Ruini: "Una gratitudine immensa, verso l’uomo Karol Wojtyla e verso Dio che ce lo ha donato"

Il testo integrale dell’omelia pronunciata nella basilica di San Giovanni in Laterano dal cardinale Camillo Ruini
di Redazione - venerdì 1 aprile 2005 - 3731 letture

Questo il testo integrale dell’omelia pronunciata nella basilica di San Giovanni in Laterano dal cardinale Camillo Ruini:

"Celebriamo questa Santa Messa per il Papa Giovanni Paolo II, Vescovo di Roma, Primate d’Italia, Pastore universale della Chiesa. Offriamo il sacrificio di Cristo per questo nostro grande padre, fratello e amico, che ci tiene sempre nel suo cuore e che anche noi portiamo nel cuore.

Giovanni Paolo II sta affrontando la prova più difficile della sua lunga e straordinaria vita, e la affronta e la vive con quella stessa intima serenità e abbandono fiducioso nelle mani di Dio con cui ha sempre vissuto, lavorato, sofferto, gioito. In queste ore egli è più che mai il nostro Papa, il Vicario di quel Cristo che ci ha redenti con la sua passione, il servo dei servi di Dio, che è il titolo pontificio da lui tra tutti più amato.

Da dove viene quella sua incredibile forza d’animo che tanto ci stupisce, da dove viene la sua inesauribile capacità di amare e di donarsi, il suo coraggio e la sua incrollabile fiducia? Cari fratelli e sorelle, tutto ciò viene dal rapporto concreto e vivo che unisce il nostro Papa a Gesù Cristo e a Dio Padre. La liturgia di oggi, come degli altri giorni della settimana di Pasqua, ci parla della risurrezione, di Cristo risorto dai morti che si è fatto vedere e toccare dai suoi discepoli e così li ha condotti alla fede. Ebbene, questa è anche la fede del nostro Papa, una fede così forte e così piena, un’esperienza di Dio così intensamente vissuta, che egli, in queste ore di sofferenza, come prima in tutto il suo instancabile ministero, già vede e già tocca il Signore, già è unito al nostro unico Salvatore.

Perciò quella certezza e quella gioia che danno il tono a tutta la liturgia di questa settimana si addicono, contrariamente alle apparenze, alla sofferenza del Papa e alla nostra preghiera per il Papa. Sono la certezza e la gioia della Pasqua del Signore, della vita che vince la morte, del perdono che cancella il peccato. Cari fratelli e sorelle, riandando con la memoria a questi quasi 27 anni di Pontificato, siamo afferrati da una gratitudine immensa, verso l’uomo Karol Wojtyla e verso Dio che ce lo ha donato.

E ora, mentre preghiamo per lui, ci affidiamo anche noi, come lui, alla volontà del Signore, a quella Divina Misericordia in cui Karol Wojtyla ha sempre confidato, a quella Madre di Gesù a cui egli si è totalmente consacrato. Così la nostra speranza non sarà delusa e il vincolo di amore che ci unisce al nostro Papa in ogni caso non sarà spezzato".


Fonte: Repubblica.it, 1 aprile 2005.


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