Si salva chi ha i soldi

Abbiamo una classe politica che quando si parla di questi problemi sono tutti con le lacrime agli occhi. Falsi e ipocriti. Si dovrebbero vergognare, ma sono senza rossore.

di Luigi Boggio - mercoledì 29 novembre 2023 - 1065 letture

Si salva chi può sempre che si hanno i soldi per curarsi e mandare i figli a scuola. Siamo arrivati a questo punto perché negli ultimi anni ci siamo giocati a causa delle politiche di austerità il sistema universale di prevenzione e cura, e il sistema scolastico su tutto quello che ne deriva sul piano della formazione e della conoscenza in un mondo in evoluzione.

Siamo persi perché nessuno potrà salvarci, quelli che potrebbero, le ragazze e i ragazzi, scappano verso altre nazioni per trovare possibilità di lavoro, riconoscimenti e gratificazioni umane e stipendiali. Quello che nel nostro Bel Paese non esiste salvo quando si entra nei circuiti del potere e delle amicizie. Quando oltre 21 mila camici bianchi nel triennio 2019/21 e circa 17 mila infermieri hanno preso la via della fuga dei motivi ci sono e sono gravi.

dio denaro

Però ci lamentiamo che un medico di base non si trova, le liste di attesa per una visita sono chilometriche, per un intervento di ernia bisogna aspettare mesi, e non descrivere le condizioni dei pronto soccorsi con pochi medici ed anche insicuri per la loro stessa incolumità. Bisogna ascoltare quelli che sono andati via per capire i loro stati d’animo e la loro rabbia.

Pochi giorni fa ho incontrato un compagno di scuola di uno dei miei figli mentre ero a fare la spesa. Dopo i soliti cordiali convenevoli inizia a parlare del suo lavoro da medico in Francia. Un lavoro diverso per organizzazione e riconoscimenti, non è in primis una questione di soldi. Mi sento una persona libera, faccio il lavoro con scrupolo, impegno e passione. Sono andato avanti senza santi in paradiso ,come tanti altri miei colleghi. Mi ha descritto una condizione umana e professionale che lo porta ad una interazione con il paziente non superficiale ma profonda.

Quelli che sono andati via non pensano più di ritornare. La loro condizione non la vogliono cambiare non solo con il pubblico nemmeno con il privato convenzionato e non, anche per le forme di sfruttamento esistenti. Non tutti sono luminari in grado di contrattare col privato le loro prestazioni. Finiscono in questi luoghi "dorati" dopo gli anni trascorsi negli ospedali e nei policlinici universitari.

Che sono stati anni di formazione, di lavoro di ricerca, ed anche d’esercizio di potere in collaborazione o in subalternità con quello politico. Una politica distruttiva senza un’idea progettuale in grado di abbattere i numeri chiusi universitari, valorizzare le professionalità esistenti e retribuirle in linea con molti paesi europei. Questa questione stipendiale riguarda anche gli insegnanti.

Abbiamo una classe politica che quando si parla di questi problemi sono tutti con le lacrime agli occhi. Falsi e ipocriti. Si dovrebbero vergognare, ma sono senza rossore. Come si fa a non capire che esiste una questione salariale che trascina nell’incertezza donne, famiglie, precari e porta alla crescita di nuove povertà. Il governo ha aumentato il debito pubblico non per far fronte a queste questioni, ma per mantenere saldo il loro variegato blocco sociale con condoni e aiutini di favore, senza uno sguardo sull’evasione fiscale.


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