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Soldi, soldi, soldi

Quando si tratta di corruzione o di "grattonite bubbonica", in Italia finisce spesso a tarallucci e vino. E quando si tratta di bere e mangiare, è necessario anche lo stornello dissacratorio.
di Franco Novembrini - martedì 19 giugno 2018 - 1612 letture

Dice un proverbio, citiamo a memoria, ’’Se non riesci a sconfiggere il nemico, alleati con lui’’. Il nemico per noi italiani, ovviamente, è la corruzione endemica che colpisce in modo particolarmente aggressivo dirigenti di partiti politici, ministri ed assessori vari e chiunque sia chiamato a ricoprire una carica che porti anche un briciolo di potere specialmente nel ramo pubblico.

La malattia, perché di questo si tratta, può colpire improvvisamente anche persone che fino ad allora non avevano dato segni di "grattonite bubbonica’’ incontrollabile, fino alla nomina di una qualche importanza si scatenano e anche se esistono leggi che dovrebbero, se non guarirli dalla malattia, almeno attenuarne i sintomi.

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soldi

In altri stati, di cui spesso si tessono le lodi anche se non completamente giustificate, hanno adottato dei sistemi che consistono nel far soggiornare per esempio chi ha frodato lo Stato in appositi locali denominati ’’celle’’, che si ispirano evidentemente agli omonimi locali in cui operano le infaticabili api. In Italia tale soluzione trova difficile applicazione in quanto i pochi affetti da ’’grattonite’’, presi con le mani nel miele, adottano scusanti che in cella ci stanno male, che sentono la mancanza degli amici-complici e molti sostengono di preferire le lussuose ville di loro proprietà dove i derubati, ridotti sul lastrico, non possono avvicinarsi perché a difenderne la privacy ci sono i poliziotti che, evidentemente, sono rivolti dalla parte sbagliata.

La domanda, che molti si stanno facendo, è se questa malattia sia solo italiana e se si possa fermare. Le risposte, non univoche, dicono che la ’’grattonite’’ è sempre esistita e che sia una delle più antiche del mondo, ma quello che ci differenzia da molti altri Stati è la forma particolarmente aggressiva, facilitata dalla permissività e dalla lentezza delle cure che spesso (quasi sempre) arrivano a tempi scaduti o prescritti.

Nel titolo dell’articolo abbiamo fatto riferimento ad una canzone cantata dall’indimenticabile Betty Curtis, cantante romana degli anni ’50-’60, che potrebbe essere adottata come inno da un eventuale partito che fosse affetto dalla malattia sopra descritta. Questo renderebbe giustizia e chiarezza a queste vittime di un egualitarismo legalitario che, per loro, è come una camicia di forza. Siccome presumiamo che molti non ne conoscano le parole, ne allego il testo per i più giovani:

La, la, la, la, la / La, la, la, la, la, / La, la la, la, la / Soldi, soldi, soldi / Beati siano i soldi / I beneamati soldi perché Chi ha tanti soldi vive come un Pascià / E a piedi caldi se ne sta’ / Soldi, soldi, soldi, ovvero Barba Braschi / Ti danno donne, whisky / Salute e figli maschi perché / Chi ha tanti soldi vive come un Pascià / E a piedi caldi se ne sta’ / Prendi, spandi e spendi / Non domandare da dove provengono / Dindi, tanti dindi / Che nelle tasche fanno din, din, din / Soldi, soldi, soldi, toccasana / Di questa quotidiana / Battaglia della grana perché / Chi ha tanti soldi vive come un Pascià / E a piedi caldi se ne sta’. (Ripetere da La, la la,)


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