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Sfida tra Wallace e l’infinito / di Paolo Marocco

David Forster Wallace. - Fonte: il manifesto, 20 maggio 2005, p. 14.
di Redazione Antenati - domenica 22 maggio 2005 - 4566 letture

Tutto e di Più, Storia compatta dell’infinito (Codice 2005, pp. 262 Euro 25 ) è una sfida temeraria che David Forster Wallace lancia al mercato. Il libro di questo dotato narratore non è di agevole collocazione né sul versante della divulgazione scientifica, né su quello sperimentale del romanziere che coltiva una passione per la matematica. Non che sia un’opera dai confini confusi e sfumati, anzi, al contrario, il rischio è proprio quello della sua nettezza, paragonabile alla cocciuta e pervicace passione del navigatore solitario. In questi panni, Wallace procede verso una rivelazione della bellezza (la storia dell’infinito in matematica) abbandonando i tipici confort dei professionisti della divulgazione scientifica, come l’utilizzo di paragoni esplicativi semplici e ordinari, o il racconto della vita e degli aneddoti biografici sui personaggi - lo fa per pochissime pagine solo quando parla di Cantor. I concetti astratti devono comunicare la verità dal loro interno, e i formalismi non possono essere evitati. Wallace è fedele al suo intento di purezza, e agisce come nelle sue cronache-resoconto raccolte nei libri precedenti: quando descrive una fiera del bestiame deve parteciparvi ruminandone i tecnicismi fino in fondo, oppure se analizza una ricca crociera non può trascurare l’abbigliamento dell’equipaggio o le caratteristiche tecniche della nave. La differenza, rispetto a questi casi, è che le metafore matematiche non vengono utilizzate per descrivere in termini analitici una partita di tennis o lo stand dei bovini, ma per parlare della matematica stessa. Il rigore diventa però indispensabile per chi voglia approfondire lo studio dell’autore, a partire dall’eloquente sottotitolo, nel quale infinito e compatto (nel senso topologico di chiuso e limitato) rinviano a due figure matematiche apparentemente antitetiche, adottate spesso da Wallace nei suoi racconti e cronache (ad esempio, il disorientamento verso lo spazio esterno quando è troppo esteso e non rientra in qualche superficie regolare, contrapposto al microdettaglio di qualche oggetto che fluttua in quel medesimo spazio). Ciò a cui, comunque, si ritorna è un problema di misurazione del mondo.


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Sfida tra Wallace e l’infinito / di Paolo Marocco
12 luglio 2008

Il libro di Wallace è splendido, sono d’accordo: rigore e passione che non concedono spazio al paternalismo verso il "povero lettore ignorante" né al servilismo verso i professionisti della matematica. E’ chiaro che Wallace è fiero di aver compreso, frequentando senza alcuna altra ragione se non il desiderio di conoscenza corsi universitari di matematica. E’ fiero di aver capito, e perciò non presuntuoso. E inoltre, scrive meravigliosamente portando avanti tesi anche non comuni (Cantor non è un prometeo!)