"Scrivo per il lettore" : intervista di Cristina Brondoni allo scrittore Jeffery Deaver
"Scrivo quello che deriva dalla mia osservazione, certo, ma racconto di relazioni, di affari, di sesso. Non scrivo per me. Scrivo per il lettore"
“Lincoln e Amelia fanno quello che facciamo tutti noi: lottare per la verità. E forse gli Stati Uniti usciranno dalla cappa di oscurità che incombe su tutti noi”. Jeffery Deaver, nella tappa al Vittoriale del suo tour italiano per promuovere lil suo recente romanzo, La mano dell’orologiaio (trad. italiana di Rosa Prencipe), organizzata dall’associazione Giallo Garda il 3 novembre 2024, non fa mistero della sua preoccupazione sugli esiti dell’Election Day. Ha parole dure per il candidato repubblicano Donald Trump e per il suo vice J. D. Vance: “i loro valori sono criticabili e nonostante questo gli ultimi sondaggi danno i candidati al cinquanta e cinquanta. E per me è terrificante”.
Deaver, che sul palco dell’auditorium del Vittoriale ha ringraziato il pubblico in italiano, è un autore da cinquanta milioni di copie vendute in 150 paesi, tradotto in 25 lingue e con all’attivo decine di romanzi e racconti. “Faccio questo lavoro da trentacinque anni” e il suo lavoro, a chi glielo chiede è “spaventare a morte il lettore e coinvolgerlo in un’esperienza intensa”.
Al Vittoriale Deaver fa una vera e propria lezione di scrittura sottolineando scherzosamente “che siete fortunati, perché di solito è a pagamento, qui volendo potete però comprare il libro”. Accanto a lui Seba Pezzani, il traduttore del suo romanzo October List e suo interprete e amico, a sua volta autore.
Per scrivere così tanto, dato che Deaver è uno degli autori più prolifici del nostro tempo, ci si chiede dove prenda ispirazione e la domanda ottiene una riposta articolata: “non scrivo libri interessanti” dice “non mi interessa di scrivere qualcosa di interessante. Voglio che chi legge provi esperienze emotivi forti come se fosse sulle montagne russe”.
Lo scrittore americano prosegue con un esempio: “È un po’ come quando vi fate un nuovo taglio di capelli e indossate un bell’abito. Immaginate di essere in soggiorno e di andare incontro al vostro partner chiedendogli ‘che ne pensi? Come sto?’ e l’altro risponda ‘sì… interessante’. Ecco, no. Voi volete, con quel nuovo taglio di capelli e quell’abito, che l’altro risposta ‘oh! wow! ed è quello che voglio che succeda ai lettori”. Deaver racconta che vuole che i lettori non smettano di girare le pagine, di essere avvinti dalla storia, dai protagonisti e da quello che accade loro.
Nell’ultimo romanzo, La mano dell’orologio, Lincoln Rhyme e Amelia Sachs sono chiamati a collaborare alle indagini quando una gru si abbatte su un cantiere di Manhattan provocando morti e feriti. Non è un incidente, ma un attentato che viene rivendicato da una cellula terroristica che minaccia di far saltare una gru ogni ventiquattro ore se l’amministrazione cittadina non convertirà le proprietà di lusso in alloggi sociali. Anche in questo romanzo, come negli altri dello scrittore, la componente sociale è molto presente in questo caso si tratta della disparità economica. Ma Deaver, in un’intervista esclusiva, racconta di non essere “ispirato dai crimini reali, dai fatti di cronaca” e spiega perché: “voglio il controllo sulle mie storie e non voglio essere legato a dei fatti accaduti. Prendo ispirazione dagli oggetti, dalle situazioni, ma non dai fatti”.
