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Silvana Bavetta. Ragionando d’amore con la vita

La centralità della vita è il tema della raccolta inedita di poesie "Trasfigura la notte d’esistenza", di Silvana Bavetta

di Maria Gabriella Canfarelli - mercoledì 12 maggio 2004 - 5586 letture

La centralità della vita è il tema della raccolta inedita di poesie "Trasfigura la notte d’esistenza", di Silvana Bavetta, laureata in lettere moderne, catanese approdata alla scrittura in questi ultimi anni. Vita che si intreccia con l’elemento terra, la storia quotidiana del corpo, e il tempo di cui il corpo si fa misura e senso del pieno e del vuoto. Essenziale in ritmo e contenuto, è poesia che vuole colmare distanze nel tracciato di forme con cui conciliare la corporeità (la sua leggerezza ma, anche, la pesantezza) con il respiro dell’anima, un "io lentamente scoperchiato" che attende il punto di stagione, il dove, il come e il quando d’una trasformazione.

La ricerca puntigliosa, lo scavo lucido, il sentimento sottoposto al vaglio (banco della ragione di dantesca memoria), sono solo alcuni degli elementi caratterizzanti una scrittura delicata che procede a una lenta spoliazione della superficie sino agli strati d’osso, per rintracciare armonia e verità.

Tutto è pacato, placato e piano, la voce è sommessa, l’autrice entra nel mondo in punta di piedi ma vigile, pronta a cogliere sfumature, gradazioni, segni: tra questi, linee rette, parallele e intersecantesi, dunque angoli, vertici, ma anche il cerchio, la totalità cosmica all’interno della quale l’esistenza è immersa. E se gli angoli e i vertici sono spigoli, punte talvolta di erosione interiore, sono anche luogo privilegiato di razionale osservazione di umori, luogo da cui cogliere e assimilare lo spazio dilatato "in origine e luogo/nel lago di vertici e linee/sostanza tra sostanze /in carne e ossa".

Nero-bianco è il colore dell’anima, mentre il resto del mondo è talvolta prisma in cui si riflette la vita, "quest’anelito/ in forma di vento/è scritto nel sasso della storia", vita-pensiero, vita-corpo; ma basta anche la monocromia d’un giallo, d’un verde, rosa, marrone, grigio per definire la coloritura dell’attimo, presente in cui la luce irrompe per fare chiarezza, ridargli nitore e consistenza, indagarlo in tutte le direzioni.

Il punto di vista è angolare: da qui si osserva e si ascolta la vita, nella linea di fuga prospettica che determina lo spostamento d’orizzonte per cogliere, intelligere, identificarsi con l’elemento terra, con il pianeta/corpo celeste, ma soprattutto Terra-madre "punto assoluto di energia", "assolata/sposa dell’aria", in una tensione amorosa risolta nel contatto tra corpo umano e corpo cosmico, battito su cui riposare per toccare "le linee del tempo" coincidenti con il quotidiano che è ricominciamento, ritorno alla riflessione dal punto in cui la si è lasciata perché "questa storia/ ha strati d’osso da esplorare".

E la poetessa scrive "questa", per dire hic et nunc, giorno dopo giorno sempre il "qui e ora". Collante e coagulante i pezzi d’una totalità che rischia di (ma non vuole) disperdersi. Potremmo dire che è l’amore, non disgiunto dalla ragione, sguardo che accoglie ogni cosa esistente e l’esistenza umana. Così l’io è totale per questa cercata armonia e "Tutto è nuovo/ come abito ammantato di colore / Tutto è fresco/ come aria sottile di pioggia", colto con lo stupore della prima volta, degno di continua meraviglia anche se (o soprattutto perché) "tutto è scritto/ come un solco/ piantato al centro della vita".

Alcuni versi dalla raccolta inedita "Trasfigura la notte d’esistenza" di Silvana Bavetta

Vivo il cerchio del tempo
L’attimo d’esistenza annulla
la linea
Intera respiro particelle
d’anima
Tutto si concentra
Il tempo diventa corpo
Punto assoluto d’energia

Si annida il fuoco,
brucia ossa e carne
aggrappato si mescola
all’aria buona.
Angelo di terra ti affatica
verità quanta non ne vuoi vedere
e dolore per svincolare il male.
Questa storia
ha strati d’osso da esplorare.

Mille volte mi son fatta
terra e aria
e mille ancora
tutte le sostanze
Ho sentito i respiri
delle rose, sono morta e sono nata.
Ho sognato l’anima al passaggio
tra un limite e l’altro.
Lavo il viso con grezzo sapone
Sciolgo i segni d’antichi ristagni
Tra i segni pianto semi di bellezza


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