche documentate, devono recarsi presso centri interregionali per il trattamento di malattie rare non assicurabile in Puglia.”

Ora, premesso che ho 18 anni e sono ancora malata (del resto la cosa non mi stupisce, perché lo sarò per il resto della mia vita) chiedo alla Regione Puglia di fare in modo che il diritto alla salute dei malati rari NON ABBIA una SCADENZA, in quanto noi guerrieri abbiamo bisogno di istituzioni che lottino al nostro fianco, o per lo meno, che garantiscano SEMPRE il diritto a potersi curare. FIRMA LA PETIZIONE


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