Roma, 3 febbraio 2026: a 50 anni dalla Relazione di minoranza antimafia
RICORDARE E RILANCIARE. Camera dei deputati, sala Berlinguer, 3 febbraio 2026 pomeriggio, avrà luogo un’iniziativa per ricordare e rilanciare la relazione di minoranza in commissione antimafia redatta da Pio La Torre e Cesare Terranova a 50 anni della presentazione.

- Copertina di Mafia e potere politico, la pubblicazione della Relazione di minoranza della Commissione Antimafia, nel 1976
Dopo un’indagine parlamentare durata tredici anni la commissione concluse i suoi lavori il 4 febbraio 1976. La prima parte della relazione contiene una valutazione critica alla relazione di maggioranza Dc per non aver voluto fare una scelta politica netta a proposito della genesi e delle caratteristiche del fenomeno mafioso. "che trova le sue radici prima dell’Unità con nuove forme di collegamento mafioso con i pubblici poteri". E continua: "la mafia è, scritto a chiare lettere, un fenomeno di classi dirigenti". "Non pertanto costituito solo da soprastanti, campieri e gabellotti ma anche da altre componenti delle classi che esercitano il dominio economico e politico nell’isola". "La mafia dall’altro ricerca consenso di massa per meglio raggiungere i suoi obiettivi".
Uno spaccato della Sicilia che va dentro e che scorre affrontando in modo analitico e storico il rapporto mafia-banditismo-governo partendo dalla drammatica vicenda della strage di Portella della Ginestra e della morte del bandito Giuliano. Non si limita a scavare in questa vicenda ma prosegue parlando delle lotte contadine e la riforma agraria, per analizzare la trasformazione della mafia in urbana e del rapporto mafia-potere. Su questo una descrizione puntuale dove vengono fuori i nomi di Luciano Liggio e sodali e i rapporti con vasti settori della Dc e della borghesia imprenditrice.
Vengono fuori i nomi del deputato Gioia e dell’imprenditore Cassina e non pochi altri che potrete leggere, se ne avete voglia, soprattutto per capire gli anni del terrore politico mafioso con decine di morti ammazzati, compresi gli autori della relazione Pio La Torre e Cesare Terranova. Tra le cause della loro morte c’è anche quanto scritto e depositato in parlamento perché, come mi diceva un vecchio compagno, la mafia non dimentica.
Al gruppo parlamentare del Partito democratico, promotore dell’iniziativa che apprezzo, vorrei semplicemente dirgli, per il valore storico e effettuale che assume la relazione, di ristamparla e diffonderla anche per essere coerenti non solo nel ricordare ma anche nel rilanciarla tra gli eletti e gli iscritti.
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