Solidarietà a Loretta Mussi

....All’epoca progettavamo "LA CASA DELLA SALUTE"....

di Enzo Maddaloni - lunedì 19 luglio 2010 - 2713 letture

Era un pò di tempo che non la chiamavo a telefono. Lei adesso vive a Roma ed è Presidente dell’Associazione "UN PONTE PER"

http://www.unponteper.it/

Ho sentito il bisogno, dopo aver chiuso finalmente le mie personali vicende giudiziarie di ex sindacalista, e così l’ho chiamata.

"Ciao Loretta come stai?"...."Non bene!" (mi fà).... anche lei coinvolta in una storia che voi umani non avreste mai potuto immaginare....oggi paga le conseguenze della sua coerenza e del suo agire al servizio degli altri. Per molti anni anche lei si è presa in cura un sacco di persone a Benevento.

Il tono della sua voce era molto sottomesso. Era molto diverso dal solito. Sentitamente sofferente. E, così solo dopo miei insistenze mi ha confidato le sue difficoltà economiche ad affrontare tre processi in conseguenza del suo incarico a Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera Rummo di Benevento negli anni passati.

Ho verificato un senso profondo di sconforto e frustrazione causato da quelle forme peggiori di mali "l’isolamento", nel quale lei aveva vissuto e sta vivendo questa sua esperienza con grande dignità personale.

Loretta è una persona meravigliosa.

La conosco bene anche per le esperienze che abbiamo fatto insieme nel FORUM DEGLI OPERATORI DELLA SALUTE "I CANTIERI DELLA SALUTE" qui in Campania alcuni anni fà proprio per mettere in evidenza le storture del nostro sistema sanitario regionale.

All’epoca progettavamo "LA CASA DELLA SALUTE".

In ricordo di questa bellissima esperienza gli ho detto subito: "Loretta ma non puoi perdere la speranza".

In quel momento ho comnpreso anche meglio come io sono stato fortunato. Ho ricevuto tanta solidarietà per superare anche le mie vicende giudiziarie personali. E ringrazio tutti di cuore per il sostegno che mi è stato dato da tanti amci ed amiche il cui elenco sarebbe troppo lungo, due persone in particolare voglio pubblicamente ringranziare e sono Giovanni Ardia Presidente del Comitato di Solidarietà a mio favore e Giuliano Longo, tutti e due colleghi dell’Ospedale di Salerno.

E pensando a loro che mi sono ricordando ..pmentre parlavo con Loretta per telefono....del fatto che quando i nostri fatti “privati” assumono una rilevanza “pubblica”, bisogna darne comunicazione all’esterno, rispettando in ogni caso la dignità delle persone, perchè per me è stata una "buona medicina".

Anche Loretta oggi ha bisogni di soldi, ma la sua dignità le negavano di manifestare il suo bisogno (oltre 50.000,00 euro) ma ha anche bisogno di un grande abbraccio di solidarietà forte e sentito.

Non entro nel merito di ogni giudizio, non mi interessa, quello che mi preme qui far rilevare, che di questo ci si può anche ammalare, e per questo faccio qui quest’appello di SOLIDARIETA’ A LORETTA MUSSI, per non farle vivere da sola questa sua esperienza, e perché io la conosco, lei è persona degna di stima, è medico anche lei, solo che oggi non sa più prendersi cura di lei stessa, mentre in passato si è presa in cura tante persone.

… Si racconta che all’alba dei tempi la verità fosse uno specchio limpido. Un giorno però, cadde a terra e si ruppe in tantissime schegge. Ogni uomo ne prese una e, vedendo riflessa la propria immagine nel pezzetto che teneva a in mano, cominciò a credere di possedere l’intero specchio. Da quel giorno le cose andarono sempre così …” (Sapienza Sufi)

Oggi come clown dottore ho compreso, ....leggendo anche questi versi, di sapienza Sufi ... che ci dobbiamo tutti interrogare, come “uomini di medicina”, non solo “IO CHI SONO?” ma “IO DOVE SONO?”.