Per quanto riguarda la gru che si abbatte sul cantiere di Manhattan nel suo ultimo romanzo, racconta al pubblico del Vittoriale che un giorno stava camminando a New York e ha visto una gru in un cantiere e si è chiesto cosa sarebbe successo se qualcuno avesse svitato qualche bullone, manomesso qualche ingranaggio alla base della macchina. Ed è stato quello il momento in cui ha deciso che nel suo romanzo sarebbe successo.
Abbiamo chiesto a Deaver del suo rapporto con l’Italia, dato che ha ambientato un paio dei suoi scritti in Italia, uno a Napoli e l’altro sul Lago di Como: “Mi piace molto l’Italia e mi piace per molte ragioni. Ci sono molti aspetti che mi interessano, la società, la cultura, i flussi migratori, la politica. E poi la diversità e il numero di forze dell’ordine: finanza, polizia, carabinieri”.
Per quanto riguarda la visita al Vittoriale ha un solo aggettivo: “incredibile!”. E parlando un po’ di Gabriele D’Annunzio e della sua personalità, Deaver ci chiede se davvero D’Annunzio è un eroe. Ma torniamo a lui e ai suoi romanzi per sapere quanto di Jeffery Deaver ci sia nei suoi scritti: “non c’è. Non c’è niente di me personalmente. Scrivo quello che deriva dalla mia osservazione, certo, ma racconto di relazioni, di affari, di sesso. Non scrivo per me. Scrivo per il lettore. E voglio che il lettore sia felice”.
Per motivi di varia natura l’intervista viene pubblicata solo oggi, e ringraziamo Cristina Brondoni per averla concessa a Girodivite. L’uscita del nuovo romanzo di Deaver, The Collateral Heart, è prevista per novembre 2026.
(Alessandra Calanchi)
Jeffery Deaver, ex giornalista ed ex avvocato americano, nel 1990 ha abbandonato la carriera legale per dedicarsi alla scrittura a tempo pieno. Scrittore di romanzi thriller, ha vinto per tre volte l’Ellery Queen Readers Award for Best Short Story of the Year, vinto il British Thumping Good Read Award ed è stato più volte finalista all’Edgar Award. Il suo primo romanzo, un horror intitolato Voodoo, è del 1988. I tre romanzi successivi, ambientati a New York, affrontano la struttura delle detective stories. Con i protagonisti dei suoi romanzi, Deaver crea dei perfetti thriller contemporanei, in cui la narrazione si svolge secondo il ritmo e la tensione tipici del linguaggio cinematografico. Il successo internazionale arriva con Il collezionista di ossa con cui nel 1999 vince il Premio Nero Wolfe. È il primo romanzo del ciclo che vede il criminologo tetraplegico Lincoln Rhyme accanto ad Amelia Sachs, e ne è stato tratto l’omonimo film (Philip Noyce 1999) e la serie televisiva Lincoln Rhyme - Caccia al collezionista di ossa (2020). Fra i suoi numerosi romanzi successivi ricordiamo Più in là del nulla, Il visitatore notturno, Il taglio di Dio, Il re dei morti.
Cristina Brondoni è giornalista, criminologa e scrittrice. È consulente in casi di omicidio, suicidio e morte sospetta, e fa docenze e conferenze sull’analisi della scena del crimine, l’ultima per la University of Virginia. È autrice di Dietro la scena del crimine; Il soccorritore sulla scena del crimine; Sembrava un incidente. Staging sulla scena del crimine; Le case dei serial killer; Serial killer per fiction e per davvero, e di tre thriller: Voglio vederti soffrire, L’appartamento dell’ultimo piano (premiato a Giallo Garda 2021) e L’inferno degli eletti (menzione speciale al Premio Scerbanenco 2023 e menzione d’onore a Giallo Garda 2023), usciti con Clown Bianco. La rivista Forbes l’ha inserita tra le 100 donne di successo 2023. Insieme a Sara Uslenghi ha il podcast Crime Magazine. Scrive di serial killer e crimini sul settimanale Giallo. Ha pubblicato di recente I delitti della porta accanto: Storie di vicini che ammazzano (Mursia 2025).
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