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Schizzi&Ghiribizzi. Nr. 49. Problemi dalle periferie. Al fuoco! Al fuoco!

di Franco Novembrini - mercoledì 22 gennaio 2020 - 694 letture

(Continua - 2)

Questa settimana devo scrivere di un fatto che ha reso il nostro comune (Villasanta) uno dei pochi che durante una crisi dovuta all’inquinamento ha ritenuto di non dover sospendere come molti comuni vicini e, debbo dire, con sindaci di ogni estrazione politica la discutibile ’’tradizione’’ detta del Falò di Sant’Antonio.

I motivi per doverla sospendere o addirittura eliminarla sono diversi e con diverse motivazioni. La prima che mi viene in mente su questa usanza di origine precristiana nella quale i contadini dopo il solstizio d’inverno cominciavano a preparare i terreni per la nuova stagione e lo facevano bruciando le sterpaglie che occupavano la terra e per l’occasione in modo propiziatorio si radunavano intorno ai fuochi, festeggiando il nuovo anno. Ora è chiaro che nulla di tutto questo oggi è fattibile nelle città e nei paesi che di contadino non hanno niente se non lontani ricordi. Altro motivo che ne sconsiglierebbe è il fatto che nella Val Padana da un mese una coltre di polveri sottili staziona imperterrita con altissimi livelli di inquinamento.

Potrebbe bastare? No! Il materiale da bruciare quest’anno era composto per il 90% da pallet (bancali) di legno. Ora tali bancali sono fatti per costare poco e durare anni, viene usato un tipo di legno resinoso poco adatto ad essere bruciato e per farli durare vengono trattati con bromuro di metile (o metilene) il quale, una volta incendiato rilascia, delle polveri sottili non certo salutari. Le fonti di queste informazioni le ho rilevate da articolo di Luca Mercalli, divulgatore su questioni ecologiche di livello internazionale, il quale sostiene in una sua pubblicazione che più del 40% dell’inquinamento metropolitano è da attribuirsi a stufe a legna, specie a pellets, a volte di pessima qualità che supera di diversi punti i’inquinamento dovuto ad idrocarburi. Del resto anche durante il periodo natalizio con paesi e città lombarde semivuote e con molte fabbriche e uffici chiusi l’inquinamento non è diminuito.

Altro ispiratore mio è un ottimo meteorologo, molto apprezzato nella provincia di Monza, il quale ogni anno scrive articoli roventi quanto poco ascoltati dalla Giunta comunale sulla situazione del mio paese. Egli sostiene che un tale falò è l’equivalente di circa 3000 auto con motore acceso per la durata del fuoco. A questi dati vorrei aggiungere che, essendo uno dei pochi comuni rimasti a praticare questo rito tribale, è chiaro che dalle zone confinanti e dai quartieri periferici del paese vengono molti ’’spettatori’’ e lo fanno usando auto aumentando il traffico e causando qualche coda oltre l’inquinamento. Ne vale la pena? Oltretutto questo evento è dedicato a Sant’Antonio che, se potesse far sentire la sua opinione, credo toglierebbe ogni suo coinvolgimento e sponsorizzazione a suo nome.

Mi domando: ma il Sindaco e la Giunta non dovrebbero avere cura della salute di tutti i cittadini? Questa amministrazione ha mandato alcuni giorni fa un suo giovane rappresentante ad un convegno del Fridays For Future. Sarebbe interessante sapere se li ha informati del falò, la cui sospensione avrebbe avuto anche un discreto effetto educativo. Chiudo chiedendo che negli anni a venire siano trasmessi nelle scuole documentari sui disastri della Siberia, del Brasile e di quello ancora in atto dell’Australia causati dal fuoco per motivi speculativi e di cambiamenti climatici, magari anche una proiezione pubblica, il giorno di Sant’Antonio,in piazza su un maxischermo usando come effetti speciali degli ologrammi.



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