Siamo noi il nostro destino

L’illusione del libero arbitrio

di Alberto Giovanni Biuso - lunedì 2 aprile 2007 - 8628 letture

«Tu stesso, povero uomo pauroso, sei la Moira incoercibile, che troneggia anche sugli dèi, per tutto ciò che accade; tu sei la benedizione o la maledizione e in ogni caso la catena in cui il più forte giace legato; in te è predeterminato tutto il futuro del mondo umano, non ti serve a nulla che tu provi orrore di te stesso», (Nietzsche, Umano, troppo umano II, af. 61). Ogni contrapposizione fra uomo e destino si dissolve in una necessità che va oltre l’illusione della libertà ma anche oltre il determinismo meccanico. Il determinismo non è affatto un alibi per ogni meschinità o crudeltà gratuita. Spinoza scrive che «gli uomini cattivi non diventano meno temibili e pericolosi per il fatto di essere necessariamente cattivi» e aggiunge che come il cane idrofobo, pur non responsabile, viene giustamente soppresso, così anche chi non è in grado di regolare le sue passioni, pur non avendo colpa, non può essere lasciato libero di nuocere alla sicurezza e alla vita degli altri (Epistolario, Einaudi, Lettere LVIII e LXXVIII). È chiaro che una simile saggezza applicata all’ambito giuridico farebbe piazza pulita di tutte le manfrine e ipocrisie sulle azioni compiute “in pieno possesso della facoltà di intendere e di volere” perché nessuno è dotato di tale facoltà se con essa si intende il libero arbitrio. Ciò che conta non è l’intenzione (tipico equivoco della morale cristiana!) ma il fatto, non la mente del criminale ma il crimine.

In ogni caso, ha ragione Nietzsche quando invita a «non volere nulla contro la necessità! Vorrebbe dire sperperare energia e sottrarla al nostro ideale, oltretutto volere la delusione invece del successo...(Frammenti postumi 1879-1881, 7 [71]). Uno dei cardini che distinguono il vivere greco-pagano da quello cristiano sta proprio nel rapporto tra colpa e pena. Una civiltà benedicente perché politeistica –quella greca- separa questi due concetti. Una civiltà vendicativa perché monoteistica –quella ebraica, cristiana e islamica- li rende inseparabili. Il destino del saggio Edipo sta lì a testimoniarlo. Il re di Tebe non era affatto responsabile di ciò che aveva commesso e tuttavia la pena che lo colpisce è giusta. Edipo aveva ragione a dichiarare che non siamo colpevoli dei nostri sogni ma non lo siamo neanche della veglia. Nondimeno la pena, una qualche pena, punisce lecitamente le nostre innocenti passioni. Non c’è colpa, infatti, nell’albero che un fulmine colpisce eppure quel lampo, quella morte sono tanto naturali quanto il crescere delle foglie sui rami.

Superare i pregiudizi del merito e della colpa è uno dei veri obiettivi di qualunque filosofia praticata con rigore. Ogni azione scaturisce da ciò che si è: un escremento puzza, una rosa profuma. Ma l’escremento non ne ha colpa e la rosa non ne ha merito. «Operari sequitur esse, ergo unde esse inde operari», come un grande Maestro ha argomentato per sempre. (Schopenhauer, La libertà del volere umano, Laterza, p. 118).

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Siamo noi il nostro destino
3 maggio 2007, di : flora

Mi piace questo obiettivo che proponi nell’ultimo paragrafo, ma potresti tradurre la frase latina? Io non me lo ricordo bene il latino, anche se a suo tempo l’ho studiato, a dire il vero con poco profitto. Grazie, ciao
    Siamo noi il nostro destino
    4 maggio 2007, di : Alberto Giovanni Biuso

    Grazie Flora.

    Ecco una possibile traduzione del testo di Schopenhauer: "L’agire è un effetto dell’essere, ogni comportamento sarà dunque la conseguenza di ciò che si è".

Siamo noi il nostro destino
14 maggio 2007, di : locus_of

Ho trovato molto interessante questo articolo perchè tratta di una questione che mi impegna molto psicologicamente in questo periodo della mia vita.

Non avevo mai valutato i concetti di libero arbitrio o di destino in modo teorico fino ad oggi, poichè ho sempre applicato a me stessa una forma intermedia di valutazione che mi allontana in modo decisivo dai concetti di merito e colpa.

Sono totalmente d’accordo con quanto trattato nell’articolo, ma ritengo che un sistema di credenze vada adattato in modo equilibrato alla funzionalità dell’individuo e quindi al suo benessere.

Partendo da questo presupposto trovo limitativo per l’individuo sia il credere nell’internalità di orientamento adattivo, che nell’esternalità, pertanto ho risolto questo "nodo" psicologico sostituendo i termini "merito" e "colpa" con un unico termine : "apprendimento".

Per essere più chiara, non c’è alcuna necessità di scegliere una credenza o l’altra che mi forniscano "alibi" o "controllo", in quanto tutto per me è un banchino di scuola che non richiede altro che la mia attenzione.

Secondo il mio punto di vista infatti, tutto ciò che mi è indispensabile ai fini del mio benessere è una presenza di vita data dall’attenzione e quindi dall’apprendimento, qualsiasi rapporto di causa ed effetto nelle mie azioni contiene sempre in sè la costante dell’esperienza evolutiva data dall’apprendimento.

Mi interesserebbe molto uno scambio di opinioni a tale riguardo.

Saluti

Siamo noi il nostro destino
25 maggio 2007

D’accordo con Schopenhauer: "L’agire è un effetto dell’essere, ogni comportamento sarà dunque la conseguenza di ciò che si è". Ma il problema è se possiamo lavorare, con qualche possibilità di risultato utile, sull’essere che noi siamo. Tu pensi di no, io credo che l’uomo sia anche il risultato di questo lavoro. La penso come chi ha scritto (Erasmo?) che uomini non si nasce ma si diventa. Pietro da palermo
Siamo noi il nostro destino
9 giugno 2007, di : VITO

Esimio Prof. Biuso, spero di trovarla bene, sono Vito Rosano di Bronte, vivo a Torino, amico di Alfredo, se si ricorda quello che aveva assistito alle sue interessanti conferenze alla Ragioneria di Bronte. Ogni tanto visito il suo sito ricco di tanti argomenti. Complimenti per la materia che studia e insegna sulla mente, anch’io nel mio piccolo da molti anni ho fatto di questa motivo di iteresse principale. In relazione al suo articolo sul destino attualmente dopo varie opinioni di pro o contro acquisiti nel passato, ancora non ho le idee chiare su questo concetto. Alcuni maestri e religiosi come i buddisti dicono che l’uomo possiede il libero arbitrio e che egli è l’artefice del proprio destino costruendolo e modificandolo giorno dopo giorno con la libera volontà. Pur nutrendo qualche dubbio per un po di anni ho vissuto con questo concetto. In questi ultimi tre anni ho conosciuto un altro grande autore che ha stravolto tutto dicendo nei suoi libri che l’uomo comune non possiede alcun libero arbitrio e che egli vive esclusivamente guidato dal destino anhe nei minimi particolari che vengono stabiliti per ognuno di noi al momento del concepimento dalle caratteristiche dei tre Guna dei propri genitori. Lei è favorevole alla prima teoria, alla seconda, o a tutte due?

Spero di sentirla e scusandomi per essermi intrufolato le porgo cordiali saluti. Vito Rosano

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