Sculture involontarie (e lo scorrere del tempo), il libro fotografico di Roberto Roscetti
Sculture involontarie (e lo scorrere del tempo) / Roberrto Roscetti. - ZeroBook, 2026. - 60 p. - ISBN 978-88-6711-268-5.
"Questa breve raccolta per immagini ritrae una parte del mio mondo fotografico: sculture involontarie e lo scorrere del tempo. Non vedrete abitazioni lussuose, oggetti di valore, luoghi di rilevanza storica, bensì squarci di un passato di vita provinciale da cui ho cercato di estrarre bellezza.
I protagonisti di questo piccolo viaggio sono oggetti, strutture, borghi, veicoli che per un motivo o l’altro hanno subito l’abbandono e la conseguente erosione del tempo. Il bianco e nero è il vestito che ho scelto per spogliare gli stessi del superfluo e donare loro un’estetica scarna ed essenziale".
Roberto Roscetti si è classificato secondo al concorso fotografico organizzato da Girodivite/ZeroBook, “Un luogo per ZeroBook 2025”, con una delle foto pubblicate in questo volume.
La foto ritrae una porzione del borgo abbandonato di Pagliara, una frazione del comune di Castel Sant’Angelo (Ri). Pagliara è un toponimo comune dell’Italia Appenninica centrale e significa "dimora precaria con copertura di paglia". Il borghetto era abitato fino agli anni ’70 del secolo scorso. L’invecchiamento della popolazione e la migrazione dei giovani verso i centri produttivi della provincia e non solo, l’hanno resa una città fantasma. Negli ultimi anni il FAI ha riposto attenzione verso queste zone dell’alto Lazio nonostante le laceranti scosse telluriche che hanno distrutto prima L’Aquila e poi Amatrice, entrambe situate a pochi km dal borgo sopra menzionato. Nonostante la precarietà economica Pagliara esercita un’attrattiva forte ed emozionante nei pochi turisti che la conoscono e la visitano saltuariamente.
Il libro fotografico di Roberto Roscetti è acquistabile in tutti gli e-store italiani in formato epub.

- Copertina di Sculture involontarie, di Roberto Roscetti
dalla Introduzione
Chi è avvezzo alla fotografia praticata e studiata sui manuali e le opere di stampa, è a conoscenza di una letteratura oramai satura di immagini, in bianco e nero o a colori, di rovine e luoghi abbandonati. Questo mi ha portato ad interrogarmi sul perché promuovere le mie foto che insistono su questo filone e una risposta l’ho avuta. Nelle mie immagini manca l’esasperazione emotiva (ovvero il “pietismo sul tempo che fu”), manca l’estetica drammatizzata (tramite l’utilizzo dell’HDR), non troviamo il monumentalismo ma elementi di uso quotidiano che vengono estrapolati dalla banalità quotidiana, manca l’uso di un grandangolo spinto tale da inserire il soggetto all’interno del sistema geografico di appartenenza, manca l’uso di una strumentazione tecnologica e di una progettualità tale da rendere questi luoghi dei set cinematografici alla ricerca dell’attimo di perfezione. Scatto senza fronzoli per trovare il bello dove apparentemente non c’è. Non c’è nulla di epico o imponente ma diviene protagonista lo scarto della vita consumistica di provincia. Il mio non è uno sguardo che va alla ricerca di emozioni segrete, ma che indaga l’abilità artistica dello scorrere del tempo che consuma e fa apparire le cose esteticamente dissonanti dal tempo in cui viviamo.
La scenografia di queste immagini non nasce da una catalogazione a tavolino, ma dalla mia esigenza di relegarmi ai margini della società, ad una distanza di sicurezza dagli uomini.
L’oggetto ritratto non è mai frutto di una premeditazione, ma di un incontro imprevisto, di un atto impulsivo che suscita emozione.
Infine, l’assenza umana. L’inserimento di una persona, a meno che non sia coperta da indumenti di pura fatica o che rimandano a elementi allegorici e bizzarri, rischia di riportare l’attenzione sulla mediocrità del quotidiano. La figura umana impone uno sguardo giudicatore, distogliendo il pensiero dell’osservatore facendo si che interferisca con la cultura dominante ad esso associata. Senza di essa, lo scatto respira un tempo dilatato, dove è la lenta degradazione del soggetto a diventare elemento di riflessione.
Perché, quindi, questa raccolta deve uscire?
Questo lavoro rappresenta una mia dialettica costante, ovvero la distanza dai virtuosismi, dall’opulenza, dalla bellezza ostentata costruita tramite il superfluo. Sono lontano dall’acclamazione social, dove si ricerca lo scatto perfetto, lo stupore momentaneo e superficiale. Fotografo la semplicità, la meraviglia di incontrare una forma d’arte proprio lì dove qualcun altro ha trovato solo un ingombro da gettare via.
L’autore
Nato ad Antrodoco, un piccolo paesino dell’appennino centrale, situato nel Lazio. Roberto Roscetti si è laureato in Ingegneria presso La Sapienza di Roma, e dopo alcuni anni di esperienza aziendale, ha iniziato quella che è la sua principale attività lavorativa, l’insegnante. Attualmente vive ad Agliè un piccolo paese piemontese a pochi km dal parco nazionale del Gran Paradiso.
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