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Sicilian Bandits mostra fotografica tra storia e attualità nella sede del No Mafia Memorial a Palermo

di Azzurra - giovedì 27 dicembre 2018 - 1501 letture

Perché una mostra sul banditismo siciliano post guerra? La domanda sorge spontanea, mentre si visitano le stanze, scorrendo foto di anni lontani, di una Sicilia ormai sparita con l’eco delle mitragliatrici di Portella, con i cadaveri nei fossi lungo le trazzere. Da allora, il banditismo s’è estinto, lasciando il posto alla mafia, una forma di criminalità organizzata che raggiunge livelli di pericolosità ben più alti, camuffata nei gangli dell’alta finanza e delle istituzioni democratiche italiane. Ma, scrutando i volti di questi fantasmi della storia, inevitabilmente si condensa il valore attuale di questa esposizione, con la quale ancora una volta il Centro d Documentazione Giuseppe Impastato e il Memoriale No Mafia ci sorprendono, scuotendo le pieghe della nostra memoria.

E’ innegabile infatti, l’attualità di alcune vicende storiche di quegli anni, sulle quali migliaia di pagine letterarie, storiche e giuridiche sono state scritte, senza che si riuscisse a fare, in taluni casi, certezza legale. Ci appaiono contemporanee nella loro struttura essenziale le vicende che girano intorno alla strage di Portella, i cui depistaggi sono una costante della maggior parte delle stragi italiane. Vicende sulle quali ancora vale la pena di interrogarsi e soprattutto di trasmettere la conoscenza ai giovani, insieme ai meccanismi sociali che le generano. L’estrema povertà alla base di quei fenomeni estremi di ribellismo anti stato si è certamente attenuata, ma quel 29% di famiglie siciliane in condizione di povertà relativa, l’impennata della disoccupazione, gli abbandoni scolastici nella nostra isola non fanno certo ben sperare per l’allentamento della morsa mafiosa sui giovani dei quartieri popolari, serbatoio di microcriminalità e manovalanza mafiosa. Allora, come adesso, la risposta dello Stato è quasi nulla, basata sulla sostanziale indifferenza e non siamo certo lontani con i recenti governi dalle posizioni fatalistiche sull’arretratezza del Sud, che dominavano buona parte della visione centrista della politica di allora.

L’antico rapporto simbiotico e necessario tra banditismo, ed oggi tra criminalità organizzata, e politica istituzionale che sfrutta a suo vantaggio tali fenomeni è anch’esso tema attuale.

Come non pensare ai rapporti della Lega con la ‘Ndrangheta calabrese e l’incetta di voti in comuni come Rosarno. Le relazioni tra politica e criminalità nella fase repubblicana nascono proprio con le vicende del separatismo siciliano, legato banda Giuliano nella Sicilia post bellica. Argomenti certamente fondativi della ricerca antimafiosa del Centro di Documentazione Giuseppe Impastato, iniziata nel 1977 con il convegno nazionale “Portella della Ginestra: una strage per il centrismo”. Argomenti che improntano anche l’attività del No Mafia Memorial, figlio del Centro di Documentazione, che prende il via nel giugno del 2017, con la firma del protocollo d’intesa tra il sindaco Leoluca Orlando e il presidente del centro Impastato, Umberto Santino.

All’interno della mostra, è possibile visitare un’antologia pittorica di Pino Manzella, dedicata al progetto del Memoriale-laboratorio della lotta alla mafia. L’autore, prendendo spunto da personaggi e dalle vicende della lotta alla mafia in Sicilia, racconta con estrema lucidità e profonda tenerezza la nostra recente storia antimafiosa, passando per i giudici e i bambini uccisi, le madri piangenti, gli intellettuali di un’isola che sempre fiorisce e mai si arrende.

La mostra inaugurata il 21 dicembre rimarrà aperta fino al 31 gennaio.

Azzurra Cossutta


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