Senato, il testo integrale del discorso di Marini

Senato, il testo integrale del discorso di Franco Marini il 29 aprile 2006
di Redazione - domenica 30 aprile 2006 - 4581 letture

Onorevoli colleghi, permettetemi prima ancora di esprimervi la mia gratitudine per l’incarico al quale mi avete eletto di rivolgere un pensiero commosso alle vittime dell’attentato che l’altro ieri ha colpito il nostro contingente militare a Nasiriya. Mi unisco al dolore di tutta la Nazione ed esprimo alle famiglie il mio profondo cordoglio per i caduti nell’adempimento del loro servizio. Auguro poi, con vivissima partecipazione, a chi è rimasto ferito una pronta guarigione

Voglio innanzi tutto ringraziare tutti coloro che mi hanno attribuito il loro consenso, ma anche e sinceramente, con impegno per il nostro lavoro, quanti hanno votato per il presidente Andreotti.

Guardando i fatti, i fatti che avete determinato voi, mi sarebbe non giusto non sostenere che prevalentemente sono eletto dalla maggioranza politica che ha vinto le recenti elezioni. Ma sarò il Presidente di tutto il Senato e in un dialogo fermo e mai abbandonato sarò il Presidente di tutti voi, con grande attenzione e rispetto per le prerogative della maggioranza e per quelle dell’opposizione, come deve essere in una vera democrazia bipolare che io credo di aver modestamente contribuito, anche con il mio apporto, a realizzare nel nostro Paese. E’ tradizione in queste circostanze che il Presidente eletto rivolga brevi parole di saluto all’Assemblea: sono novizio, ma certamente non voglio innovare questa bella consuetudine. Novizio qui dentro (una battuta elegante, simpatica, del presidente Andreotti), non novizio in generale purtroppo. Consentitemi però di formulare, insieme al saluto, alcune brevi considerazioni.

Sento un profondo senso di responsabilità per il mio e per il nostro mandato, per il compito che questo Senato e tutto il Parlamento - compito non facile - è chiamato ad assolvere in questa XV legislatura della Repubblica. Il 9 e il 10 aprile oltre a 38 milioni di cittadini italiani hanno democraticamente votato esprimendo un’adesione ed una partecipazione che a molti osservatori è apparsa eccezionale; ed è stata eccezionale.

La nostra è una democrazia forte e salda, come robuste e salde sono le nostre istituzioni, che hanno assicurato l’evoluzione ad una democrazia maggioritaria e bipolare. Le stesse forze politiche che hanno saputo favorire una così intensa partecipazione sono oggi chiamate ad esercitare il loro compito con grande senso di impegno e di passione civile e politica. I tempi che viviamo e le sfide che dobbiamo affrontare chiedono grande efficienza al nostro lavoro istituzionale, ma anche costante attenzione ad una larga partecipazione politica e sociale alle decisioni, allo sviluppo di forme di moderna collaborazione. La forza di una democrazia matura come la nostra risiede anche nel saper convergere insieme sulle decisioni e le scelte migliori per il nostro Paese, senza il timore di perdere le nostre identità, che sono un bene prezioso, e le stesse responsabilità che hanno maggioranza e opposizione. Non voglio qui evocare ovviamente intese che non ci sono, ma solo richiamare un più maturo senso di responsabilità e di impegno nella ricerca delle soluzioni più efficaci ai nostri problemi. Il Paese è chiamato a rilanciare la sua competitività economica in un mondo divenuto un mercato globale. I nostri giovani, le nostre conoscenze, la nostra capacità di ricerca e di evoluzione tecnologica sono i fattori strategici da valorizzare insieme alle capacità produttive del Centro-Nord e alle straordinarie potenzialità del Mezzogiorno. Non abbiamo molto tempo; dovremo operare insieme con un grande, comune, amore politico per la nostra Patria.

L’Europa, della quale siamo indissolubilmente soci fondatori, ha bisogno del nostro continuo apporto di idee e di iniziative politiche per accrescere l’integrazione e le regole costituzionali comuni.

