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Scuole sempre più insicure

Solo 1 scuola su 4 ha il certificato di prevenzione incendi; 2 su 3 hanno la certificazione statica e igienica; 1 istituto su 4 non ha la porta antincendi, mentre la scala di sicurezza ce l’ha solo 1 scuola su 2.

di Vincenzo Raimondo Greco - giovedì 30 marzo 2006 - 4506 letture

Le scuole italiane sono malate. Il dato allarmante è contenuto nel consueto dossier ’Ecosistema scuola’ relativo al 2006.

Solo 1 scuola su 4 ha il certificato di prevenzione incendi; 2 su 3 hanno la certificazione statica e igienica; 1 istituto su 4 non ha la porta antincendi, mentre la scala di sicurezza ce l’ha solo 1 scuola su 2. Come dire: la sicurezza è un optional più che un obbligo.

Gli studenti, i docenti e il personale ATA (10 milioni di persone), che frequentano le 10.798 scuole statali dislocate in 41.328 edifici, dovranno pazientare prima di assistere al maquillage tanto sperato ed atteso. La situazione, quindi, resta allarmante. E sarà così fino al 30 giugno del 2006 quando scadrà l’ennesima proroga concessa per l’adeguamento al decreto legislativo 626. Fino ad allora avremo edifici scolastici non a norma per via di carenze nelle strutture, per deficit degli impianti igienico-sanitari ed elettrici, per la presenza di agenti fisici biologici e chimici interni ed esterni alla scuola. Ritardi romani ma anche incapacità, dei dirigenti scolastici, ad assumere scelte alternative.

Bisogna -scrive Mimmo Di Donna, responsabile del settore scuola del Codacons - dire che spesso le scuole, in attesa dell’esecuzione dei lavori di adeguamento, non adottano le misure alternative di cui all’art. 31 comma 3 del 626 idonee a garantire un equivalente livello di sicurezza”.

Manca quella che da molti viene definita “cultura della sicurezza”; non è un caso, infatti, che solo il 20,59% non ha fatto prove di evacuazione e quindi non è in grado di far fronte a situazioni di emergenza. Così come va detto che, in barba alle più elementari norme in materia di igiene, di sicurezza, evacuazione, prevenzione incendi i Direttori scolastici formano classi con 28 alunni ed oltre e li collochino in aule di 25 metri quadrati. Difficile poi stupirsi se gli infortuni sono in costante aumento.

Troppo facile e ‘paurosamente’ comodo rifugiarsi dietro l’età degli edifici scolastici: il 45,92% è stato costruito tra il 1965 e il 1990; il 17,61% tra il 1900 e il 1940; il 28,05% tra il 1940 e il 1996; e solo il 5,11% tra 1990 e il 2002.

Per Legambiente, a bloccare i lavori di messa in sicurezza è, soprattutto, la penuria di finanziamenti. “Il governo -dichiarano i responsabili dell’associazione- ha stanziato per l’edilizia scolastica meno di 462 milioni di euro in tutta la legislatura. Evidente la sproporzione tra bisogni e disponibilità”.

In una simile situazione “ non c’è da stupirsi se gli interventi di manutenzione rimangono sempre gli stessi”, commenta Francesco Ferrante, direttore generale di Legambiente, che aggiunge: “in questa legislatura, sono stati stanziati dal governo per l’edilizia scolastica, complessivamente, poco meno di 462 milioni di euro a fronte di un fabbisogno stimato nel 2001 in 3000 milioni di euro. Nessun finanziamento è stato introdotto nella finanziaria 2006, né nel piano finanziario programmatico 2006/08. Nel frattempo, ovviamente, le scuole invecchiano e i problemi incancreniscono”.

Certo “nessuno pretende che le scuole cambino d’abito dall’oggi al domani - aggiunge Vittorio Cogliati Dezza, responsabile nazionale di Legambiente Scuola e Formazione - ma la situazione generale degli edifici, costretti in condizioni davvero precarie, è rimasta pressoché la stessa da tre anni a questa parte. Quasi non cambiano i numeri di quelli che necessitano di interventi di manutenzione urgente (32,27%) o che hanno goduto di manutenzione straordinaria negli ultimi 5 anni (53,84%)”. Ad aprire la graduatoria di Legambiente sono Prato e Macerata, Forlì (sul podio per il terzo anno consecutivo), Livorno e Asti. Una squadra (seguita da Siena, Biella, Pordenone e L’Aquila) che conferma come le prime della classe siano tutte città medio piccole del centro nord. Tant’è che la prima città meridionale è Cosenza, al 19° posto. Non siamo, però, precisano i vertici di Legambiente, in presenza della consueta divisione tra ‘Nord’ e ‘Sud’. “Agli ultimi posti, oltre a Crotone e Catania si piazzano, infatti, anche Viterbo e Pavia, nonché Bologna.

Il panorama, insomma, è a dir poco eterogeneo e ripropone immutata la difficoltà delle metropoli e delle grandi città a pianificare interventi e a monitorare la situazione”. Infine un dato allarmante: cala l’attenzione delle amministrazioni comunali sul rischio amianto con una riduzione delle certificazioni dal 16,38% del 2005 al 10,28% del 2006. Arezzo e La Spezia “dove le scuole sono tutte a sospetto amianto, sono gli esempi più evidenti, a non procedere alle bonifiche nonostante l’individuazione del rischio”.


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