Molti di noi si sono persi la comunità e ne stanno creando di nuove, di provvisorie, di libertarie e solidale.

Comunità (anche virtuali come questa) fatte di tante, distinte, quotidiane pratiche individuali, che possono anche realizzarsi attraverso iniziative e momenti collettivi, ma non devono aspettare gli “eventi” o i “proclami” di questa o quella “autorità” per agire.

Ecco E PERCHè NO si ripartire da qui da Giro di Vite da facebook, dai blog da quella rete degli invisibili .....O meglio da noi stessi, per cambiare attraverso – una pratica individuale, le cose che non ci piacciono.

Devo cambiare IO VOGLIO in IO SCELGO ....E, quindi scelgo di condividere con altri individui idee e valori comuni, e su questa base costruire una nuova comunità, se si pensa giusto che anche la società debba cambiare in meglio – attivando così una pratica collettiva.

Dunque il fulcro della “ pratica comunitaria” che come clown “dottori” vorremo costruire è sempre e solo il singolo individuo, la singola persona, il singolo uomo e la singola donna, il singolo clown.

La stessa figura del clown è un individuo non atomistico o immateriale, isolato o asociale, o privo di legami ed identità, è uno “stato di grazia”, un essere “uomo intero” attivo, libero e consapevole, definito nella sua “singolarità” plurale dentro una “con-vivenza” o “Koinonia” che nel suo significato originario (greco) designava il concetto di “ciò che si ha in comune (Koiné) nella diversità” (venendo poi assorbito dal latino attraverso la parola “communio”, cioè società/comunità.

La stessa “società” (che oggi) in molti casi è più attenta ad educare i nostri figli alla competizione, alla matematica, alla scienza, ai diritti, all’ambiente ed alla geografia, ma noi ci chiediamo: chi si preoccuperà di far sentire meno soli tanti giovani che vivono ai margini di questo modello di società - non più comunità – ma fatta di non luoghi?

La scuola? Un pò di tempo fà ho partecipato come associazione a dei seminari di comico terapia ed ho fatto "lezione" a circa trecento studenti di istituti psicopedagogici della Campania e della Puglia per realizzare "una nuova strategia d’amore". Quando ho proposto di fare alcuni esercizi alcuni professori mi hanno detto che non andavano bene. Gli esercizi consistevano nel guardarsi negli occhi è dirsi "ti voglio bene" o in altri casi "abbracciarsi" semplicemente.

Mi è venuto un dubbio ed ho chiesto loro ma insegnate l’maore a questi ragazzi oggi nelle scuole? Mi hanno guardato un stralunati e mi hanno risposto ...NO!

Allora da dove partire per ricostruire una comunità.

Con il suggerimento del mio Angelo (ops) Arcangelo Mercuzio ..provo a partire dall’aggettivo latino “communis” a sua volta alla base del verbo comunicare composto dalla proposizione “cum” e dall’aggettivo “munis”, il cui iniziale significato era quello di “condivisione di una carica” resta uno dei principi fondamentali della nostra associazione: “idea di reciprocità = bisogno di comunità”.

Una condivisione vera, una “carica emotiva”, di un voler “immaginare insieme” come ’esistenza’ unica, irripetibile, definibile nel suo essere insieme. Un individuo che determina il cambiamento e non lo subisce passivamente dalle strutture economiche, sociali, culturali e politiche entro cui vive, pensa ed opera: insomma una comunità, libertaria di clown “dottori e sociali, di sognatori pratici alla cui base ci sia il rispetto, la solidarietà, la compassione, l’amore.

E con queste premesse che oggi mi continuo ad interrogare sul senso dell’agire e sugli obiettivi e le "strategie di cura" oggetto del nostro fare o meglio soggetto dei "percorsi di cura" o meglio del come ritornare a prenderci cura, di noi stessi, degli individui, delle nostre comunità.