La nostra ferma collocazione nelle alleanze atlantiche non ci deve impedire di muoverci liberamente nelle nuove regioni orientali del mondo, dove il nostro sviluppo può trovare radici ed intrecci fertili e vitali. Il nostro nuovo sviluppo tanto più, secondo me, potrà rilanciarsi quanto riusciremo a garantire una nuova e forte coesione sociale tra gruppi ed interessi sociali diversi, tra territori e comunità, nel quadro di un Paese unito e solidale. Più sviluppo e più coesione sociale sono - a mio parere - le sfide difficili che dobbiamo affrontare e vincere per rispondere alle aspettative vere e profonde del nostro Paese. Il mio saluto caloroso va al Capo dello Stato, garante supremo della Costituzione. Mi associo con profonda convinzione al diffuso senso di stima popolare che lo circonda. Il mio saluto va anche agli ex Presidenti della Repubblica che in quest’Aula siedono e a tutti i senatori a vita, che dopo avere onorato il Paese con il loro ingegno e la loro opera danno oggi lustro a questa nostra istituzione. Un saluto sincero rivolgo poi ai senatori che rappresentano le nostre comunità all’estero: non mi pare retorico dire che siete finalmente tra di noi! Hanno lavorato in molti e di varie forze politiche per arrivare a questo risultato. Ma un saluto non banale e non formale voglio rivolgere ad un vecchio uomo politico, mio compagno alla Camera dei deputati fino a qualche giorno fa, al ministro Tremaglia, che è stato l’uomo che ha spinto forte in questa direzione con l’aiuto delle nostre forze politiche e della nostra convinzione. Non mi pare adeguata questa ironia perché il ringraziamento è sincero. Infatti, abbiamo realizzato un obiettivo storico importante per il nostro Paese. Spero che potremo lavorare insieme per portare benefìci concreti a tutti gli italiani che vivono in questo e in altri Paesi. La storia, le sofferenze e i successi della nostra emigrazione devono offrirci elementi più solidi nelle difficili politiche per affrontare con intelligenza l’immigrazione verso il nostro Paese.

Rivolgo poi il mio saluto alla Camera dei deputati e al suo Presidente, onorevole Bertinotti, da poco eletto e al quale mando il saluto di tutti noi. Dobbiamo provare insieme un forte orgoglio per le nostre istituzioni, per la loro forza e per la loro tenuta. Aggiustamenti, anche importanti, sono certamente necessari ma in uno spirito di leale condivisione. Anche il ruolo del nostro sistema pubblico, degli apparati centrali e locali dello Stato, deve essere aggiornato. La società italiana è molto cresciuta nelle sue espressioni economiche, civili e sociali, con grande e concreto impegno, dunque, illustri colleghi, per far crescere la sussidiarietà sia tra i livelli istituzionali che a livello orizzontale tra l’azione delle istituzioni pubbliche e la società civile. Questa mia elezione si colloca tra due ricorrenze fondamentali per la nostra vita democratica, ricorrenze che non devono essere retorica di parte ma patrimonio comune di sentimenti e di speranze: l’anniversario della liberazione dalla dittatura fascista e la festa del lavoro e dei lavoratori. Si tratta di due eventi dai quali ciascuno, secondo la propria storia e la propria identità, può trarre solo sentimenti positivi e di impegno per dare ancora più forza alla nostra democrazia ed accrescere la qualità e la quantità del nostro lavoro. Rivolgo poi un saluto a tutte le italiane e gli italiani che con il loro voto hanno rinnovato la funzione e il mandato del Parlamento. Vi assicuro tutto il mio impegno perché le vostre aspettative trovino le più ampie e positive risposte attraverso il lavoro del Senato e di tutto il Parlamento.

Cari colleghi, tanti immediati impegni ci attendono. Ne cito qualcuno: la nostra organizzazione interna; l’elezione del Capo dello Stato; la ripresa dell’azione di Governo. Sono certo che affronteremo questi appuntamenti con grande lealtà istituzionale e senso del bene comune. Al senatore Pera, mio predecessore su questo scranno, con il quale - può testimoniarlo direttamente lui stesso - in questi anni, anche con il carattere tipico della mia Regione, ho avuto scambi, colloqui e simpatia culturale, rivolgo un ringraziamento. Quando sarà necessario non mancherò di bussare alla sua porta per il consiglio che può dare chi mi ha preceduto su questo scranno. Cari colleghi, mi fermo qui altrimenti questo saluto del novizio potrebbe prolungarsi troppo. Vi saluto sottolineando: viva il Senato, viva la sua funzione, viva la Repubblica italiana!


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