Sei all'interno di >> :.: Primo Piano | Comunicazione |

“Se altri lo hanno già fatto prima, puoi riuscirci anche tu!”

— Martina, anestesista specializzanda, da Kabul
di Redazione - mercoledì 18 dicembre 2019 - 676 letture

Ambientarsi, entrare nelle dinamiche dell’ospedale, lavorare con nuovi colleghi: tutte cose che richiedono spirito di adattamento ed elasticità. Mi sono fidata di me stessa e di EMERGENCY ma all’inizio, lo ammetto, non è stato semplice. Poi, man mano che i giorni passano, inizi a scoprire le cose, a cambiare prospettiva… Cominci a vivere tutto come un’evoluzione.

Quando ho deciso di fare il medico avevo solo 5 anni. Ora ne ho 30, festeggiati proprio qui, a Kabul. Quel giorno ero di guardia … Ho scartato i regali dei colleghi, poi mi hanno chiamato in sala operatoria.

Cosa ricordo di questi 4 mesi di missione?

Ricordo la prima esplosione che ho sentito e quanto ero scossa e spaventata dalla deflagrazione.

Ricordo il primo paziente che ho incontrato: un bambino di 8 mesi con una ferita alla testa. Nelle immagini della TAC vedevo, perfetta, la sagoma del proiettile al centro del suo cranio. “Com’è possibile?” – mi sono ripetuta più volte. Certe cose vanno oltre le nostre possibilità di comprensione, puoi solo sentire un profondo senso di ingiustizia.

JPEG - 84.9 Kb
Martina

Ricordo anche un altro bambino, ricoverato in condizioni critiche. Quando non c’era più niente da fare, stava a me e ai miei colleghi incontrare la famiglia per spiegare loro che non era possibile fare di più. Ero pronta alle reazioni che avevo visto in Italia. Quando sono arrivati in ospedale, la mamma e il papà del bambino, invece, hanno reagito in modo pacato: ci hanno ringraziato per quello che avevamo fatto e con grande dignità hanno salutato il figlio.

Mi ci è voluto del tempo prima di capire il senso di quella reazione: le persone, qui in Afghanistan, sono abituate a veder morire i propri cari. Questo mi ha fatto capire ancora di più la tragicità della loro situazione. È come se la guerra anestetizzasse di continuo il loro dolore.

Qui ci occupiamo anche di formazione e insegnamento. Quando i giovani dottori o gli specializzandi come te ti seguono, fanno quello che insegni loro, è bello. A volte sono loro, invece, che ti consigliano e allora c’è grande soddisfazione. Mi chiedo sempre se sono all’altezza: un conto è saper fare le cose, un altro è spiegarle.

“Cosa fai appena rientri a Sondrio?” – mi hanno chiesto qualche giorno fa. “Riabbraccio la mia famiglia” – ho risposto io. Mi specializzerò anche, a dir la verità. Poi, dopo i festeggiamenti, tornerò qui a Kabul per l’ultimo mese di missione.

Questi mesi me lo hanno confermato ancora di più: fare l’anestesista è il lavoro più bello del mondo.

“Se altri prima di te lo hanno fatto, puoi riuscirci anche tu!” Me lo ripetevo spesso e alla fine ci sono riuscita davvero.


Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -