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Sherlock Holmes: L’uomo che morì due volte

Sherlock Holmes: L’uomo che morì due volte / Luca Sartori. - Milano : Mondadori Libri, 2021. - (Giallo Mondadori. Sherlock ; 79)

di Alessandra Calanchi - sabato 3 luglio 2021 - 1075 letture

Luca Sartori ha tradotto decine di titoli per varie case editrici (in particolare Delos Books e Mondadori) ed è autore di quasi altrettanti romanzi “apocrifi” su Sherlock Holmes, tra cui uno scritto in inglese e pubblicato negli Stati Uniti nientemeno che dalla Watson Society (The Adventure of the Duke’s Study, Tampa, USA, 2015). Quest’ultimo suo romanzo, intitolato Sherlock Holmes: L’uomo che morì due volte, esce nella collana Giallo Mondadori (Milano, 2021) e attira in particolare la nostra attenzione perché oltre a portarci a una interessante “sfida alla ragione”, come avverte l’epigrafe, non può non richiamare alla mente il capolavoro di Hitchcock La donna che visse due volte.

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Sherlock Holmes - L’uomo che morì due volte

Sartori ama i giochi di parole e ama creare ponti insoliti, come quello fra la comunità internazionale dei fan e il celebre studiolo del palazzo Ducale di Urbino, ma qui supera veramente se stesso. La sua scrittura ha raggiunto una maturità che rende il romanzo eccellente sotto molti punti di vista, e la location – la sede della Medical Society di Londra – ne fa un documento più attuale di quanto l’epoca (rigorosamente fin-de-siècle) faccia sospettare…

Ma perché dovremmo leggere un apocrifo?

Innanzitutto, è bene chiarire che il termine è stato coniato dagli appassionati e non dalla critica letteraria. Per quest’ultima, il romanzo di Sartori sarebbe un pastiche, ovvero un romanzo scritto alla stregua di un altro autore. Una tradizione antica e di tutto rispetto, resa popolare nel periodo postmoderno e molto praticata dalla fandom sherlockiana che ha coniato appunto il termine apocrifo a indicare un romanzo appartenente a quello che è stato definito il “canone allargato” di Sherlock Holmes, cioè non il corpus delle opere scritte in prima persona da Conan Doyle (“sacro canone”) ma tutto ciò che gli ruota intorno. Qualcosa di simile all’universo delle serie televisive e dei videogame, ma nell’ambito letterario.

Ciliegina sulla torta, il volumetto reca in appendice una postfazione firmata da Luigi Pachì, da anni direttore dello Sherlock Magazine e di una collana di apocrifi in ebook; tale scritto è intitolato forse un po’ pomposamente “Sovrapposizione tra il grande gioco storico e quello degli apocrifi sherlockiani”, ma la sorpresa nel leggerlo è piacevolissima: si parla di trame, di personaggi, ma soprattutto di lui, Luca Sartori, nella sua interezza di studente/studioso, nella sua doppia identità di fan aderente al grande gioco e di esperto linguistico e culturale.

Ma cos’è il grande gioco? Per chi non lo sapesse, consiste nel fare finta che Sherlock Holmes sia un personaggio in carne e ossa, e che chi non è mai esistito sia Conan Doyle: l’autore vero sarebbe Watson. Molte associazioni di tutto il mondo giocano questo gioco e non fanno male a nessuno – davanti ai negazionisti della Shoah e ai terrapiattisti, mi inchino a chi ha voglia di giocare con la consapevolezza che si tratta, appunto, di un gioco. Che come tale richiede regole, fantasia, umiltà, tanto studio e tanto senso dello humor. Ma che resta, appunto, un gioco.

Augurando buona lettura, concludo dicendo che il romanzo fa parte della “prima collana al mondo che fa rivivere ogni mese le gesta di Sherlock Holmes”. Vero. Sebbene non tutti i volumetti abbiano la stessa qualità letteraria, siamo su un ottimo livello. Provare per credere. Cominciate con questo.

Qui un’intervista all’autore: Il Salotto Letterario.



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