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Sentenza Khashoggi

11 imputati, cinque sono stati condannati a morte e tre a pena detentiva
di Redazione - mercoledì 25 dicembre 2019 - 634 letture

Il parere di Amnesty International

“Questo verdetto costituisce un insabbiamento e non rappresenta alcuna forma di giustizia, né per Jamal Khashoggi né per i suoi cari. Il processo si è svolto a porte chiuse, senza osservatori indipendenti e senza che trapelasse alcuna informazione sullo svolgimento delle indagini e sulle procedure seguite“, ha dichiarato Lynn Maalouf, direttrice delle ricerche sul Medio Oriente di Amnesty International.

“La sentenza non fa luce sul coinvolgimento delle autorità saudite in quel crimine devastante né chiarisce dove si trovino i resti di Jamal Khashoggi“, ha aggiunto Maalouf.

“I tribunali sauditi sono soliti negare il diritto alla difesa ed emettere condanne a morte al termine di processi gravemente irregolari. Data la mancanza di trasparenza delle autorità saudite e l’assenza di un sistema giudiziario indipendente, solo un’indagine internazionale, indipendente e imparziale potrà dare giustizia per Jamal Khashoggi“, ha concluso Maalouf.

Nel commentare la sentenza, Amnesty International ha ricordato che nel giugno 2019 Agnes Callamard, la relatrice speciale delle Nazioni Unite sulle esecuzioni extragiudiziali, sommarie e arbitrarie, aveva concluso che Khashoggi era stato vittima di “un’esecuzione extragiudiziale della quale, secondo il diritto internazionale, lo stato dell’Arabia Saudita porta la responsabilità“. Durante le sue indagini, la relatrice speciale non aveva avuto la minima collaborazione da parte delle autorità saudite.

Le dichiarazioni della fidanzata di Jamal Khashoggi (Fonte Agi)

"Inaccettabile". La fidanzata e promessa sposa di Jamal Khashoggi, Hatice Cengiz, ha definito così sul suo profilo Twitter la sentenza con cui l’Arabia Saudita ha condannato a morte 5 persone per l’omicidio del giornalista del Washington Post nel consolato di Riad a Istanbul nell’ottobre dello scorso anno, assolvendo i sospettati più vicini al principe ereditario Mohammed bin Salman e negando la premeditazione.

La donna, cittadina turca, fu l’ultima a vedere il giornalista prima dell’ingresso nella sede diplomatica e toccò a lei dare l’allarme sulla sua scomparsa.

Rilasciato il consigliere del principe (Fonte: Il Fatto Quotidiano)

L’Arabia Saudita manderà a morte cinque persone per l’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi, editorialista del Washington Post scomparso il 2 ottobre 2018. Lo ha annunciato la procura di Riad, spiegando che altre tre persone sono state condannate a 24 anni di carcere per aver cercato di “insabbiare il crimine”. Secondo diverse fonti d’intelligence, il giornalista è stato fatto a pezzi dopo essere entrato nel consolato del suo Paese a Istanbul per ritirare alcuni documenti per le sue nozze e i suoi resti non sono mai stati ritrovati.

La procura ha anche disposto il rilascio di Saud al-Qahtani, consigliere del principe ereditario Mohammed bin Salmam, escludendo quindi eventuali responsabilità di quest’ultimo. Al-Qahtani, ex responsabile per la comunicazione sui social media del principe, resta però indagato per l’omicidio. Secondo l’indagine indipendente condotta da Agnes Callamard, relatore speciale delle Nazioni Unite sulle esecuzioni stragiudiziali, c’erano “prove credibili” di un ruolo attivo di Mbs e al-Qahtani nell’assassinio.

Riad ha “seriamente minato” gli sforzi della Turchia per indagare sulla vicenda, aveva detto a febbraio Callamard, che dopo la sua visita in Turchia ha descritto l’uccisione di Khashoggi come “un omicidio brutale e premeditato“, pianificato e condotto da funzionari sauditi.

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Khashoggi


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