Schema di decreto legge su sicurezza: la nostra posizione

Il 4 giugno 2025, il Senato ha approvato il testo definitivo del Decreto sicurezza dopo che il 29 maggio anche la Camera aveva dato il suo via libera. Il Decreto è stato convertito in legge il 9 giugno (Legge 9 giugno 2025, n.80). Il governo Meloni sta smontando pezzo dopo pezzo il diritto di protesta pacifica in Italia, e questo è stato l’ultimo tassello.

di Amnesty - mercoledì 11 febbraio 2026 - 316 letture

Amnesty International Italia ha commentato lo schema di decreto approvato dal Consiglio dei ministri il 5 febbraio, evidenziando come esso metta insieme norme per il contrasto alla criminalità comune e “norme bandiera” che risultano, nel modo in cui attualmente scritte, di difficile attuazione ed efficacia, di dubbia costituzionalità, inclini a essere usate in modo arbitrario e comunque destinate, nelle intenzioni dei proponenti, a restringere ulteriormente gli spazi di libertà e di manifestazione.

Il divieto di prendere parte a una manifestazione, nel luogo e nel tempo di convocazione, derivante da precedenti condanne, anche non definitive, così come pure da semplici denunce, pare essere basato su una presunzione di reiterazione del reato, in assenza di tale circostanza nel luogo e nel tempo dati.

Il fermo preventivo, seppure temperato da supervisione giudiziaria, derivante da comportamenti, atteggiamenti, oggetti portati con sé o vestiario, pare essere basato su una percezione di pericolosità, in assenza di una concreta e immediata minaccia o dell’esercizio di un’azione violenta che giustificherebbe l’esecuzione di tale provvedimento.

Alcune condotte tradizionalmente previste come reati, in particolare quelle legate alla disciplina delle manifestazioni pubbliche, vengono sottratte alla sfera penale ma rimpiazzate da sanzioni amministrative di importo molto elevato, applicate direttamente dall’autorità prefettizia.

Il cosiddetto “scudo penale”, la cui estensione a chiunque non si capisce quale maggiore sicurezza dovrebbe fornire a cittadine e cittadini, prevedendo un registro alternativo all’iscrizione a quello degli indagati, rischia di favorire l’impunità degli operatori delle forze di polizia.

Oltre a evidenziare come misure su migrazione e asilo siano presenti già nell’attuale schema di decreto legge, Amnesty International Italia ha inoltre sottolineato la sua preoccupazione per l’annunciato arrivo di un distinto pacchetto di provvedimenti relativi alle persone migranti e richiedenti asilo e alle organizzazioni dedite alla loro ricerca e al loro soccorso in mare, tra i quali tornano a essere ventilate le “norme bandiera” del blocco navale e del divieto di sbarco.

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