Schiavi tra di noi
L’atroce delitto di Amendolara in Calabria si è consumato, mentre si festeggiava la festa della Repubblica...
L’atroce delitto di Amendolara in Calabria si è consumato, mentre si festeggiava la festa della Repubblica e con la retorica di sempre la Repubblica è stata trasformata in un prodotto da vendere all’opinione pubblica anche con video sul tema tenuti da attori, cantanti, comici e altri. Sulla parete della caverna, immagine platonica, scorrevano le immagini della Repubblica che non c’è.
L’omicidio atroce dei quattro pakistani rei di aver osato chiedere diritti elementari ai caporali pakistani non è un affare della “mafia pakistana”. Ancora una volta la manipolazione mediatica dimostra quanto la Repubblica non sia “cosa pubblica” e “pubblica verità-discussione”.
Ammettiamo pure che esista una mafia pakistana, saranno gli inquirenti a svolgere la delicata indagine, ma la domanda che dovremmo porci è perché si è radicata nel mondo del lavoro e ci si accorge di essa, solo dopo l’efferato omicidio di quattro braccianti agricoli.
In Italia il lavoro è sfruttamento. Salari bassi, precarietà e ricattabilità dei dominati sono il quotidiano. I diritti più elementari sono erosi a favore dei potentati che usano le tecnologie e non solo per sorvegliare gli sfruttati. I lavoratori nei fatti sono tutti a tempo determinato, in quanto sono tutti licenziabili con facilità. La sicurezza sul lavoro è una chimera, ogni anno mille lavoratori si schiantano al suolo o sono divorati dalle macchine sul posto di lavoro.
Si lavora e si è poveri. Un docente che vive in una grande città semplicemente sopravvive, un precario di qualsiasi lavoro manuale o impiegatizio è spesso costretto a vivere in casa con altri lavoratori. Le case sono solo per turisti e benestanti…
In questa cornice di disprezzo verso il lavoro e i lavoratori, si può supporre che i criminali importati e a servizio dell’illegalità possano assumere comportamenti criminali e deliranti. Bruciare vivi dei lavoratori e allontanarsi dal posto del crimine presuppone una arroganza e un fare criminogeno che ha trovato terreno fertile in un contesto sociale e politico in cui i lavoratori sono spesso guardati con sospetto e considerati “braccia sostituibili”.
L’emigrazione clandestina e il lavoro fuori da ogni regola hanno poi completato il quadro criminale. Bisognerebbe chiedersi che cosa è il lavoro in Italia per comprendere, forse, il contesto che produce simili efferatezze. Legalità e illegalità corrono parallele e si toccano.
In Italia vi sono villaggi dove abitano, il termine è generoso, braccianti stranieri, si pensi a Borgo Mezzanone, essi lavorano sulle terre i cui prodotti sono sulle nostre tavole. I migranti clandestini servono, malgrado loro, come esercito dei lavoratori di riserva per “persuadere i lavoratori legali” a non alzare troppo le richieste e sono usati per rendere i prodotti competitivi.
Questa è la verità, se si spengono i video e gli appelli per la Repubblica e si scende nella cruda realtà. I lavoratori la conoscono bene, ma sono soli quanto lo sono i lavoratori clandestini. Nella festa della Repubblica nessuno ha osato dire che al voto ci reca metà degli elettori. I lavoratori e le lavoratrici disertano le urne, perché il lavoro non è rappresentato realmente e lealmente da nessun partito e da nessun sindacato. In questa cornice tutto può accadere.
Se in Italia i diritti dei lavoratori e lo Stato fossero presidio reale di difesa dei diritti fondamentali della persona e del lavoratore delitti tanto assurdi probabilmente non accadrebbero. Invece tutto accade e ciò non è dovuto a cause astronomiche nefaste ma all’atmosfera padronale che si respira e conosce. Taj Mohammed Alamyar, l’unico scampato alla morte, ha così descritto la loro condizione di schiavi a cui hanno detto “no”:
“Non volevano pagarci, avremmo dovuto accontentarci di un alloggio e del cibo. Abbiamo detto no e loro ci hanno voluto dare una lezione, hanno voluto far capire ai braccianti di questo litorale che gli ordini non si discutono”.
E ancora:
“Quella mattina i caporali ci avevano chiesto soldi per il trasporto, non abbiamo pagato”.
Dietro questo crimine senza eguali vi è la solitudine e la ricattabilità dei clandestini. Continuano gli appelli da parte di talune autorità in favore dell’emigrazione, ma silenzio assoluto sulle reali condizioni dei migranti, la cui presenza è utile solo per i padroni del lavoro e dei lavoratori. Per un attimo pensiamo alla vita che avrà il bracciante scampato alla morte e alle famiglie che riceveranno la tragica notizia e avremo l’immagine del mondo senza pietà che incombe su tutti.
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