Prenderci cura di se stessi, degli altri, oggi ho più coscienza, non significa sconfiggere una malattia, ma attuare un processo di PREVENZIONE SOLIDALE in quanto so che lo stesso SENSO ESISTENZIALE (del vissuto) e della stessa su SOFFERENZA, CAUSA MALATTIE.

Di recente in Spagna è stato fatto uno studio su due gruppi di popolazione il primo disoccupati e tristi i secondi occupati e felici. Ebbene nel primo gruppo c’erano più molti più casi di tumori che nel secondo.

Trian Xu un ricercatore giapponese ha stabilito di come le emozioni il sentire negativo un vissuto o vivere un conflitto con un senso di isolamento e di mancanza di speranza possa esso stesso causare una modificazione dei nostri geni.

Quindi uno dei mali peggiori da curare oggi è il SENSO DI ISOLAMENTE E FRUSTAZIONE che si vive rispetto ad un proprio vissuto.

Certo questo comporta anche una modifica ed una rivisitazione dei nostri bisogni che l’attuale modello di società ci impone e di cui siamo sempre più schiavi.

E, qui richiamo all’attenzione di tutti una delle medicine più formidabili per curare tutti i mali della nostra società: la SOLIDARIETA’.

La SOLIDARIETA’ è certamente uno dei primi PRESIDI MEDICI da utilizzare per curare i mali della nostra società.

Certo il rischio che si corre agendo in questi casi è quello come ho fatto in passato anch’io di occuparmi dell’altro anticipando anche ogni sua richiesta, sostituendomi a lui, ma tant’è,...IO VIVO DI ATTIMI per me un NANOSECONDO O MILLE ANNI E’ LA STESSA COSA!

Ecco perchè oggi faccio questo appello di solidarietà per Loretta Mussi, se volete è un caso come tanti, ma è di questo che bisogna parlare.

Clown Dottore Nanosecondo

Presidente Comunità RNCD

www.radunonazionaleclowndottori.org

UN PO’ DELLA SUA STORIA:

http://www.girodivite.it/Loretta-Mussi-storia-di-un.html

IN ALLEGATO:

ALCUNI DOCUMENTI IN BOZZA CHE FURONO, A PARTIRE DAL 2006/7 MOMENTI DI RIFLESSIONI DEL FORUM I CANTIERI DELLA SALUTE ED IL TENTATIVO DI SVILUPPARE DELLE PROPROSTE PER UNA RIFORMA DEL SISTEMA REGIONALE IN CAMPANIA solo in parte avviata.

IL LOGO di quest’articolo è un bassorilevo babilonese per riproporre alla vostra attenzione il mito della fondazione di BABILONIA:

"Poiché nell’universo regnava il Caos, la dea Tiamat e il dio Marduk si scontrarono. Marduk voleva mettere ordine nell’universo e combatté fino a quando non uccise la malvagia Tiamat. Poi Marduk prese il corpo della sua nemica Tiamat e lo divise in due parti: con metà formò il firmamento celeste, con l’altra metà formò le fondamenta della terra. Poi Marduk assegnò a tutti gli altri dei i loro posti e creò il Sole, la Luna, le stelle. Ma gli dei gridarono: - Signore Marduk tu hai affidato un compito a ciascuno di noi ma non hai dato a nessuno l’incarico di servirci e di sostenerci mentre noi lo eseguiremo. Rispose Marduk: - Prenderò sangue di Kingu e fango e ne formerò un piccolo fantoccio. Il suo nome sarà Uomo. Uomo servirà gli dei. Allora gli dei soddisfatti gridarono: - Signore Marduk, noi vorremmo mostrarti la nostra gratitudine costruendoti un santuario sulla terra. Per due anni interi lavorarono ed al terzo anno la città di Babilonia fu innalzata e, sopra a tutti, si ergeva il santuario di Marduk."


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