Siracusa, dubbi sulla gestione dell’acqua pubblica: “Traditi i cittadini due volte?”
LENTINI (SR) — Tornano a farsi sentire le polemiche sulla gestione dell’acqua pubblica in provincia di Siracusa. A sollevare il caso è Maria Cunsolo, consigliera comunale del Movimento 5 Stelle a Lentini, che in un comunicato accusa le istituzioni locali di aver tradito per la seconda volta il principio dell’acqua come bene comune.

- L’acqua era di tutti?
Dalla SAI8 ad Aretusa Acque: un déjà vu?
Secondo Cunsolo, la recente costituzione della società mista “Aretusa Acque” rappresenta un nuovo passo indietro rispetto alla gestione pubblica dell’acqua. Un déjà vu che richiama alla memoria la controversa esperienza della SAI8, società privata che per anni ha gestito il servizio idrico in provincia, finita poi al centro di critiche e contenziosi. “Tutti oggi a stracciarsi le vesti per l’acqua pubblica. Ma dov’erano quando, con un colpo di spugna, si decise di abbandonare l’azienda consortile interamente pubblica per passare a una società mista?” scrive Cunsolo.
Il passaggio cruciale: 27 dicembre 2022
La data chiave è il 27 dicembre 2022, quando durante le festività natalizie l’assemblea dell’ATI (Ambito Territoriale Idrico) ha votato per la nascita di Aretusa Acque, una società a capitale misto pubblico-privato. Cunsolo, all’epoca vicesindaco con delega all’idrico, racconta di aver seguito da vicino la vicenda e di aver espresso forti perplessità. “Già allora il passaggio a una gestione mista lasciava presagire gravi criticità. Per questo motivo il Consiglio comunale di Lentini, insieme a quello di Palazzolo, fu tra i pochissimi ad opporsi: votammo contro, e per tutta risposta fummo commissariati.”
Una decisione contestata
Secondo i verbali dell’assemblea ATI, 15 Comuni — tra cui Siracusa, Noto, Augusta e Avola votarono all’unanimità per la costituzione della nuova società. Solo Palazzolo non partecipò alla votazione. Lentini e Palazzolo, invece, furono commissariati e trascinati dentro l’ATI con poteri straordinari. Cunsolo accusa i sindaci di aver rinnegato gli impegni presi in precedenza, compreso il mandato referendario che chiedeva una gestione interamente pubblica del servizio idrico. “Una scelta che smentiva clamorosamente loro stessi: quegli stessi sindaci che fino a poco prima avevano sostenuto l’acqua pubblica, e che poi hanno fatto dietrofront, rinnegando impegni, delibere e perfino il mandato referendario ricevuto dai cittadini.”
Memoria corta o indignazione a comando?
Il comunicato si chiude con un appello alla memoria e alla coerenza: “Oggi in troppi si indignano a comando, dimenticando o fingendo di dimenticare da che parte stavano davvero.”
La denuncia di Cunsolo riaccende il dibattito su una questione che tocca da vicino i diritti fondamentali dei cittadini: l’accesso all’acqua come bene pubblico, trasparente e gestito senza logiche di profitto. E solleva un interrogativo cruciale: la provincia di Siracusa sta davvero voltando le spalle, per la seconda volta, all’acqua pubblica?
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