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Se la vita è un maremoto

Maremoto / Alessandra Calanchi. - Senigallia : Ventura edizioni, 2021. - 148 p. : br. ; 19,8 cm. - ISBN 978-88-3136-186-6.
di Sergej - mercoledì 28 aprile 2021 - 406 letture

"Ripristineremo la normalità appena saremo sicuri di cosa sia in ogni caso normale. Grazie" (Douglas Adams, "The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy")


Basta poco per sabotare la normalità, A volte basta anche solo cambiare punto di vista (l’uso dei personaggi nella fiction), o la lingua (Verga dopo l’impatto plurilinguistico del nuovo Stato unitario, Gadda dopo l’esperienza interetnica della Prima guerra mondiale, De Luca dopo una abluzione biblica).

Nei racconti di Alessandra Calanchi è il guizzo, a volte improvviso, a volte perfidamente sornione ma come sapeva esserlo a volte Gianni Rodari, di una frase finale all’interno di una normalità fin troppo sospetta; o la situazione (un tempo si diceva: "l’idea" narrativa): quella che incrina la normalità e fa sussultare il lettore.

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Maremoto, di Alessandra Calanchi - copertina del libro edito da Ventura edizioni 2021_

Vi è uno “scarto” della realtà, e del pensiero, che è necessario cogliere, notare, trascrivere. Sono tali “scarti” (parola polisemica, ambigua e destinata a compromettere la realtà nel momento stesso in cui appare in scena) che sottolineano l’anormalità, indicano percorsi alternativi (sentimenti diversi), fanno risaltare l’apparente oggettività del reale e nello stesso tempo che questa realtà non è né oggettiva e neppure reale.

Questo, banalmente, quello che alcuni pensieri hanno pensato. In realtà sono state fatte delle prove, al riguardo. Alcune persino con esiti poetici. Ma se non si indaga lo scarto, cosa è possibile indagare? La realtà ci è sempre del tutto incomprensibile, indescrivibile: è assolutamente indistinguibile, perché fa parte appunto della normalità delle cose, quelle che sono tanto normali che non hanno neppure un nome. La realtà ci è invisibile. Solo quando succede qualcosa a volte ce ne accorgiamo e sobbalziamo, diamo nome a quella cosa. Siamo come gatti attirati dalle cose che si muovono. Ecco che lo scarto diventa la normalità anormale della scrittura (della nostra attenzione).

Vi è così una realtà reale, una realtà rilevata (grazie al movimento, agli scarti, ai nostri mezzi sensoriali e culturali ecc_) e un continuo lavoro da parte dei nostri sensi e della nostra cultura per rilevare ulteriori indizi che deformano la realtà rilevata e ne compongono, di continuo, una nuova.

Lo scrittore è come un’antenna, in continuo ascolto. Per sua grazia ricevuta e allenata, vibra quando un’anomalia è rilevata. I buoni scrittori riconoscono che “qualcosa c’è” e ne costruiscono una storia - piccola o grande che sia. Gli altri lasciano squillare il telefono e non si accorgono neppure che “qualcuno o qualcosa chiama”. I racconti di Calanchi ci portano passettino per passettino, come una formichina al lavoro, dentro una realtà che presenta scarti improvvisi, piccole fenditure, inquietanti risvolti. L’uomo che in uno dei tanti Aldilà possibili è sottoposto a interrogatorio, il padre che "non" chiama al telefono la figlia, il collezionista di corsi... La vita è tutto in quiz, diceva una allegramara canzonetta di qualche anno fa. Calanchi ci dice qualcosa di più. Nell’apparente leggerezza quasi di uno scherzo o di un sogno, (anche) più inquietante. Nel suo piccolo (forse), la vita è davvero un (piccolo) maremoto.

È una raccolta di racconti che consigliamo caldamente ai nostri lettori e lettrici di leggere.


Ps: Questa è una recensione di parte e partigiana. Alessandra Calanchi collabora con Girodivite, e ha pubblicato tre dei racconti inseriti nel volume, nella nostra invisibile testata: Stavano per andare su Marte, Vestivamo alla palombara, Topi, e gatti al balcone.

Su Girodivite sono presenti anche altri suoi interventi: racconti, recensioni, interviste.



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