Ritorno a L’Aquila

Una città che ti rimane nella mente, come un appuntamento da rinnovare periodicamente

di Piero Buscemi - mercoledì 24 giugno 2026 - 687 letture

A L’Aquila ci si ritorna sempre, come un dovere di riconoscenza. Non si sa bene per cosa, forse non ha neanche tutta questa importanza saperlo. Perché poi diventa solo un pretesto per percorrere la scalinata che conduce a Piazza Duomo, partendo da Porta Bazzano.

Città ferita. Città rinata. Città da riscoprire. Città. Tanti modi per giudicarla, nella sua maestosità, nella sua storia, calpestabile in ogni metro quadrato, con angoli da scoprire e riscoprire, in ogni occasione.

Girodivite si è anche riservata una visita speciale. A settembre 2012, grazie alla partecipazione all’Incontro Nazionale di EMERGENCY, ospitato appunto dalla città, con tanto di visita nelle zone, considerate rosse, nonostante fossero passati oltre tre anni dal terremoto.

Così ci siamo ritrovati a percorrere i suoi vicoli, le sue maestose piazze, le sue strade pedonali, pronti a farci catturare ancora una volta, da quella atmosfera che una città storica offre al visitatore.

Lo ammettiamo, si prova sempre una certa soggezione, alzando lo sguardo sui palazzi che si affacciano su "il Corso". Scambiandoci sguardi di intesa con le migliaia di turisti a tracciare i propri passi su questo pezzo di storia che, banale sottolinearlo, appartiene a tutti. Lo sgomento, lo ammettiamo, di fronte a quelle impalcature che ci riportano indietro a quella notte del 6 aprile 2009. I ricordi confusi, ricostruendo quegli attimi e i luoghi che hanno lasciato intatta la memoria, ci hanno fatto immaginare lo sgomento, il terrore, la rabbia per tutto quello che ne seguì, tra strumentalizzazione e cinismo, come se la vita e la morte fossero un gioco con lo stesso sapore dell’indifferenza.

Molto coinvolgente la Cappella della Memoria all’interno della Chiesa di Santa Maria del Suffragio, che ospita una sorta di album fotografico delle 309 vittime del terremoto che meritano l’unico diritto rimasto da rispettare: quello di non essere dimenticate.

Questa chiesa, oltretutto, incrementò la sua fama, se ce ne fosse stato bisogno, proprio in occasione del sisma, quando a seguito di una seconda violenta scossa, subì ulteriori danni alla facciata e alla cupola.

Poi, però, basta poco. Due passi al centro col calare della sera. I palazzi, le chiese, le statue illuminate a risaltarne quella che architettonicamente viene considerata una città multistratificata, grazie agli stili presenti che vanno dal medioevo che ci ha lasciato la Fontana delle 99 Cannelle, al Castello, tipicamente rinascimentale.

Ma L’Aquila ha in comune con la Sicilia, più precisamente la Val di Noto nel ragusano e siracusano, il barocco. Se la zona sud-orientale della Sicilia fu devastata dal terremoto del 1693, L’Aquila subì lo stesso trattamento dieci anni dopo, quando il 14 gennaio e il 2 febbraio 1703, la città fu rasa al suolo da un potente sisma che causò nella zona, quasi diecimila morti.

Dalla distruzione, così come avvenne in Sicilia, la ricostruzione fu affidata ad architetti di scuola romana che ci hanno lasciato la facciata della Chiesa di Santa Maria del Suffragio, già citata, la Chiesa di San Bernardino, altro indelebile simbolo del terremoto del 2009, e Palazzo Centi.

La città, quest’anno Capitale della Cultura, si presenta ai visitatori nella sua magnificenza, mai sbiadita neanche nel periodo della ricostruzione, offrendo un programma ricco di eventi culturali tra i quali ritagliarsi l’occasione per una visita, anche per un solo fine settimana.

Vista la mole di appuntamenti previsti, si invitano i nostri lettori a consultare il programma completo al seguente link: L’Aquila 2026

Un altro consiglio che vogliamo offrire ai nostri lettori è quello di non mancare la visita alle zone archeologiche presenti nelle zone limitrofe alla città. Noi abbiamo avuto l’onore di visitare Amiternum, con il suo Teatro e il suo Anfiteatro. Ci proponiamo l’impegno per visitare nelle prossime occasioni le altre zone di interesse, quali l’Area Archeologica di Forcona, quella di Alba Fucens e quella di Peltuinum.

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Fabio Iuliano e Vlada Shamova

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