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"Sin city": non solo noir d’autore

Il "film-fumetto", destinato a fare scuola, si presenta come opera innovativa. Il film di Robert Rodriquez e Frank Miller.
di Alfio Pelleriti - mercoledì 29 giugno 2005 - 6585 letture

Già dal primo fotogramma, il film si presenta come qualcosa di nuovo, di rivoluzionario, poiché “Sin City” è un “noir” che si avvale della struttura narrativa e della grafica proprie del fumetto.

E il film non può non entusiasmare chi appartiene a quelle generazioni che di fumetti sono stati divoratori. Come farà a non apprezzarlo chi ha letto Diabolik o Satanik o le storie dell’Intrepido e di Lancio story, quelle di Andrea Pazienza o di Dylan Dog?

Operazione riuscita ai due registi, Robert Rodriquez e Frank Miller e al collaboratore illustre, Quentin Tarantino. Nel film si nota una costruzione complessiva dell’immagine superba: ogni singolo fotogramma è un piccolo gioiello che splende per l’uso sapiente della fotografia, del colore misto ai grigi, degli effetti speciali. E poco importa che esso sia stato costruito in “laboratorio”, attingendo alla grafica computerizzata, poiché il cinema deve utilizzare ogni strumento tecnologicamente avanzato per realizzare il suo specifico prodotto, senza per questo perdere “quarti di nobiltà”.

“Sin city” è un film-fumetto fortemente evocativo, esageratamente “noir”, come sa esserlo e vuole esserlo un fumetto. Ed è, ad un tempo, emotivamente coinvolgente, come solo il film può esserlo.

Ma andiamo con ordine, poiché troppe cose s’affollano alla mente e tutte premono per trovar spazio. La storia è costituita da tre episodi e da una breve ma intensa sequenza introduttiva, in cui campi lunghi seguono a campi totali; riprese dall’alto si mischiano e confondono in prolungati primi piani; campi e controcampi si alternano veloci. Tutto inchioda lo spettatore alla poltrona, attento a non perdersi un particolare per poter capire non solo la vicenda che si va snocciolando, ma l’atmosfera ad essa sottesa.

Una voce narrante accompagna l’azione dei protagonisti, degli eroi che la vita ha vinto: un poliziotto, Hartigan (Bruce Willis), rimasto solo ad aiutare i più deboli e a lottare contro malvagi protetti da uomini potenti e corrotti; Marv (Mickey Rourke), un uomo forte, brutto e violento, tenero con i deboli, capace di amare fino al sacrificio, ma propenso anche ad infliggere grandi sofferenze, pur di scoprire l’assassino della sua donna. Dwight (Clive Owen), ex fotografo che cerca il riscatto dopo aver ucciso per errore un amico.

E’ la storia di un’umanità che vive, ama e soffre nel cuore di una grande metropoli americana, in un’area franca, la città vecchia, “sin city”, dove vige la legge del più forte; dove per sopravvivere è necessario appartenere al branco; lì dove anche gli eroi sanno essere cattivi. Sin city è una riflessione politica amara su un presente privo di prospettive e di valori positivi, in cui c’è spazio solo per la violenza e per egoismi immensi. Ma è anche un film che vuole rompere con i canoni espressivi tradizionali: si gioca con i colori forti misti ai grigi, si alternano lunghi primi piani e stacchi netti da un’inquadratura all’altra, non mancano dettagli che piegano all’horror, ma addolciti da una voce narrante che spiega il perchè di scene, a volte, truci.

Non c’è spazio per i piani sequenza, con i quali la macchina “descrive” semplicemente ciò che accade. Si pretende invece una partecipazione attiva dello spettatore, a cui si richiede di “montare” i vari pezzi del racconto, così come è giusto che accada a chi assiste ad un vero thriller. Perciò nel racconto sono presenti ellissi, prolessi, flashback e il tutto si ricompone solo con l’ultima scena che richiama la prima.

In questo disegno complessivo non viene concessa alcuna libertà all’attore. Egli è asservito al regista e alle sue scelte stilistiche e narratologiche. Nel gioco ad incastro, dove la penombra, il grigio e il nero della notte hanno un ruolo rilevante, l’attore si muove poco, come nei fumetti, appunto. Le emozioni, che nel film hanno grande rilievo, si manifestano con i colori: il rosso per i sentimenti positivi; il giallo, l’azzurro, il grigio per quelli negativi.

Un’operazione riuscita, dunque, “Sin city”, grazie ad un montaggio perfetto, ad una regia attenta e precisa; ad una sceneggiatura superba, realizzata su misura per la struttura ad intreccio del racconto. Un film da non perdere.


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> "Sin city": non solo noir d’autore
30 giugno 2005 |||||| Sito Web: Sin Cinema. Il genio di Frank miller da Daredevil e Batman a Sin City

Per chi ama Frank Miller, le due opere ed il cinema il teso da leggere è Sin Cinema. Il genio di Frank miller da Daredevil e Batman a Sin City

Un libro dove si analizza la figura di Frank Miller ed il suo rapporto con il cinema.

    > ?
    13 luglio 2005

    sicuro sicuro ke dwight cerki il riscatto dopo l uccisione di un grande amico?

    e..cosa sono i flash beach...i fulmini in spiaggia?:D

> "Sin city": non solo noir d’autore
23 agosto 2005, di : Andrea

Non vorrei fare polemiche inutili, ma penso che, nel tentativo di recensire un film, non si debba solamente dar sfoggio delle proprie conoscenze tecniche nell’ambito del linguaggio cinematografico (magari nel tentativo di incollare alla sedia il lettore), ma scavare un po’ più a fondo. Insomma, invece di descrivere ciò che abbiamo visto al cinema tramite altre parole, più tecniche, non sarebbe stato meglio approfondire il rapporto tra film e fumetto, tra regista e sceneggitore, tra Rodriguez e Miller? In fondo è proprio questa la sintesi di "Sin City", che si stacca dagli altri film sui comics proprio per la ripresa quasi assolutamente fedele del fumetto.